Statale del Vesuvio, petizioni e interrogazioni parlamentari. Ma ora “Fate Presto”

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Avviso di garanzia per il conducente dell’Audi, mentre Manfredi e Iannuzzi (Pd) interrogano il Governo sul futuro della SS268.

Petizioni, interrogazioni parlamentari, indagini. La statale della morte fa ancora vittime, ma fino a quando resterà alta l’attenzione, fin quando resteranno accesi i riflettori? Siamo sicuri che la sollevazione popolare cui stiamo assistendo in queste ore non si assopisca nelle prossime settimane? Fino al prossimo schianto mortale, naturalmente.

Oggi si celebreranno a Marigliano i funerali della famiglia Monda – Sorrentino: Annamaria, figlia dell’ex assessore e consigliere regionale Sebastiano, i suoi figli Angela, Vittoria, Gaetano, suo marito Salvatore, titolare di un panificio. Tutti morti su quella maledetta strada che non è adatta all’uso che se ne fa da anni. Non è un’autostrada, non è un’arteria che possa dirsi a scorrimento veloce, non è che una striscia di asfalto lunga 27 chilometri e un po’. Altro che via di fuga in caso di eruzione del Vesuvio. Se il vulcano eruttasse domani o tra una settimana, la statale si rivelerebbe una grossa e lunga trappola per topi in fuga. Senza nemmeno il formaggio. Ieri, oggi, da due giorni, tutti gridano allo scandalo, alla strage, tutti piangono. La proposta è chiuderla?

C’è chi dice sì, ma non fa nulla. Non si sono visti, finora, politici che scendano dai loro palazzi e vadano a occupare la statale chiedendo risposte. Non si sono visti sindaci che decidano che gli svincoli di accesso sui loro territori debbano diventare, da oggi, da ieri, inaccessibili. Non si sono visti parlamentari che, tolte le interrogazioni di rito si decidano ad alzare la voce, a capire perché da oltre dieci anni si parla di raddoppio, di sicurezza, di una svolta, mentre i lavori sono fermi, gli operai protestano temendo licenziamenti ma intanto restano a presidiare i cantieri. Quella strada è stata finanziata, i lavori dovrebbero essere terminati da tempo. Invece no. Ogni anno si contano solo i morti. Non sarà tutta colpa della strada, perché, tutti sanno, ciascuno di noi sa, che i sorpassi spericolati come se si fosse a Imola sono all’ordine del giorno.

Tutti sanno, tutti sappiamo, che c’è chi in svincoli pericolosissimi c’è sempre il solito stolto che tenta le inversioni di marcia pur di non percorrere un centinaio di metri in più e arrivare al primo svincolo utile, che in tanti si mettono al volante dopo aver bevuto o fumato sostanze stupefacenti e che se questi comportamenti sono pericolosi sempre, lo sono dieci volte di più su una strada a rischio. Allora, ben vengano le petizioni, ben vengano le interrogazioni parlamentari, ma stavolta chi governa i territori interessati, dai Comuni alla Provincia, dalla Regione fino allo Stato centrale, le mani deve sporcarsele e decidere: si chiuda la statale o si diano tempi certi per i lavori ancora da eseguire e, nel frattempo, si pattugli l’intero percorso. Prendiamo in prestito un titolo che in molte occasioni ha fatto gioco e storia, e che pure qui si attaglia alla perfezione: «Fate Presto». E bene.

Nel frattempo la Procura di Nola avrebbe spiccato un avviso di garanzia per omicidio colposo nei confronti del conducente dell’Audi che domenica sera si è scontrata con la Fiat 500 sui cui viaggiava la famiglia Monda. Una prassi, una misura scontata. Questa mattina, paradossalmente, l’intero percorso della statale dovrebbe essere fruibile all’utenza, anche il tratto, in territorio di Somma Vesuviana, dove a febbraio scorso morirono Aldo Busiello, Gianni Cautiero, Salvatore Di Palma e, qualche giorno dopo, Enrico Ciniglio, ovvero quello compreso tra gli svincoli Ottaviano Centro e Ottaviano zona Industriale. Si attende nel frattempo la risposta del Governo all’interrogazione presentata dagli onorevoli Pd, Massimiliano Manfredi e Tino Iannuzzi e mentre si moltiplicano le petizioni che implorano di mettere in sicurezza la 268, presto, ora.

O di chiuderla. Fa nulla se i centri urbani saranno invasi dal traffico. Meglio automobilisti in ritardo che morti.