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Chi muore per l’ambiente.

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Ricordiamo Roberto Mancini, il poliziotto che denunciò lo scempio della Terra dei fuochi. Sono centinaia le vittime dell’ambientalismo nel mondo.
Inseriamo pubblicamente il nome di  Roberto Mancini, il poliziotto morto di tumore dopo aver denunciato gli scandali della Terra dei fuochi, tra le vittime dell’ambientalismo militante. Ne parliamo in questo spazio” Pubblico/Privato” con il dovuto rispetto. Complessivamente nel mondo sono 700 le persone che si oppongono agli scempi, pagando con la propria vita. Attivisti,ricercatori, giornalisti, scienziati. Il dato allarmante è  stato reso noto al  Forum internazionale di Greenaccord a Frosinone . Dentro una riflessione collettiva che ha messo nero su bianco responsabilità politiche ,di potentati economici,di   governanti corrotti, sono state le storie dei “Climate Savers”. Al meeting di Frosinone è arrivato Martinez Alier dell’Università di Barcellona. Un economista ambientalista di fama mondiale. La battaglia  ha le sue vittime, oscurate dai mass media, ma efficaci per la salvaguardia di città e Paesi. Molto appropriata la definizione di “Sentinelle del clima” per coloro che si impegnano.Una definizione che si fa strada nel mondo. E la vicenda umana e professionale del  poliziotto Mancini è di quelle che fanno riflettere .Una recente fiction ha dato all’Italia il senso di una battaglia civile condotta in solitudine. Ha pagato con la  vita, ha denunciato,si è ammalato, ma non è stato ascoltato da vivo. L’hanno apprezzato da morto. Le 700 vittime contate in ogni parte del mondo ci dicono  che la difesa dell’ambiente ha un costo. Pesantissimo.I conflitti per la difesa dell’habitat naturale,per migliorarlo ,per modificare stili e comportamenti sono decine. La triste classifica  del 2015 ha contato 3 ambientalisti uccisi a settimana. Martinez Alier li definisce ” conflitti di distribuzione socio-ecologica “ che portano ad un accesso poco equo delle risorse naturali. Generano  movimenti di ambientalismo di poveri ed indigeni, citati recentemente  anche da  Papa Francesco. La difesa del territorio si traduce qualche volta in progetti che tutelano l’identità sociale, storica e artistica dei centri urbani. L’Italia ha avuto buone esperienze dopo il terremoto dell’ Abruzzo del 2009; altre se ne intravedono. L’ambientalismo può assumere connotazioni estreme. La lotta si fa cruenta con interessi di milioni di euro e poteri agguerriti  in campo:per non cambiare,per sfruttare risorse e territori. La concomitanza di questa denuncia pubblica con gli impegni di questi giorni seguenti alla Conferenza mondiale sul clima di Parigi è certamente buona cosa. L’Italia non  sopporta  rivendicazioni violente. Per tradizione lei stanze di movimenti e comitati avanzano alla luce del sole. Sono chiare e aperte. Fatta eccezione – s’intende – per la  solitaria e melanconica lotta ( quasi privata) ingaggiata dal poliziotto  Roberto Mancini a difesa della propria terra.
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