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Cementificio Perrotta, picchetto di mamme e bambini: “Ci sta ammazzando: chiudetelo”. La replica: “Bufalate”

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La battaglia per l’aria pulita si estende a macchia d’olio in Campania. Dopo le polemiche sugli incendi nei siti di stoccaggio di San Vitaliano e Caivano è infatti guerra senza esclusione di colpi tra i cittadini e il cementificio di Pomigliano, un impianto che oltre a produrre calcestruzzi e bitumi tratta anche i rifiuti. Ieri mattina un centinaio di persone residenti attorno allo stabilimento di proprietà dell’imprenditore bruscianese Angelo Perrotta hanno manifestato per la chiusura della grande fabbrica ubicata nella periferia ex agricola di Pomigliano, nella masseria Fornaro, al confine con altri rioni di campagna dei comuni di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Castello di Cisterna. C’erano le mamme con i loro bambini, piccoli che reggevano dei palloncini neri, cupi simboli della Terra dei Fuochi. Dietro lo striscione << Stop alle polveri >> si sono piazzati anche diversi esponenti della Uil locale, Crescenzo Auriemma e Peppe D’Alterio. Gli unici politici presenti erano Vincenzo Romano, segretario cittadino del Pd di Pomigliano, e Filippo Guadagni, consigliere comunale di maggioranza a Sant’Anastasia. << Sono qui in rappresentanza del sindaco Lello Abete – ha dichiarato Guadagni – purtroppo credo che gli altri politici e amministratori di questo territorio non siano presenti perché non vogliono esporsi >>.

La situazione è complessa e delicata. I manifestanti hanno esposto le foto dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che attribuiscono al cementificio. << Guardate ecco le foto delle polveri nelle nostre case – hanno raccontato Eva D. e Stefania C. – due mamme residenti nella masseria Fornaro – ne raccogliamo a chili >>. Polveri, nubi tossiche, liquami sversati nella campagna, rumori assordanti: ci sono diversi video inviati alle autorità competenti. Nella relazione dell’Arpac, risalente al 5 maggio scorso, e nell’ispezione dei carabinieri forestali di alcuni mesi fa si scrive esplicitamente che << all’interno dell’impianto sono stati trovati rifiuti tossici >>. Sempre l’Arpac ha inviato una nota alla procura di Nola in base alla quale mancano tre anni, nell’ultimo quinquennio, di certificazioni relative ai rifiuti trattati dall’impianto. << Per cui – hanno aggiunto i manifestanti – non sappiamo cosa sia entrato nella fabbrica >>. << E questo – hanno fatto notare – secondo noi spiega le esalazioni che siamo costretti a subire almeno dal 2005 >>. Secondo il comitato cittadino anti cementificio << il collaudo dell’impianto non esiste e lo conferma lo stesso ufficio tecnico del comune di Pomigliano >>. Su questo è stato fatto un esposto alla procura, dieci giorni fa, dopo che è stata protocollata la relazione di un tecnico di parte. << E’ stato in questo modo – hanno denunciato ancora i manifestanti –  che abbiamo scoperto che la modifica al piano regolatore del 2005, che in deroga ha trasformato la sola area agricola in cui insiste l’impianto in un’area industriale, è stata fatta sulla base del condono richiesto da Perrotta e approvato dall’amministrazione nel 2002.

In questo condono mancava il collaudo: un rischio molto grave sia per i lavoratori che per i cittadini. Il risultato di questa incredibile quanto inspiegabile carenza lo si può notare nelle vibrazioni che emana la fabbrica. Ma c’è anche la questione delle polveri, delle nubi tossiche, delle acque reflue riversate sulla strada e nei campi >>.  Ma Perrotta passa puntualmente al contrattacco.  << Per quanto riguarda la raccolta delle acque su Via Ciccarelli – scrive il suo legale, Gianmario Sposito  – il problema non può, in alcun modo, interessare i Perrotta. La strada è pubblica e la mancanza di una rete fognaria non è riconducibile all’insediamento industriale. La raccolta delle acque interna al cementificio è, invece, capillare e dispone di un avanzato sistema di riciclo, anche delle acque meteoriche. Inoltre, relativamente alle lamentate polveri, ovvero alle “nubi tossiche”, termine quest’ultimo utilizzato a sproposito da chi avanza la protesta, c’è da dire che sono, del tutto, inesistenti. La immissione in atmosfera, scaturita del ciclo produttivo, è stata più volte, e ed a più riprese, controllata dagli organi preposti e non c’è, ad oggi, alcun tipo di criticità: oltre al fatto di detenere qualsivoglia certificazione attestante la legittima tenuta ed il suo regolare funzionamento. In ultimo, i rumori: corrisponde, intanto, a barbina invenzione il fatto che lo stabilimento abbia funzionato, o funzioni, ventiquattro ore su ventiquattro: viceversa è giusto e sacrosanto dire che l’impianto industriale chiude i battenti alle ore 17,00 circa.

Questa vergognosa denuncia viene rispedita al mittente con la stessa intensità con la quale è stata propinata. Quanto poi bisognerebbe domandarsi quale impianto industriale non produca rumori: inutile dire che anche in questo caso lo stabilimento detiene tutte le certificazioni che lo rendono idoneo alle condizioni di legge. In definitiva vale la pena ricordare che lo stabilimento della Impianti & Strutture S.p.A. insiste su zona industriale e che è all’avanguardia in termini di preservazione del territorio: non così sembrerebbe per chi avanza le ingiustificate quanto illegittime lamentele cavalcando le onde di un mare prosciugato >>. Il braccio di ferro punta anche sulle preesistenze. Secondo Perrotta il suo impianto risale a un’epoca in cui da quelle parti non c’erano case. Ma i cittadini di masseria Fornaro ieri hanno pubblicato le documentazioni che attestano che le loro case preesistevano al momento della realizzazione del cementificio.

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