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Accordi e disaccordi

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Nei giorni scorsi è stato raggiunto un accordo tra governo e sindacati della scuola, che ha fatto revocare lo sciopero già proclamato per il 17 maggio. “Sospendere, non revocare” precisano i sindacati; ma dopo il 17 maggio resta solo il blocco degli scrutini… Determinante per l’accordo è stata la scadenza elettorale ravvicinata: uno sciopero è sempre un problema per la maggioranza di governo. E poi il voto del personale della scuola ha un notevole peso quantitativo e qualitativo. Lo sanno bene il presidente Conte, presente alla trattativa, e il sottosegretario Giuliano, che hanno provato a neutralizzare il ministro Bussetti e le posizioni della Lega sul tema “istruzione”.

L’accordo o intesa riguarda vari aspetti. Uno sulla materia più propriamente sindacale: il rinnovo del contratto collettivo di lavoro per quanti operano nei settori di scuola, università e ricerca. Un altro pure importante riguardante il precariato; un altro ancora il sistema scolastico nazionale.

Per la parte relativa al contratto il governo si impegna a trovare risorse con la prossima finanziaria, quella famosa, del banco di prova o della resa dei conti, su cui si concentra l’attenzione di tutti. A dire di volersi impegnare a trovare le risorse non si è molto credibili, soprattutto alla vigilia di elezioni importanti. E poi c’è anche, per la verità, un brutto precedente. I dirigenti scolastici, quelli del controllo biometrico cioè delle impronte, aspettano da dicembre ancora la “certificazione” dell’ipotesi del loro Ccnl, sottoscritto con il governo. Per gli insegnanti e le altre figure, per adesso di concreto c’è ben poco. Anzi, solo il riconoscimento che la loro retribuzione è sotto di un 24% a quella media dei colleghi europei.

Nell’intesa si parla anche di precariato, o meglio, più che dei precari si parla dei posti che rimangono scoperti dopo i pensionamenti. Non ci troviamo mai pronti a sostituire i colleghi che vanno in pensione! E quando ci arriviamo, si sono liberati tanti altri posti e creato tanto nuovo precariato. Come affrontare l’emergenza che si determinerà, per via dei pensionamenti, all’inizio del prossimo anno scolastico? I sindacati hanno “strappato” l’impegno al governo di indire corsi di abilitazione e concorsi straordinari per tutto il personale con tre anni di servizio. È facile immaginare che per settembre prossimo il percorso di reclutamento non si sarà neppure avviato!

Risultati ben più soddisfacenti sono stati raggiunti dai sindacati della scuola sul sistema scolastico nazionale. E cioè sulla materia che meno si prestava a un accordo sindacale. Nell’intesa si parla di “garanzia di un sistema di reclutamento del personale della scuola uniforme in tutto il Paese con inquadramenti giuridici regolati esclusivamente dal CCNL e di tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curriculi e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”. Mettendo in tal modo in discussione nientemeno che l’autonomia differenziata.

E così l’intesa siglata nella notte tra il 23 e il 24 aprile 2019 è modesta nei risultati per quanto riguarda il contratto di lavoro. Del tutto inadeguata per quanto riguarda l’emergenza pensionamenti e i diritti dei precari. Ma potrebbe diventare uno straordinario strumento per far saltare l’autonomia differenziata, il difficile equilibrio nella maggioranza, perfino il governo. Potenza della scuola e… delle elezioni!