In un manifesto firmato dal sindaco di Ottaviano si dice che la bugia ha le gambe corte, il naso lungo e talvolta non si lava le mani: insomma, è una quatrana. Il sermone del Papa ai politici. Le brutte Verità di Gèrome e di Debat- Ponsan.
E’ incominciata, a Ottaviano, la guerra dei manifesti e ai manifesti. “Esce “il manifesto dell’opposizione che accusa di inerzia l’ Amministrazione e subito dopo, a stretto giro di rullo”, esce “la risposta del sindaco avv. Capasso. Una risposta che pare dettata dall’impeto , ed è impreziosita da un ardito salto logico dal singolare al plurale:> a chi ci accusa:dico che sono loro, ecc.ecc, No, signori, non è un errore: non mi trascinerete nella mischia. Io tra poco chiederò al sindaco di Ottaviano di farmi presentare a maggio il palio e la corsa dei ciucci: sto preparando il curriculum per giustificare e sostenere la mia candidatura: perciò non imbastirò polemiche contro di lui.
L’impeto della risposta potrebbe spiegare anche il ritratto che il sindaco abbozza della bugia: le solite gambe corte, il solito naso lungo. Insomma una >quatrana, anzi una >quatranella. Ma il sindaco aggiunge un particolare nuovo: le mani sporche. Ora, se fossi ostile all’ avv. Capasso, gli farei notare che questo particolare non quadra con la risposta d’impeto: è una allusione a qualcuno e a qualcosa, e l’allusione è un procedimento logico ” freddo “. Rischioso. ‘ >Ntruppecuso. Lui è oggi il sindaco e ieri era un membro autorevole dell’opposizione. Non gli è consentito limitarsi alle “allusioni”. Ecco, se fossi ostile all’avv. Capasso, prima noterei con forza questa incongruenza, poi commenterei il volantino, distribuito qualche giorno fa, con l’elenco di tutte le cose fatte in questi mesi dall’ Amministrazione.
Se non ricordo male, c’erano, nell’elenco, anche il ripristino di un decente sistema di illuminazione pubblica, il restauro dei giardinetti, il mercatino di Natale e il progetto di una festa di San Michele che farà epoca e porterà gente e danaro a Ottaviano. Dunque, c’è qualcuno che pensa che mercatini e feste patronali sontuose possano da sole rimettere in movimento l’economia ottajanese:..Ma sì, può accadere. Perchè no ? Presentare il palio e la corsa dei ciucci davanti a una marea di persone: Se fossi ostile al sindaco, direi il contrario, ci ricamerei intorno, i giannizzeri mi risponderebbero, io alzerei il tono, aspettando al varco qualche Richelieu, qualche Mazzarino. Ma non dirò nulla, non entrerò nel merito del dibattito politico: ci tengo troppo a presentare il palio e la corsa dei ciucci. O degli asini, che dir si voglia.
Devo confessare, però, che non mi è piaciuto che il sindaco, che ha fatto gli studi classici, è avvocato, e sta in politica da molti anni, dica sulla bugia cose che non dicono più nemmeno i teologi, che insomma resti legato a un clichè evidentemente logoro. Non c’è giorno in cui non si pubblichino articoli, pamphlet e libri seri e pesanti che elogiano la menzogna: la menzogna come incremento della realtà, la menzogna madre della letteratura, dai tempi di Ulisse, e madre delle arti. Anche la natura mente: si pensi al mimetismo dei fiori e degli animali . Tutti i lodatori della bugia sono debitori di Schopenhauer, di Nietzche, e di un libro prezioso pubblicato nel 2001: >Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale di Andrea Tagliapietra. Chi dice la verità conosce una cosa sola, la verità. Chi mente, chi sa mentire – mentire è un’arte difficilissima – conosce due cose: la verità e la menzogna.
Si diceva una volta che esistono due tipi di bugia: la bugia scusabile, che non fa male a nessuno e che anzi serve a tutelare le relazioni sociali; e la bugia violenta che offende e calunnia: il bugiardo se ne serve per difendere i propri interessi, anche a costo di rovinare gli altri. Ma mi pare che proprio questa Bugia violenta e cinica abbia regolato la vita politica e sociale di noi Italiani nel secolo XX e che negli ultimi trenta anni non abbia nemmeno tentato di mascherarsi. Questa Bugia, sazia della propria onnipotenza, non solo ha sciorinato e sciorina arroganza e volgarità, ma ha preteso e pretende perfino di apparire elegante attraverso l’eleganza dei politici che a lei si ispirano.
Questi politici eleganti l’altro giorno si son fatti cogliere di sorpresa dal Papa argentino – pensavano che il Papa non avrebbe detto la verità, o che l’avrebbe detta dopo averla annacquata -: e invece hanno dovuto subire in silenzio le sue scudisciate: immobili nei banchi, non hanno avuto nemmeno il coraggio di esprimere con una smorfia il loro disappunto. Forse perchè la smorfia avrebbe scrostato il trucco, il cerone, il fondo tinta. L’ Italia non ha mai avuto politici così eleganti e così pacchianamente devoti alla Bugia dannosa e devastatrice (per gli altri).
La Bugia può apparire bella e la Verità, talvolta, risulta brutta. Nel 1894 scoppiò in Francia l’ Affare Dreyfus. Alfred Dreyfus, ufficiale dell’esercito francese, ebreo, accusato di essere una spia dei tedeschi, fu degradato e condannato alla deportazione nell’isola del Diavolo. La Francia si divise in due partiti: quello che credeva nell’innocenza dell’ ufficiale era capeggiato da Emile Zola. Due anni dopo il caso venne riaperto, e alcuni pittori “innocentisti” dipinsero la Verità che esce finalmente dal pozzo, in cui è di solito relegata o si fa relegare, e si accinge a smascherare e a fustigare i calunniatori dell’ufficiale.
Dal pennello di Jean Lèon Gèrome, che aveva dipinto splendidi nudi di donna e maliziose odalische, uscì la brutta Verità che correda l’articolo: il volto scomposto dalla smorfia dell’incazzatura, l’anca grossa, indizio di un posteriore, diciamo così, abbondante, un ventre copioso, la gamba sinistra troppo magra rispetto ai volumi del busto e delle braccia e il colore della pelle opaco e, a causa dei toni azzurri e verdi dell’ombra, alquanto acido. Capitò la stessa cosa a Edouard Debat-Ponsan, anche lui abile pittore di nudi. La Chiesa e l’ Esercito cercano di impedire alla Verità di uscire dal pozzo , e lo sforzo per divincolarsi contorce il corpo della donna in un movimento innaturale: il pittore, che pure era un abile colorista, non riuscì a calibrare il rapporto cromatico tra i toni giallo e rosa della pelle e il rosso intenso della chioma. Un malpensante avrebbe potuto sospettare che le certezze dei due pittori sull’innocenza di Dreyfus non fossero granitiche, che quella Verità non li ispirasse. Ma spesso il coinvolgimento eccessivo appanna l’ispirazione degli artisti.

