Acerra, pozzi agricoli: denunciato il sindaco

0
152

Ottanta ambientalisti ieri hanno sporto querela in procura contro il primo cittadino, Raffaele Lettieri. “L’acqua contaminata dei pozzi sequestrati continua a irrigare i campi”, il contenuto della denuncia.

“I sottoscritti querelano il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, affinché possa essere ritenuto responsabile dei delitti di cui agli articoli 328 e 40 del codice penale e di qualsiasi altra ipotesi di reato che la magistratura possa rilevare”.

Non c’è che dire: è di quelli senza mezzi termini l’inizio della denuncia depositata ieri nella procura di Nola dagli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio. La querela è stata firmata da altri ottanta cittadini acerrani, tra i quali figurano vari attivisti del Movimento Cinque Stelle di Acerra. Il figlio dei pastori Cannavacciuolo, il cui gregge è stato sterminato dalla diossina, e l’impiegato, cassintegrato da anni, della Montefibre, il mostro chimico di Acerra, ritengono che Lettieri sia responsabile di non aver voluto rispettare il divieto comunale, emanato nel 2005, di utilizzo dei pozzi dell’agro acerrano, pozzi che captano acqua di falda contaminata.

Nella denuncia sono richiamati l’articolo 328 del codice penale, che è l’omissione in atti d’ufficio volta a non adempiere al dovere di proteggere la salute pubblica, e l’articolo 40 dello stesso codice, che recita così : “chi non impedisce un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Il 9 settembre dell’anno scorso Cannavacciuolo e Montesarchio hanno chiesto al comune informazioni circa le eventuali azioni adottate dalle autorità preposte allo scopo di rendere operativo il divieto di emungimento di acqua di falda attraverso i pozzi dell’agro acerrano. “Ma sindaco e organi competenti – si scrive nella denuncia – non hanno fornito nessuna indicazione sui provvedimenti eventualmente adottati nel rispetto doveroso dell’ordinanza numero 323 del 15 novembre del 2005 firmata dal vicesindaco di allora, Carmine Riemma”.

Ordinanza che vietava e vieta tuttora l’uso per qualsiasi scopo (industriale, alimentare e agricolo) dell’acqua di pozzo nella zona Aria di Settembre, area sud occidentale del territorio, e nell’area nord orientale, attorno alla Montefibre, nelle località Pantano, Lenza Schiavone, Sagliano, Frassitelli, Calabricito, Cappelluccia e Parmiano. Quest’ordinanza è scaturita da una serie di altre ordinanze del comune, dell’asl e dell’ex commissariato di governo per l’emergenza rifiuti, attraverso la Sogin, l’Arpac e l’Enea. “Enti pubblici – si aggiunge nella querela – che comunque in tutto questo frattempo non hanno controllato”. “Questa situazione perdura da oltre dieci anni – viene fatto presente all’autorità giudiziaria – e nessun organo politico e istituzionale ha fatto rispettare questo divieto per renderlo operativo”.

“Cosa vale di più – si chiede polemicamente Alessandro Cannavacciuolo – il commercio, peraltro sottostimato, dei prodotti agricoli della zona oppure la salute dei cittadini che, già minacciati costantemente da inquinamento di tutti i tipi, sono pure costretti a ritrovarsi a tavola, magari inconsapevolmente, cibi inquinati?”. Nell’agro acerrano operano circa 700 aziende agricole che distribuiscono i loro prodotti ovunque. “Noi non vogliamo affatto distruggere l’agricoltura – precisa Cannavacciuolo – anzi. vogliamo renderla molto più competitiva di quella che è attraverso un piano di caratterizzazione, vale a dire che nelle campagne inquinate si possono sostituire alle colture tradizionali quelle “no food” come la canapa o l’olio di girasole a uso industriale. Per quanto riguarda invece i siti non contaminati si tratta di perimetrarli e di pubblicizzarli nella maniera dovuta con prodotti doc”.