Una guardia ambientale, un volontario al servizio dei cittadini, ha segnalato e, grazie al suo impegno civico, fatto rinviare a giudizio dal tribunale di Nola il proprietario di un terreno zeppo di rifiuti incendiati. Si tratta di tonnellate di scorie che presero fuoco alcuni mesi fa, nella periferia sud occidentale di Acerra. Intanto però è spuntata un’altra, clamorosa indagine scaturita proprio da questa storia. E’ un’inchiesta dei carabinieri. Alcuni poliziotti municipali avrebbero infatti rivelato all’inquisito, il proprietario del terreno-discarica, il nome dell’ambientalista che con puntualità e dovizia di particolari ha segnalato alle autorità competenti l’illecito, cioè la presenza dei rifiuti ammassati nella campagna e il loro successivo incendio. << Non prendertela con noi. Prenditela con Cannavacciuolo: è tutta colpa sua se si verificano queste situazioni. E’ lui che denuncia sempre tutto e tutti >>, avrebbero risposto i poliziotti al proprietario messo alla sbarra dalla magistratura, proprietario che nel frattempo aveva rivolto loro una serie di domande per lamentarsi della sua disavventura giudiziaria. Ma l’ecologista, fingendo di essere un amico dei poliziotti municipali, ha registrato la “confessione” dalla viva voce del titolare dell’appezzamento finito sotto processo e ha quindi denunciato tutto ai carabinieri di Castello di Cisterna. Nelle mani dei militari è andata ovviamente la registrazione delle parole dell’uomo inquisito per il reato ambientale di scarico abusivo e incendio di rifiuti ( i proprietari dei terreni in cui avvengono questi spiacevoli quanto ricorrenti episodi nella Terra dei Fuochi sono infatti considerati dalla legge responsabili di tutto ciò che accade nei loro appezzamenti sotto il profilo delle problematiche ambientali). << In base alla registrazione – dichiara intanto Alessandro Cannavacciuolo, il noto ecologista del territorio acerrano al centro di questa storia – non solo è stato rivelato un segreto istruttorio ma è stata anche messa in grave pericolo la mia incolumità. Chiedo che si faccia chiarezza su quanto accaduto >>. A ogni modo oggi è stato interpellato al telefono su questa vicenda un poliziotto municipale della sezione ambientale di Acerra, che ha risposto a distanza alla denuncia di Cannavacciuolo sulla rivelazione del nome di chi denuncia i reati ecologici nella zona. << Non credo che sia successo – la replica del casco bianco – ma non so che cosa possa essere successo >>. Alessandro Cannavacciuolo, insieme agli altri ambientalisti della zona, Antonio e Valerio Montesarchio e Vincenzo Petrella, dei Volontari Anti Roghi, è tra le pochissime persone di questo vasto e popolato territorio della Terra dei Fuochi a mobilitarsi quasi quotidianamente per combattere mettendoci la faccia i grandi e piccoli reati ambientali che si commettono in questa difficile zona dell’aera metropolitana di Napoli. E’ nota a molti la sua battaglia giudiziaria contro i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, gli unici tre imprenditori del settore dei rifiuti in provincia di Napoli ad essere stati di recente condannati per disastro ambientale aggravato a causa di una drammatica vicenda risalente a circa una dozzina di anni fa e relativa allo sversamento illecito nelle campagne partenopee di milioni di tonnellate di scorie tossiche provenienti dal nord Italia. Dopo essere stati condannati in via definitiva a 7 anni di reclusione i Pellini l’anno scorso erano finiti in carcere. Ma ne sono usciti a Pasqua, ad appena dieci mesi dall’ingresso in prigione, grazie a uno sconto di pena. Sono tornati a vivere ad Acerra.






