Anche a Somma numerosi sono i tentativi di riscrivere il passato. Resteranno soltanto i tentativi — grotteschi e vani — di uomini ridicoli che hanno creduto di poter fermare il tempo.
Esistono ladri di memoria, abili e spregiudicati, maestri nell’arte sottile di manipolare il passato anziché costruire il futuro. Non lo fanno per verità o giustizia, ma per ascrivere a sé meriti mai posseduti. Accanto a costoro, vanno annoverati anche individui meschini e mediocri, che occupano posizioni immeritate, raggiunte grazie a sotterfugi, raccomandazioni e piccole astuzie di cortile.
Non va dimenticata, inoltre, la schiera sempre più folta degli ignoranti, il cui numero — secondo ogni rilevamento statistico e socioculturale — cresce con allarmante velocità.
Un esempio emblematico di ladri di memoria ci è stato offerto da Eduardo De Filippo nella sua celebre Napoli milionaria. In quella pièce, Gennaro Iovine — reduce dalla grande guerra — tenta invano di narrare l’orrore vissuto, una tragedia colossale che ha mietuto milioni di vittime e cancellato intere nazioni. Ma nessuno vuole ascoltare. Nessuno ha più voglia di ricordare.
In quel microcosmo teatrale, gran parte dei personaggi vive ai margini della legge, disinteressati a ogni confronto con la coscienza e con la storia.
«Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Scurdammoce ’o passato», si cantava nell’immediato dopoguerra, mentre si cercava di sopravvivere giorno per giorno, senza troppi scrupoli morali, senza troppi pensieri.
Eppure, alla fine, i conti arrivano per tutti, e allora non resta che affidarsi ai santi e al destino, nella speranza che giunga presto l’alba e, finalmente, “passi ’a nuttata”.
Se tali atteggiamenti potevano forse trovare giustificazione nel dopoguerra, reduce da un conflitto immane, resta difficile comprendere perché molti, ancora oggi — in un’epoca di relativo benessere — scelgano di vivere nello stesso oblio, credendo addirittura che si possa edificare un futuro rinnegando il passato.
Simili tentativi di furto della memoria si osservano anche a Somma, dove l’iniziativa Granaio della memoria è caduta nel silenzio. Durante le manifestazioni culturali e tradizionali, assistiamo al protagonismo vacuo di figure improvvisate, prive di radici e di formazione, e dunque inevitabilmente prive anche di un futuro. Così, lentamente, stiamo perdendo storie, volti, voci e vicende uniche, che costituivano l’ossatura stessa della nostra comunità.
Ma i ladri di memoria non cantino vittoria.
Le moderne tecnologie ci consentono oggi di recuperare documenti, ricostruire eventi, far riaffiorare verità sepolte.
Alla fine, la realtà si impone sempre.
Resteranno soltanto i tentativi — grotteschi e vani — di uomini ridicoli che hanno creduto di poter fermare il tempo.



