Il FLIP lascia Pomigliano: il Festival della Letteratura trasloca a Casalnuovo dopo lo scontro con il sindaco

Gli organizzatori denunciano pressioni per modificare il programma e parlano di un aut aut: «O cancellate un nome o perdete fondi e spazi». L’amministrazione respinge le accuse. La nuova sede sarà Casalnuovo di Napoli.

 

POMIGLIANO D’ARCO – Non è soltanto il trasferimento di un festival. È una vicenda che riapre il dibattito sul rapporto tra politica e cultura, sull’autonomia delle associazioni e sulla libertà di programmare eventi senza interferenze. Il FLIP – Festival della Letteratura Indipendente, nato e cresciuto a Pomigliano d’Arco, lascia la città. La prossima edizione si svolgerà a Casalnuovo di Napoli dopo la rottura consumatasi con l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele Russo.

Ad annunciarlo è stata la stessa associazione organizzatrice con un lungo comunicato nel quale racconta una vicenda destinata a far discutere.

«Ci è stato imposto un aut aut»

Le parole utilizzate dagli organizzatori sono durissime. Secondo quanto denunciato, sarebbe stato chiesto al FLIP di eliminare dal programma uno degli organizzatori del festival. In caso contrario, l’associazione avrebbe perso il sostegno economico e la disponibilità degli spazi comunali.

«Ci è stato imposto un aut aut: cancellare dal programma del FLIP un nome oppure rinunciare a fondi, spazi e festival a Pomigliano d’Arco. E noi diciamo no», scrive l’associazione.

Una decisione che gli organizzatori definiscono incompatibile con la natura stessa di un festival culturale.

«Un’associazione culturale non è una casella da riempire a uso di chi governa. E un festival della letteratura non si costruisce obbedendo.»

Nel comunicato si parla inoltre di pressioni esercitate attraverso una telefonata e di un’ostilità personale nei confronti di uno dei membri della comunità del FLIP, ritenuta estranea alle attività culturali del festival ma, secondo gli organizzatori, divenuta determinante nelle scelte dell’amministrazione.

La ricostruzione è però respinta dall’amministrazione comunale. Raggiunto da Fanpage, il sindaco Raffaele Russo ha smentito qualsiasi tentativo di censura, sostenendo che non vi sia mai stata la volontà di incidere sui contenuti culturali della manifestazione e rigettando le accuse rivoltegli dagli organizzatori. La vicenda assume così i contorni di uno scontro istituzionale nel quale le due parti propongono versioni profondamente diverse degli stessi fatti.

Da un lato il FLIP parla di un principio non negoziabile: la libertà di scegliere autonomamente il proprio programma. Dall’altro l’amministrazione comunale respinge l’accusa di aver cercato di condizionare il festival.

Una cosa, però, è già certa. Il FLIP non si svolgerà più a Pomigliano.

Gli organizzatori hanno infatti annunciato il trasferimento della manifestazione a Casalnuovo di Napoli, ringraziando il sindaco Giovanni Nappi, l’assessore Pasquale Imperato e il consigliere Mario Visone per aver accolto il progetto. «Il FLIP non va via da Pomigliano perché ha perso. Va via perché non si è piegato», conclude il comunicato dell’associazione.

Una frase destinata a diventare il simbolo di una vicenda che ha rapidamente superato i confini cittadini.

Negli ultimi anni il FLIP si è affermato come una delle realtà culturali più significative dell’area metropolitana di Napoli, ospitando scrittori, editori indipendenti, incontri, laboratori e dibattiti dedicati al mondo del libro. Nato grazie al lavoro congiunto di librerie, associazioni e operatori culturali, il festival aveva trovato proprio a Pomigliano d’Arco il suo luogo naturale di crescita, diventando un appuntamento atteso da lettori, studenti e appassionati.

Al di là delle diverse ricostruzioni, la vicenda apre una riflessione più ampia. Le istituzioni hanno il compito di sostenere la cultura, ma le associazioni rivendicano il diritto di mantenere piena autonomia nelle proprie scelte artistiche e organizzative. È un equilibrio delicato, che richiede dialogo, trasparenza e rispetto reciproco.

Per il FLIP il prossimo capitolo sarà scritto a Casalnuovo.

Per Pomigliano, invece, resta una domanda che inevitabilmente accompagnerà il dibattito delle prossime settimane: quando una città perde un festival culturale che essa stessa ha contribuito a far crescere, a perdere non è soltanto un’organizzazione, ma un pezzo della propria vita culturale.

(fonte foto: rete internet)

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