Dai bambini ad Amato Lamberti. Una giornata vissuta respirando voglia di crescere, facendo sorridere piccoli bambini e ricordando un uomo che sorrideva lavorando con forza per cambiare ciò che non va.
E’ quello lo spirito giusto. E’ esattamente quello lo spirito migliore con cui affrontare la realtà del futuro. Venerdì è stata una giornata che questo nostro territorio merita. Durante la mattina i bambini di una scuola, hanno trattato il tema dell’etica della responsabilità, mentre nel pomeriggio, invece, cittadini un po’ più grandi hanno ricordato la figura del Sociologo Amato Lamberti, nella prima giornata a lui dedicata, a quasi un anno dalla scomparsa.
Partiamo dalla mattina. E’ stato replicato nuovamente l’esperimento “Ti senti al sicuro?” presso il II circolo di Via Don Minzoni a Somma Vesuviana. La mattinata è iniziata con un interessante discorso dello scienziato Vittorio Silvestrini che ha personalmente ringraziato la scuola, alla presenza del Sindaco, dopo che i piccoli hanno raccolto ottomila euro utili a ricostruire “Città della scienza”. Nella seconda parte della mattinata è andato in scena lo spettacolo “Ti senti al sicuro?”. Ancora una volta i piccoli studenti hanno dimostrato partecipazione ed interesse su temi come la legalità, l’ambiente e soprattutto la responsabilità.
Il percorso, che in precedenti articoli di questa rubrica, è stato spiegato nei suoi dettagli, ha avuto lo scopo di mostrare ai bambini nuovi punti di vista, nuove prospettive che prevedano il senso dell’etica sociale e della responsabilità, attraverso la smitizzazione degli stereotipi e la leggerezza della comicità, utilizzata come metodo pedagogico per spiegare il significato di parole come “pizzo”, “crimine organizzato” e “autocontrollo”. Tante battute di muppets e marionette hanno accompagnato il sottoscritto durante la messa in scena di episodi tematici che inducevano, in modo alternativo, a riflettere sui temi sopraelencati.
Il miglior resoconto di questi incontri è leggibile sul giornalino “Legalegalità” del II Circolo Didattico di Somma Vesuviana: “Quest’anno con l’aiuto di Amedeo Zeni, un giovane sociologo, abbiamo ‘raccontato’ le illegalità presenti sul nostro territorio, denunciando e fotografando i disagi e le paure che viviamo quotidianamente. Dai nostri elaborati e dai nostri disegni è stato scritto il copione ‘Ti senti al sicuro? Cosa faresti per migliorare la tua città?’: uno spettacolo, rappresentato da divertenti guarrattelle, simpatici muppets e il mitico Pulcinella. Tra una risata e l’altra, Pulcinella e i suoi amici ci hanno incoraggiato a parlare di camorra, bullismo, sicurezza stradale, rispetto dell’ambiente”.
Tra le varie tematiche trattate in questo esperimento, era inevitabile il tema della camorra. Sono i bambini, sempre sullo stesso giornalino, a spiegare nel migliore dei modi, con la loro semplicità esaustiva, quale messaggio è stato interiorizzato dai giovani spettatori: “Lo spettacolo a cui abbiamo assistito ci ha chiarito chi sono i camorristi, ci ha spiegato che non ne dobbiamo avere paura e ci ha esortato a difenderci da loro denunciandoli. Nella storia che è stata rappresentata, la signora Marcella, una venditrice di caramelle, era costretta a versare una cifra ogni mese a un delinquente che l’aveva minacciata, dicendo che se lo denunciava le avrebbe fatto del male. Il malvivente era rappresentato da una mano nascosta in un guanto bianco e la cosa ci ha inquietato più di una faccia brutta.
La signora Marcella aveva una gran paura ma, alla fine, Pulcinella l’ha convinta a denunciare il malvivente, che è stato arrestato e punito. Le persone che commettono delle violenze sembrano indistruttibili, ma sono solo persone di cui non bisogna aver paura di denunciare. Grazie a Pulcinella ho capito che bisogna denunciare chi compie atti illeciti contro altre persone come quando si vede qualcuno che picchia e prende in giro una persona più debole. Questo spettacolo è stato simpatico e allo stesso tempo serio: ci ha divertito e ci ha fatto riflettere sulla Legalità e sul rispetto delle regole. Alla fine ci ha suggerito che dobbiamo sentirci sicuri nella nostra città perché ci sono leggi che ci difendono.
Denunciare è una cosa importante per garantire la nostra e l’altrui sicurezza”. I fatalisti riterrebbero di sicuro un segno del destino il fatto che nel primo pomeriggio della stessa giornata, ho raggiunto l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, per ricordare Amato Lamberti. Se la rete della responsabilità si ramifica e se questa indagine sociologica è stata strettamente legata al valore civile della legalità, lo si deve completamente ad Amato Lamberti che ha lavorato negli anni affinché lo scopo della ricerca scientifica sia sempre quello del benessere comune e della lotta alle varie forme di arroganza manifestate dagli esponenti del crimine organizzato. Un incontro affollatissimo di amici, colleghi, politici e studenti.
Una conferenza in cui la figura di Amato Lamberti è stata descritta con la passione di coloro che hanno apprezzato sempre la sua caparbietà e la sua voglia di non arrendersi ai disagi. Ecco un piccolo pezzo del mio lungo intervento presentato in chiusura di una giornata ricca di emozioni, riportato di seguito per evidenziare il dinamismo del compianto Professore:
“Quest’uomo, probabilmente, ha agito durante la sua carriera senza nemmeno comprendere appieno il contributo che stava dando alla sua epoca. Non avrebbe potuto capire davvero cosa stava lasciando a noi tutti, per un motivo molto semplice: l’umiltà. Era un uomo umile e silenzioso, e chi è stato suo studente, come me, ricorda bene i suoi silenzi che fulminavano, ogni volta che gli dicevamo qualche banalità. Lamberti odiava le ampollosità, odiava il chiacchiericcio. Riteneva la demagogia uno dei più grandi danni per la contemporaneità. Comprese fin da subito, che il bagaglio prezioso della teoria sociologica doveva essere sfruttato attraverso la precisione scientifica. Sono i fatti che contano, e quei fatti devono servire al benessere comune. Raccoglieva dati, li elaborava, eseguiva indagini e ne traeva conclusioni pratiche intervenendo attivamente”.
Sono tanti i suoi insegnamenti che continuano a diffondersi, con l’auspicio che la volontà di migliorare la nostra società sia un dogma pubblico per tutti, per i giovani, per i meno giovani, donne e uomini di qualsiasi età, e soprattutto per chi, con molta più facilità, rischia di essere ammaliato dal fascino mefistofelico della camorra: gli amministratori politici.






