Spesso, di fronte a Istituzioni assenti, la comunità cristiana svolge ruoli di denuncia sociale e di supplenza. In altri casi, invece, finisce per essere succube dei poteri forti. Bisogna ripensare ad un “nuovo” ruolo dei cattolici in politica, dando …
“Le chiese del Sud devono diventare sempre di più luoghi di profezia e sorgente di speranza”.
A me sembra questa la bella sintesi del Convegno “Chiesa nel Sud, Chiese del Sud”, cui ho partecipato insieme ad altri tre delegati della nostra Diocesi, svoltosi il 12 e 13 febbraio scorsi, presso l”Hotel Tiberio a Napoli.
Convocati dal cardinale Crescenzio Sepe insieme a più di ottanta Vescovi e circa trecento tra laici religiosi e preti, provenienti dalle cinque regioni del Sud (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia) abbiamo riflettuto, a vent”anni dal documento del 1989 della Cei “Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno“, sulla forte responsabilità della Chiesa e particolarmente delle Chiese del Sud nella società meridionale.
È stato un bel convegno, con relazioni forti e coraggiose. Ho ammirato, attraverso i quotati interventi
(anche in sala) che c”è un Sud non più rassegnato e piagnone, ma forte e libero di essere protagonista del proprio sviluppo.
Davanti ai tanti problemi sociali –mancanza di lavoro, delinquenza organizzata (camorra, mafia, n”drangheta), disimpegno etico– come si pone la Chiesa? – ci si è chiesto. Come coniugare la profonda tradizione cristiana o religiosità popolare con i problemi reali della gente?
Già nel 1948 i vescovi di molte diocesi del sud intervennero sulla “questione meridionale”.
Nel 40^ anniversario della lettera collettiva i vescovi italiani, stavolta tutti, la Cei, riprendendo molti interventi di Giovanni Paolo II , indicò nella solidarietà tra Nord-Sud e nello sviluppo vero la via maestra della crescita meridionale.
Al Convegno di Napoli ricchissime sono state le relazioni tenute da Piero Barucci, Giuseppe Savagnone, Sandro Pajno e Carlo Greco.
Particolarmente applaudite quelle di Savagnone e di Pajno. Il Progetto Policoro (l”attenzione della Chiesa ai giovani disoccupati) è stato molto citato e indicato come esempio da imitare per una pastorale integrata e di speranza concreta.
Savagnone, con il suo solito pathos siciliano ha fatto un”analisi spietata e coraggiosa sulla presenza della chiesa meridionale nella società. Dopo aver analizzato gli indubbi aspetti positivi, ha messo in risalto quelli negativi: una religiosità poco attenta al sociale, poco progettuale e spesso lontana dal coniugare la fede con la vita. Ha parlato del “piano nobile” della chiesa (convegni, documenti, messaggi della gerarchia, seminari di studi, dibattiti tra esperti:.) e del “piano-terra” , quello cioè della pastorale ordinaria, delle parrocchie, dei gruppi, della vita quotidiana, che va in tutt”altra direzione e che “condiziona” al novanta per cento la pastorale. Il Prof. Savagnone ha esortato tutta la chiesa, ma in modo particolare il clero meridionale, ad essere attenta alle dinamiche sociali, far crescere i laici e testimoniare concretamente il Vangelo della povertà, della solidarietà, della denuncia e della profezia. Insieme, soprattutto.
Il Prof. Pajno, con estremo rigore scientifico, ha analizzato l”attuale momento politico e messo in risalto i pericoli del federalismo fiscale. Aumento delle disuguaglianze sociali, emergenza criminalità, assistenzialismo, crisi della famiglia tradizionale: questo potrebbe andare ad aggiungersi alle tante e già note difficoltà. L”unità nazionale –hanno detto all”unisono i pastori delle diocesi meridionali– va salvaguardata ad ogni modo. Anche la reciprocità tra le chiese del nord e quelle del sud contribuisce allo sviluppo e al cambiamento.
A me pare che alcune sfide ci attendono, anche come chiesa:
Come colmare la distanza tra il culto e la vita? Come evangelizzare una religiosità popolare che cede al miracolismo e alla superstizione? Come curare la schizofrenia tra coscienza religiosa e coscienza civile? Come aiutare i nostri parroci nell”opera di evangelizzazione che spesso vuol dire ricominciare dall”abc della fede e della dottrina sociale della chiesa? Quale contributo possono dare le comunità ecclesiali per combattere il racket del pizzo, l”inquinamento della finanza mafiosa, il condizionamento della politica? Come far ri-partire il motore dello sviluppo?
Talvolta la comunità cristiana svolge ruoli di denuncia sociale e di supplenza di fronte a istituzioni assenti. In altri casi cede a logiche clientelari, finendo per essere succube dei poteri forti. Come ri-pensare ad un “nuovo” ruolo dei cattolici in politica, dando fiducia ai laici più impegnati?
A questo convegno di Napoli bisogna assolutamente dare seguito.
Ma è stato, hanno detto gli organizzatori, solo l”inizio di un esaltante cammino.

