I problemi in Campania non mancano. Il caldo di questi giorni ci ricorda che il sollievo dei bagni a mare è impedito in gran parte dei litorali della regione. Ma i politici sono troppo impegnati nelle trame di palazzo per mettere le mani sui fondi …
È arrivata l”estate, la stagione dei bagni a mare, del sole sulle spiagge, del relax, dopo un anno di lavoro, di impegni, di corse avanti e indietro per accompagnare i figli a scuola, di traffico per raggiungere l”ufficio. Per i campani, dai napoletani, agli avellinesi, ai beneventani, ma anche per salernitani e casertani, inizia la stagione dell”inferno e non solo per il caldo canicolare. Raggiungere le spiagge è una impresa, chiusi dentro auto bollenti in un traffico più convulso di quello invernale in una giornata di pioggia. All”arrivo sui lidi, immancabile la bandiera rossa che indica il divieto di bagnarsi nell”acqua inquinata di colore indefinito e ribollente di schiume e macchie di catrame.
Incuranti di ogni divieto uomini, donne e bambini giocano, nuotano, si tuffano, gridando e starnazzando, nell”acqua maleodorante. I più fortunati affollano i lidi di Posillipo, gli stabilimenti balneari con piscine anche per i più piccoli, le località della costiera sorrentina e amalfitana, le spiagge di Ischia, di Procida, e gli scogli di Capri, ma per trovare una spiaggia da bandiera blu dovrebbero spingersi fino a Massalubrense. Per fortuna, i più previdenti si sono fatti un punto d”appoggio in Calabria e si rifugiano nel carnaio di Scalea o di S.Maria del Cedro dove almeno l”acqua sembra ancora pulita nonostante le condotte fognarie che d”estate scaricano tutto il sovrabbondante direttamente a mare.
I beneventani hanno da tempo cambiato direzione. Si spostano verso le riviere molisane e abruzzesi senza neppure più tentare di raggiungere le spiagge salernitane. Il Cilento resta irraggiungibile per i pendolari ma è talmente ingombro di villaggi turistici abusivi che non è difficile trovare a caro prezzo sistemazione. Sul litorale domizio si sono moltiplicati gli stabilimenti balneari, anche molto belli e attrezzati, ma spiagge e mare restano talmente inquinati da correre sempre il rischio almeno di infezioni gastriche e dermatiti. Una bella situazione, non c”è che dire. Potremmo continuare a lungo parlando anche del litorale che da Portici si stende fino a Castellammare e che una volta raccoglieva le speranze di refrigerio di tutti gli abitanti dell”area vesuviana, ma non faremmo che ripetere le stesse geremiadi.
Sembra incredibile ma sono decenni che si continua a parlare di disinquinamento del golfo di Napoli, di riqualificazione del litorale domizio, di rilancio del turismo balneare, ma niente di significativo è stato fatto per modificare una situazione che continua a deteriorarsi. Non che non siano state investite risorse e spese una quantità incredibile di fondi regionali ed europei. Basterebbe ricordare i progetti per il disinquinamento del golfo di Napoli, la bonifica del fiume Sarno, la costruzione del depuratore di Sorrento, la messa a norma dell”impianto di depurazione di Cuma, la riqualificazione del litorale torrese-stabiese, tanto per restare in provincia di Napoli.
Per non parlare del sistema di smaltimento dei reflui fognari di quasi tutti i comuni costieri che praticamente consiste in condotte sottomarine che smaltiscono i reflui a 500-800 metri dalle coste, nella convinzione che ci penserà poi il mare a digerire tutto. Nessuno pensa che è troppo per qualsiasi mare lo smaltimento delle acque nere prodotte da quasi quattro milioni di abitanti, che tra l”altro in periodo estivo aumentano e notevolmente. Ma tant”è. I nostri amministratori sono in altre faccende affaccendati, come dimostrano i fatti di questi giorni per quanto riguarda la presidenza della Regione Campania.
Per conquistare la postazione tutte le armi, anche le più squallide, sono buone. Una battaglia di questo tipo si può mai fare per risolvere i problemi dei cittadini e del territorio? Penso proprio di no. Certe lotte oscure di palazzo possono solo servire a conquistare posizioni per mettere le mani sui fondi pubblici e continuare ad alimentare interessi personali e di lobbies affaristiche ed inconfessabili.
(Fonte foto: rete Internet)





