I ritardi nelle autorizzazioni in campo energetico esempio di cattiva amministrazione pubblica. Una sentenza del Consiglio di Stato ora obbliga al riconoscere i danni.
Cinque anni per ottenere un’autorizzazione definitiva e decine di Enti coinvolti. Gli investimenti delle aziende energetiche italiane soffrono di queste lungaggini, inspiegabili e spesso dagli esiti incerti. Magari quando si è ottenuto tutto, il progetto , l’investimento iniziale sono anche da rivedere. Aggiungiamo che non è per nulla facile districarsi tra norme e provvedimenti emanati da strutture pubbliche e la paralisi è garantita. Quello dell’energia è il settore con maggiori sofferenze , ma anche gli altri non scherzano. Nuove centrali, inceneritori, reti di trasporto, siti di stoccaggio, un elenco lunghissimo di opere progettate, finanziate, in attesa di pareri ed autorizzazioni. Una speranza da pochi giorni ci viene da una sentenza del Consiglio di Stato – la n. 1239 – che si è pronunciata sul risarcimento del danno da ritardo amministrativo. In sostanza il pregiudizio arrecato ad una Società o ad un privato cittadino, per la mancata, tardiva, colpevole emanazione di un provvedimento amministrativo favorevole. La sentenza ha esaminato proprio un procedimento di verifica di valutazione di impatto ambientale concluso con 154 giorni di ritardo. Non si è arrivati ai 5 anni, ma nulla era dato per scontato. Passati i giorni è arrivata l’approvazione con un provvedimento favorevole. I lavori per l’ampliamento di un impianto di smaltimento rifiuti non pericolosi potevano, quindi, iniziare. I giudici hanno ribadito che il danno da ritardo giuridicamente ha una natura extracontrattuale. Grava sul danneggiato l’onere di provare la sussistenza di tutti gli elementi dell’illecito. Chi ha provocato il danno all’attività economica è tenuto, però, a risarcire. Basta dimostrare – carte alla mano – le ragioni dell’inadempienza . La sentenza afferma che può considerarsi raggiunta la prova della colpa degli enti ritardatari, quando è dimostrato l’esito favorevole del procedimento. L’ente pubblico inefficiente non è capace di giustificare ” né in sede procedimentale , né giudiziale, le ragioni di natura tecnica e/o organizzativa dell’inosservanza della conclusione del procedimento”. Le aziende o i privati vessati devono sì motivare la causa intentata, ma alla fine sono gli Enti chiamati a rilasciare la autorizzazioni , a giustificare il perché del proprio ritardo. In definitiva , le prove a carico del danneggiato sono di minore impatto rispetto a quelle dell’amministrazione pubblica che deve fornire spiegazioni esaurienti. Ma non è ancora tutto. La sentenza, infatti, prende in esame anche il mancato guadagno dell’azienda , la perdita economica subita da chi ha richiesto l’autorizzazione per le attività industriali. L’Ente pubblico è valutato economicamente per il suo ritardo e deve riparare a favore del danneggiato. Il danno economico è stimato in base ai bilanci economici, alle attività da svolgere e non avviate. In alcuni casi le aziende ricorrono a mobilità, cassa integrazione per i propri dipendenti impediti di lavorare. Si arriva all’assurdo dello Stato che ritarda le autorizzazioni, ma nel frattempo sostiene economicamente i dipendenti inoccupati. Chi e come nella pubblica amministrazione risponde di tutto questo ? La nuova legge di Riforma della Pubblica amministrazione aumenta le sanzioni a carico dei dirigenti pubblici inefficienti, li rende più responsabili di comportamenti lesivi dei diritti degli altri. Va bene per dare fiducia ad una collettività meno autodistruttiva. Ma anche senza ricorrere a riforme o sentenze, basterebbe ricordarsi che i dipendenti pubblici sono al loro posto per ” adempiere ai doveri d’ufficio nell’interesse dell’Amministrazione per il pubblico bene”. Basterebbe. ****
(foto: La centrale elettrica di Vigliena (Napoli.)



