Salvatore Sagliocco si è preso otto coltellate per chiedere la restituzione di un portafogli rubato a un agricoltore slavo. Conteneva anche il permesso di soggiorno dell’extracomunitario. Oggi il funerale del muratore assassinato.
Omicidio di Pasqua: Salvatore Sagliocco è stato ucciso perchè voleva recuperare un portafogli rubato a un bracciante albanese. Un portafogli che conteneva tutti i documenti dell’extracomunitario, permesso di soggiorno compreso. L’indiscrezione proviene da ambienti vicini alla famiglia della vittima, il muratore 40enne che ha trovato la morte mentre tentava di persuadere il ladro a restituire il portafogli, Salvatore Manna, reo confesso dell’omicidio. Manna è stato rinchiuso in una cella del carcere di Poggioreale.
E’ in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. Intanto il corpo di Sagliocco, sfregiato da una serie di coltellate ai polmoni, si trova ancora nell’obitorio del secondo policlinico, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Oggi raggiungerà Acerra. I funerali si terranno oggi pomeriggio, alle 15 e 30, nella chiesa di Sant’Alfonso. Secondo quanto si è appreso il portafogli che Salvatore Sagliocco voleva recuperare era stato dimenticato da un bracciante slavo, di nazionalità albanese, su una mensola di un centro scommesse del centro storico di Acerra, dove l’agricoltore aveva giocato una bolletta. Salvatore Manna è poi passato all’interno dell’esercizio e avrebbe portato via l’oggetto nel frattempo rimasto incustodito. Poco dopo l’albanese è tornato sul posto a cercare il portafogli. Ha chiesto al titolare del centro scomnesse, M.B., 30 anni, dove fosse finito.
Ma il commerciante non ha potuto dare nessuna risposta. L’albanese però non si è dato per vinto: troppo importante per lui la posta in gioco, tutti quei documenti ottenuti dopo tanti sacrifici, la carta d’identità , la patente e, cosa più importante, il permesso di soggiorno. Il bracciante è quindi tornato alla carica presentandosi di nuovo davanti al centro scommesse, stavolta però accompagnato dal suo titolare, un imprenditore agricolo acerrano. A quel punto le pressioni sul proprietario dell’esercizio commerciale sono diventate troppo insistenti. M.B. allora ha visionato un video del sistema a circuito chiuso del suo negozio.
La registrazione filmata è stata poi sottoposta alla valutazione di un lontano parente del commerciante, proprio Salvatore Sagliocco, appunto, che aveva incontrato l’esercente per puro caso, durante un pranzo pasquale organizzato da alcuni parenti. Nel filmato Sagliocco ha subito riconosciuto l’autore del furto, Salvatore Manna. Manna infatti abita al primo piano della palazzina del rione Gescal in cui Salvatore è nato e cresciuto con i genitori e i suoi undici tra fratelli e sorelle. Per cui sabato sera il muratore si è recato sul posto, nelle case popolari, sicuro di ottenere la restituzione del portafogli. Ma la missione che in un primo momento si profilava pacifica è subito degenerata in dramma. Sagliocco ha bussato alla porta dell’abitazione di Manna. Gli ha aperto il fratello del sospettato di furto. Dopo pochi secondi di discussione accesa ne è scaturita una colluttazione. Colluttazione a cui avrebbe partecipato lo stesso Salvatore Manna, che all’improvviso si è defilato per andare a prendere in cucina un lungo coltello. Salvatore Manna è poi sbucato alle spalle di Sagliocco da una porta secondaria.
Lo ha bloccato dalle spalle e gli ha inferto una serie di coltellate ai polmoni. Colpi risultati letali quasi subito. La scena di morte si è consumata sul ballatoio della palazzina del rione Gescal in cui vittima e carnefice erano fino a quel momento cresciuti praticamente insieme. Salvatore Sagliocco era andato da poco ad abitare un appartamento residenziale in affitto distante poche centinaia di metri dalla Gescal. Lascia la compagna, Angela Fatigati, e due figli, un bimbo di 7 anni, avuto dalla relazione con la signora Fatigati, e una ragazza di 14 anni, figlia di Angela, che la vittima aveva adottato. Angela Fatigati è disperata e nello stesso tempo infuriata. Ha rilasciato un’intervista attraverso cui ha dichiarato che “non perdonerà mai gli assassini, per i quali sarà necessario applicare al meglio la giustizia”.
“Lo hanno ammazzato come un cane – ha detto – e prima lo hanno anche riempito di botte”. Una morte figlia di una violenza di strada. Un omicidio maturato in un ambiente poco abituato a rivolgersi alle forze dell’ordine per tentare di risolvere i problemi, anche quelli più spiccioli. Del resto si trattava della mera restituzione di un portafogli. Portafogli che, peraltro, non si sa ancora dove sia finito.
(>Fonte foto: Rete internet)




