Anche nella sede di Napoli il no ha stravinto.
Negli uffici del call center di via Brin, a Napoli, i no all’ipotesi di accordo raggiunta tra azienda e sindacati, la scorsa settimana, hanno toccato quota 543. 93 sono stati i si: davvero pochini. Non si sono espressi invece 233 lavoratori. E pure quest’ultimo è un segnale della confusione che si è sviluppata attorno alla “quadra” in un primo momento trovata nel tentativo di scongiurare i 400 licenziamenti a Napoli e gli altri ben 2590 che rischiano di abbattersi sulle sedi di Palermo e di Roma. Intanto sulla situazione sono intervenuti i dirigenti sindacali della Campania di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom. Ecco che cosa hanno detto ieri sera.
Alessandra Tommasini, segretaria regionale della Slc Cgil e Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli e provincia: “Le nostre strutture a seguito dei passaggi assembleari sono impegnate a mantenere il mandato acquisito dalle lavoratrici e dai lavoratori di una trattativa ad oltranza che comporti il ritiro dei 400 licenziamenti su Napoli, un piano di rilancio ed il mantenimento delle prospettive del sito e dei lavoratori stessi.Fermo restando la posizione espressa durante i passaggi assembleari tenutisi in tutte le sedi dalla maggioranza dei lavoratori in merito alle linee guida tracciate nel comunicato nazionale, i lavoratori e le lavoratrici del sito partenopeo hanno confermato alle segreterie territoriali e regionali e alle Rsu il mandato a continuare la trattativa sul futuro del sito di Napoli e sul ritiro dei 400 licenziamenti. Riteniamo inoltre che il Mise debba, in nuovo incontro, creare tutte le condizione per un accordo che consenta alle parti sociali di affrontare definitivamente le problematiche del gruppo Almaviva”.
Salvatore Topo, segretario regionale della Fistel-Cisl: “Intanto dobbiamo responsabilmente prendere atto del risultato del referendum, nonostante la netta affermazione del no. Dobbiamo almeno tentare di agire nuovamente sull’azienda e sul governo affinché le parti si rimettano ad un tavolo e si riprovi a sistemare i termini della bozza di accordo bocciata. A ogni modo questo risultato referendario non lo ritengo una bocciatura per tutti i soggetti che in questo mese hanno cercato di negoziare una soluzione nel tentativo di cercare di evitare i licenziamenti: non ci dobbiamo scoraggiare. Sicuramente molte valutazioni sono state fatte di pancia. L’azienda da parte sua ipotizzando anche un peggioramento della situazione, che sicuramente in questi giorni si sta verificando, ha la possibilità di rimettere al centro della discussione la messa in sicurezza del lavoro, con conseguenti benefici per il quadro economico”.
Massimo Taglialatela, segretario regionale della Uilcom-Campania: “Si sono voluti accelerare i tempi per una soluzione rapida della vicenda. Invece per la sua complessità questa vertenza necessitava di maggiori approfondimenti e soprattutto si dovevano prospettare altre determinazioni. Sostanzialmente si richiedeva alle parti di confermare per altri sei mesi le condizioni attuali, al limite con un inasprimento da parte aziendale che avrebbe applicato le regole di solidarietà con modalità più rigide. Ma in questo caso i lavoratori avrebbero continuato a sacrificarsi senza alcuna contropartita, mentre non risultava nessun impegno concreto da parte dell’azienda e soprattutto da parte del governo. Riconosco comunque alla senatrice Bellanova il suo fattivo impegno personale ma non bisogna dimenticare che per noti motivi il governo è senza il ministro titolare dello sviluppo economico affidato ad interim. Il governo, quindi deve dare seguito all’applicazione delle clausole sociali, dare ordine alle procedure di appalto per debellare il fenomeno delle gare al massimo ribasso e deve assolutamente disincentivare le delocalizzazioni. Esistono infatti già regole e leggi per cui ci vuole soltanto la volontà politica per farle applicare, individuando così sanzioni certe con penalizzazioni. Nel frattempo dopo il no dei lavoratori si ritorna a Roma per avviare nuovamente il confronto con azienda e governo”.
Oggi i sindacati comunicheranno via fax all’azienda il risultato del referendum. Corre voce che Almaviva prenderà una decisione la prossima settimana. Se dovesse riaprire i termini della procedura di licenziamento la scadenza, considerata la sospensione di alcuni giorni, potrebbe essere fissata alla fine di giugno.



