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Casalnuovo, violenza sulle donne: ecco il primo rifugio pubblico in Campania

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Inaugurazione con i prefetto Palomba. il centro potrà ospitare fino a dieci persone in difficoltà con i loro figli

 

“Il ricordo che mi è rimasto di lui sono i suoi pugni in testa. Mi facevano molto male. Ma mi facevano più male nell’anima. Lui mi prendeva anche a morsi. Però sono quei pugni in testa a farmi stare male ancora”. Marta (nome di fantasia) è una della prossime ospiti del primo rifugio pubblico in Campania per donne vittime di violenza, un centro comunale realizzato a Casalnuovo, in un bene confiscato alla camorra. Marta ora sta bene ma i brutti ricordi sono enormi macchie indelebili. E’ una signora di 49 anni che piange a dirotto mentre confessa le violenze che per anni il suo marito aguzzino le ha inflitto davanti ai figli. Ora però può tirare un sospiro di sollievo l’ennesima vittima della barbara piaga della violenza italica troppo spesso femminicida. Marta sarà una delle otto donne del territorio ad essere ospitate nel rifugio realizzato dopo tre anni di un lavoro difficile e certosino. Con lei saranno ospitati anche i suoi figli. Il centro appena costruito è il frutto di una collaborazione tra il ministero dell’Interno e il Comune di Casalnuovo. Il dicastero ha finanziato il progetto sfruttando i fondi europei del PON legalità. La concretizzazione dell’iniziativa è opera del Comune. Un’iniziativa scaturita da una situazione intollerabile. A Casalnuovo stava già operando un centro municipale antiviolenza. Questo centro, grazie alla sua efficienza, ha raccolto ben 160 denunce di altrettante donne che hanno chiesto di essere aiutate, di fermare la furia dei loro mariti, fidanzati e compagni-torturatori. Per mettere a segno il progetto è stato sgomberato il palazzo dell’ex boss di Casalnuovo, Antonio Egizio, ucciso nel 1994. L’edificio, è stato ristrutturato. “Oltre alle otto persone che potranno restare qui per settimane, insieme con i loro figli – ha preannunciato il sindaco di Casalnuovo, Massimo Pelliccia – saranno riservati altri due posti per le emergenze. Vale a dire che quando le forze dell’ordine ci segnaleranno il caso di una donna in pericolo imminente scatterà una sorta di “pronto soccorso”: la ospiteremo immediatamente”. “Tutto questo è la prova che i cittadini devono avere fiducia nelle istituzioni” , ha aggiunto il prefetto Claudio Palomba, che ha voluto chiarire l’elevato numero di denunce registrato a Casalnuovo. “Le 160 denunce – ha detto Palomba – sono il frutto di un servizio locale molto efficiente e non certo di una realtà infernale per le donne solo qui”. All’inaugurazione ieri hanno partecipato il presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (M5S), i deputati Gennaro Migliore (Italia Viva) e Antonio Cantalamessa (Lega) e il senatore Francesco Urraro (Lega). Un apporto decisivo alla realizzazione del rifugio è stato di Valentina D’Urso, dirigente del ministero dell’Interno. Preziose le dritte di Claudia De Luca, viceprocuratore del tribunale dei minorenni di Napoli, che ha lanciato l’allarme sui figli delle donne vittime di violenza. Intanto ci sono novità sui provvedimenti in materia. Ieri il ministro per il Sud, Mara Carfagna, ha annunciato la pubblicazione del bando che regolerà 200 progetti sui beni confiscati alle mafie da riutilizzare anche come rifugi e centri antiviolenza. “Di concerto con il ministro Bonetti – ha spiegato Mara Carfagna – sono stati messi in campo 300 milioni che attraverso il PNRR miglioreranno la vita dei cittadini meridionali. Il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie passa attraverso il riscatto delle donne vittime di violenza”.

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