NAPOLI, CHI COMPRA LA DROGA? 1.196 CONSUMATORI: CI SONO STUDENTI, PROFESSIONISTI E AUTISTI
Ha età, professione e condizioni sociali differenti. Può essere uno studente della Generazione Z, ma anche un radiologo, un imbianchino oppure un autista di scuolabus. È il volto estremamente variegato del consumo di droga che emerge dall’indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli.
I militari hanno analizzato il fenomeno partendo questa volta non soltanto da chi vende la droga, ma soprattutto da chi la compra. Da gennaio a oggi sono state 1.196 le persone segnalate alla Prefettura per uso di sostanze stupefacenti tra Napoli e provincia.
Il dato più significativo riguarda proprio l’assenza di un consumatore “tipo”. Il mercato delle sostanze attraversa ambienti e professioni molto differenti e la domanda contribuisce a determinare anche il funzionamento delle piazze di spaccio.
Dall’analisi dell’Arma emerge infatti un consumatore che sceglie dove acquistare sulla base di diversi fattori. Conta il prezzo della sostanza, ma anche la qualità che il cliente ritiene di ottenere. Pesano inoltre la distanza da percorrere e soprattutto la possibilità di comprare senza essere controllati dalle forze dell’ordine o riconosciuti da conoscenti.
La fedeltà a una determinata piazza può dipendere dalla certezza di trovare sempre la sostanza desiderata. In altri casi prevale il prezzo più conveniente. E c’è anche chi evita completamente di raggiungere fisicamente i luoghi dello spaccio affidandosi a venditori che consegnano la droga direttamente a domicilio.
Parallelamente continua l’attività repressiva dei carabinieri. Dall’inizio del 2026 sono stati effettuati 175 arresti in flagranza, 107 soggetti sono stati interessati da misure cautelari e altre 112 persone sono state denunciate a piede libero.
Nel più recente intervento al rione Traiano sono state smantellate due piazze di spaccio e denunciate due persone. Sotto sequestro sono finite anche due “stanze del buco”, ambienti nei quali alcuni clienti potevano consumare immediatamente le sostanze acquistate.
L’indagine restituisce così l’immagine di un mercato trasversale, nel quale il consumatore non appartiene necessariamente a una specifica fascia sociale o professionale.


