Si è tenuto oggi, 3 settembre, il primo appuntamento della sesta edizione del FLIP – Festival della Letteratura Indipendente, nato a Pomigliano d’Arco nel 2021. Un’edizione che si apre con una novità importante: a seguito delle recenti discussioni con l’amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco, il festival ha dovuto lasciare, almeno temporaneamente, la sua città d’origine e trasferirsi presso il Palazzo Lancellotti di Casalnuovo di Napoli. Una nuova location che ha reso l’appuntamento ancora più atteso, anche alla luce delle polemiche che hanno accompagnato gli ultimi giorni.
La prima giornata si è aperta con l’intervento del sindaco di Casalnuovo, Giovanni Nappi, che, attraverso un aneddoto personale, ha raccontato il legame che sente con Pomigliano d’Arco, pur prendendo le distanze dalla scelta del sindaco Raffaele Russo in merito alla vicenda che ha portato allo spostamento del festival.
«Vi chiedo di risolvere la questione della libertà, pare che sia stato messo un bavaglio alla cultura», ha dichiarato Nappi, riferendosi alle polemiche degli ultimi giorni. Il sindaco ha poi proceduto alla premiazione degli studenti vincitori del Premio Letterario “Una città che scrive”, iniziativa indipendente dal FLIP ma che, in occasione dell’apertura del festival, è stata accostata alla manifestazione. A ricevere il riconoscimento sono stati gli studenti Miriana Beato, Margherita Esposito e Maria Grazia Masullo.
A seguire ha preso la parola il direttore artistico Edoardo Savarese, che ha presentato il tema scelto per questa sesta edizione: “L’immortalità”. Un concetto che rappresenta, secondo Savarese, una delle aspirazioni più profonde della cultura e della letteratura: «Siamo in un mondo pieno di morti violente, quindi cerchiamo sempre di andare oltre il nostro confine di mortalità».
La riflessione sull’immortalità diventa così il filo conduttore di un programma che, anche quest’anno, mette al centro autori, libri e idee, con l’obiettivo di interrogarsi sul rapporto tra l’essere umano e il tempo e sulla capacità della cultura di sopravvivere a chi la produce.
Tra le questioni emerse durante la giornata c’è anche quella legata al nome stesso del festival. La P di FLIP, infatti, richiama proprio Pomigliano d’Arco, città nella quale la manifestazione è nata e cresciuta. Ma ora che il festival si è trasferito a Casalnuovo, quella “P” rimarrà?
A rispondere è stato Ciro Marino, co-organizzatore e co-fondatore del FLIP, che ha spiegato come, vista la necessità di riorganizzare l’intera manifestazione in appena un mese, non ci sia stato ancora il tempo di affrontare anche questo aspetto. La speranza, però, rimane quella di poter tornare nella città che ha dato i natali al festival.
Il programma della prima giornata è entrato nel vivo alle 16.30, con la presentazione di Pomigliano d’Arco: cinquecento anni di tradizioni popolari. Un patrimonio nelle mani dei giovani di Marco Melito. Alle 17.30 è stato il turno di Vincenzo Montisano e Simone Capozzi, che hanno presentato rispettivamente Inaugura stanotte il secolo del bene e La clinica cosmica del professor Rui. Alle 18.30 sono stati presentati Epica della materia di Livio Santoro e Pornorama di Claudia Grande. Il programma è proseguito alle 19.30 con Oasi di Filippo La Porta e Fabrizio Coscia, mentre alle 20.30 è stato presentato Cavalcando L’ondra di Augusto Penna. A chiudere gli incontri letterari, alle 21.30, Men in love. Il ritorno di Trainspotting di Irvine Welsh.
La serata si conclude alle 22.30 con il DJ set dello stesso Irvine Welsh, che accompagnerà il pubblico nell’ultima parte della prima giornata. Il FLIP proseguirà fino a domenica 6 settembre, con altri incontri, presentazioni e appuntamenti dedicati alla letteratura indipendente. Una sesta edizione che, ancor prima di cominciare, ha dovuto affrontare un cambiamento importante, ma che ha scelto di ripartire mettendo ancora una volta la cultura e la libertà di espressione al centro della propria identità.


