Un periodo spaventoso che lascerà un segno indelebile nella sua vita: il soldato Alfonso Allocca di Somma Vesuviana ha trascorso oltre 20 mesi nel lager nazista di Muhlberg, soffrendo fame, freddo e vedendosi negare qualsiasi tipo di diritto.
E’ bastato un semplice “no” per passare da militare a prigioniero. Uno “no” sofferto ma deciso quello di oltre mezzo milione di militari italiani, che all’indomani dell’8 settembre 1943 furono catturati dai Tedeschi e trasferiti nei lager del Reich.
Violando le convenzioni internazionali, Hitler non li considerò prigionieri di guerra ma “internati militari”, sfruttandoli come schiavi nell´economia di guerra. A più riprese fu loro offerta la possibilità di arruolarsi con i tedeschi o nelle forze armate della Repubblica di Salò, ma circa 600.000 negarono la loro disponibilità a collaborare con il Reich e la Repubblica Sociale, preferendo i campi di internamento ed il lavoro forzato a cui Hitler li aveva destinati.
Lo status di IMI, mai utilizzato prima di allora, fu adottato su decisione di Hitler il 20 settembre 1943 e fu un crudele stratagemma per sottrarre gli italiani alla tutela della Convenzione di Ginevra del 1929, valida per i “prigionieri di guerra”, e per costringerli al lavoro manuale.
Tra i 600.000 IMI c’era il soldato Alfonso Allocca di Somma Vesuviana, il quale ha trascorso oltre 20 mesi nel lagernazista di Muhlberg dove, a causa della fame, del freddo, dell’assenza di assistenza sanitaria, delle pessime condizioni igieniche e dell’abbrutimento fisico e morale derivante dalla prigionia, ha condotto una vita spaventosa; un periodo di vita che ha lasciato un segno indelebile, di cui tuttavia non parlava mai, se non in qualche rara occasione a fronte di precise e insistenti domande rivolte dal più grande dei suoi nipoti Antonio. Nelle risposte di Nonno Alfonso traspariva un forte dolore che il nipote Antonio ha custodito per molti anni fino a quando, qualche anno fa, ha deciso di verificarle e approfondirle. E’ cominciata così una lunga e faticosa ricerca, atta a ricostruire i fatti che hanno permesso il riconoscimento, sia pure tardivamente, del comportamento onorevole tenuto negli anni della guerra e della prigionia, a prezzo di indicibili sofferenze e sacrifici, dal soldato Alfonso Allocca.
Il 25 gennaio 2013 è stato quindi insignito della Medaglia d’Onore alla memoria, concessa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per essere stato deportato ed internato nel lager nazista di Muhlberg e destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra dall’ottobre 1943 all’aprile del 1945.
Il 19 febbraio 2014 sono state concesse la Croce al Merito di Guerra, la Medaglia commemorativa del periodo bellico 1940-43 e il distintivo con le tre stellette per le campagne di guerra come riconoscimento della partecipazione agli eventi bellici 1940-45, a testimonianza del sacrificio offerto nel compiere con abnegazione il proprio dovere di militare.
Alfonso Allocca nacque a Somma Vesuviana il 3 ottobre 1919. Fu chiamato alle armi l’11 marzo 1940 e inquadrato nel 72° Reggimento Fanteria “Puglia”. Partecipò attivamente alla seconda Guerra Mondiale dal 17 febbraio 1941 al 9 settembre 1943, prima alla frontiera Greco-Albanese e in seguito a quella Albanese-Jugoslava. Catturato il 9 settembre 1943 da truppe tedesche, fu deportato in Germania nel lager nazista di Muhlberg, dove rimase fino all’aprile del 1945. Fece ritorno in Italia nel settembre dello stesso anno, con grande gioia della famiglia che non aveva più avuto sue notizie dal 1943. E’ deceduto a Somma Vesuviana il 14 gennaio 1999.
(>Fonte foto: Ufficio Stampa)





