Un quadro del territorio sconfortante. Tutte le foto degli ultimi arresti.
Non ha confessato solo l’omicidio di Anatolij Korol, l’immigrato ucraino ammazzato l’anno scorso, ad agosto, per aver tentato di sventare una rapina in un supermarket. Marco Di Lorenzo, 32 anni, figlio non riconosciuto del boss Vincenzo Ianuale, ha anche rivelato agli inquirenti di essere uno dei componenti del gruppo che la sera del 22 gennaio del 2011 eliminò a colpi di pistola, sempre a Castello di Cisterna, Corrado Nunneri, 44 anni, noto pregiudicato della zona. Intanto le rivelazioni di Di Lorenzo e del fratellastro Gianluca Ianuale, 21 anni, anche lui sotto processo per l’omicidio Korol e anche lui pentito, stanno disegnando scenari inquietanti di un territorio solo apparentemente “tranquillo”, quello a est di Napoli. Le loro parole, insieme a quelle di altri due collaboratori di giustizia, Maurizio Farraiuolo e Mario Centanni, entrambi della periferia nord di Napoli, hanno fatto emanare dalla Dda un provvedimento di custodia cautelare a carico di Salvatore Scappaticcio, 35 anni, della sua compagna, Anna Libero, di 36 anni, e di Mario Ischero, 49 anni. Quest’ultimo personaggio era da tempo ai domiciliari proprio perché accusato di essere il palo della rapina ordita il 29 agosto scorso dai fratellastri Di Lorenzo e Ianuale, rapina in cui perse appunto la vita il povero Korol, lo straniero eroe insignito della medaglia d’oro alla memoria dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Intanto Ischero è stato trasferito in carcere. E’accusato di aver guidato l’auto, una Focus, con cui fu messo a segno l’omicidio Nunneri, componente di una consorteria insediata nel rione della ricostruzione di Castello di Cisterna, la “219”, e capeggiata da Giuseppe D’Ambrosio, a sua volta storicamente appoggiato, secondo quanto comunicano gli inquirenti, dal clan di Forcella Ferraiuolo-Stolder. La sera del 22 gennaio del 2011 da quella Focus scesero Scappaticcio, Di Lorenzo e un terzo uomo, attualmente solo indagato, per adesso. A fare fuoco su Nunneri, con una pistola, fu Scappaticcio in base alle rivelazioni dei pentiti. La vittima fu freddata sotto casa sua, in via Madonna Stella, a pochi metri distanza dalla 219, che è una delle più grandi centrali di spaccio del territorio. Un omicidio maturato, sempre in base alle accuse della Dda, nell’ambito di un contrasto tra i D’Ambrosio-Nunneri e il gruppo formato da Scappaticcio, Di Lorenzo, Ischero e Libero, tutti e quattro residenti nella Cisternina, l’altro complesso di case popolari piazzato di fronte alla 219, e tutti e quattro appoggiati dal clan Lo Russo di Miano. Nell’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal capitano Tommaso Angelone, si specifica che ad aver organizzato l’assassinio siano stati Scappaticcio e la compagna, Anna Libero, durante una riunione tenuta a Miano in casa di Salvatore Scognamiglio, reggente del clan Lo Russo. Scognamiglio in quell’occasione avrebbe dato il suo placet. L’esponente dei Lo Russo fu poi ucciso, ma questa è un’altra storia, nell’agosto del 2011, in un agguato.
Mario






