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Acerra, incendio devasta agriturismo confiscato. Si sospetta il dolo

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La struttura era stata sottratta dallo Stato a soggetti condannati per disastro ambientale aggravato. Area sequestrata. Ma fuma ancora.

 

 

Un casale del ‘700 ristrutturato, col patio delimitato da ampie arcate e poi gli orti, l’uliveto, lo chalet di legno, uno spazio attrezzato per i bambini. Un agriturismo completo di tutto che lo Stato confiscò a imprenditori condannati per disastro ambientale aggravato. L’agriturismo, che fa parte di un patrimonio confiscato di centinaia di milioni di euro, poteva essere dato in gestione per essere riutilizzato a scopo sociale. E invece l’altro giorno un incendio, si sospetta di origine dolosa, lo ha semidistrutto, messo in ginocchio. Sono finiti in cenere l’uliveto, gli orti e l’area giochi. Gravemente danneggiato dalle fiamme lo chalet. L’area interessata dal rogo è stata sottoposta a sequestro penale dalla polizia municipale. Indaga la Procura di Nola. Restano le scene, impietose, della devastazione. Peraltro l’incendio, domato in un primo momento la sera di giovedì dai vigili del fuoco, ieri pomeriggio ha ripreso vigore tanto che una colonna di fumo ancora faceva capolino dietro ai tetti dell’agriturismo. Un contesto da terzo mondo. Il bene confiscato si trova in località Lenza Schiavone, porzione di fertilissima campagna acerrana che si prolunga a nord, fino al Casertano. E’ una zona flagellata dalla prostituzione, dagli scaricatori abusivi di rifiuti e dai ladri: abbandono totale. Il bene confiscato è circondato dall’ immondizia, come del resto anche i vicinissimi ex impianti di smaltimento dei rifiuti, pure questi confiscati ai Pellini. Terra di nessuno: le porte, gli infissi e molti altri oggetti di valore sono stati trafugati dall’agriturismo rosa e bianco e dal suo chalet. I ladri hanno portato via pure l’inferriata del muro di cinta. L’hanno staccata dal muro. Il varco principale d’ingresso è completamente spalancato. “Interpellerò la commissione ecomafia per tutte queste vicende assurde”, preannuncia Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista di Acerra. Tutto ciò capita dopo la confisca disposta dalla seconda sezione del tribunale misure di prevenzione di Napoli, che ha nominato due amministratori giudiziari per la gestione del patrimonio confiscato.





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