A margine della pièce teatrale, le cifre della mortalità per cancro e altre malattie legate all’inquinamento delle falde e dei campi: numeri confermati dal Pascale.
“Fuoco in Terra- Segnali di fumo all’orizzonte”. Ossia l’ultimo lavoro di Federico Ambrosanio, giovane musicologo scomparso prematuramente la scorsa estate. Nei suoi ultimi anni di vita, nonostante stesse lottando contro un male terribile, Federico Ambrosanio, musicologo esperto, stava scoprendo e sperimentando una nuova grande passione: il teatro di denuncia.
Particolarmente sensibile e sempre in prima linea in tutte le iniziative relative alle tematiche ambientali e sociali, Federico aveva scritto un copione sulla Terra dei Fuochi, copione che era riuscito a mettere in scena una sola volta, a Latina, in collaborazione con l’associazione Libera. Uno spettacolo molto suggestivo presentato ieri, per la prima volta in Campania, nella sala consiliare di Somma Vesuviana, città che lo aveva adottato e della quale era profondamente affascinato. Il fratello di Federico, Vincenzo Ambrosanio, grazie al regista Fabio Cocifoglia, in una sala consiliare piena di amici e intellettuali locali, ha voluto così rendere omaggio al talento del giovane musicologo, facendo conoscere alla città un nuovo e interessante volto, uno dei tanti del compianto artista.
In un’atmosfera sobria e suggestiva, la voce forte e chiara di Mario Barra dell’associazione “Il Torchio”, si è levata per invitare i presenti a leggere gli articoli della Costituzione sul diritto all’acqua. Dall’inquinamento dell’acqua, della terra e dell’aria dell’intera Campania e non solo: dal banco degli imputati la confessione, magistralmente interpretata dal giovane attore Roberto Giordano, del pentito Carmine Schiavone, appartenuto al clan dei Casalesi, sui reati compiuti dalle mafie locali e riguardanti lo sversamento di rifiuti tossici, nucleari e radioattivi nei terreni tra la zona di Napoli e Caserta, in quegli stessi terreni dove poi negli anni sono sorte case e campi coltivati.
Una lunga confessione dai dettagli inquietanti che ha fatto un certo effetto sui presenti. Sullo sfondo lo scorrere di numeri, percentuali, cifre altrettanto inquietanti, ovvero l’incremento della mortalità per cancro nei comuni della Terra dei Fuochi. Cifre da brivido, ufficializzate anche dall’ospedale Pascale. Uno scempio di fronte al quale lo Stato si è mostrato inerte e, spesso, “connivente”. Da qui il lamento e il grido di dolore dell’uomo che si sa indignare, un dolore interpretato da Franco Cuomo attraverso la lettura di due poesie di Pier Paolo Pasolini: “Agli italiani” e “Ballata delle madri”.
Versi significativi e profondi attraverso i quali si coglie il disprezzo nei confronti di tutti quegli uomini che nel corso della storia, con le loro viltà, le loro mediocrità e la loro ferocia, hanno fatto sì che il mondo precipitasse vertiginosamente verso la corruzione e il rinnegamento dell’anima. Uno spettacolo intenso, nato dalla sensibilità di un giovane artista in cerca di un mondo pulito, civile, un mondo di uomini che sanno dire basta, che sanno denunciare, che sanno tenere la schiena dritta, che sanno difendere la loro terra. Uno spettacolo che diventa un progetto di vita e che merita di essere diffuso anche nelle scuole. Un impegno, una promessa che Vincenzo Ambrosanio, gli artisti del Torchio e quanti hanno creduto nel suo talento, sicuramente sapranno onorare.






