Oggi pomeriggio, alle 18 e 30, Sergio Marchionne illustrerà ai sindacati il suo piano di rilancio industriale del comparto automobilistico italiano.
La sensazione è che tanta parte dell’industria metalmeccanica nostrana, e non solo metalmccanica, dipenda dalle scelte delle grandi aziende oltre che dalle condizioni di mercato. Il mondo del lavoro di Pomigliano e di tutto il Napoletano attende infatti con ansia l’incontro, programmato per le 18 e 30, tra l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e i sindacati firmatari del contratto dell’auto, Fim, Uilm e Fismic. L’oggetto è il piano di rilancio industriale del comparto automobilistico italiano. Intanto la Campania spera nell’arrivo della produzione di una seconda vettura da affiancare alla Panda prodotta a Pomigliano. Ma il Lingotto smorza gli entusiasmi.
“Non crediamo che stasera possano esserci novità per lo stabilimento napoletano anche se l’amministratore delegato ci ha abituato alle sorprese”, la porticina lasciata aperta dai portavoce di Torino. Finora le voci relative al piano e le stesse anticipazioni dell’amministratore delegato sembrano andare nella direzione del rilancio e quindi dell’introduzione in tempi brevi di nuovi modelli con marchio Alfa Romeo. Cosa di cui beneficerebbero gli impianti di Mirafiori e di Cassino, al momento attanagliati da una cassa integrazione asfissiante.
Ma anche la situazione di Pomigliano e del segmento automobilistico campano non è poi tanto migliore degli stabilimenti ubicati nel Lazio e in Piemonte. Nell’area partenopea l’introduzione della produzione monoprodotto della Panda ha comportato un bilancio negativo di circa 2400 cassintegrati: suddivisi tra quelli della Fiat di Pomigliano (1300), dei servizi annessi all’impianto pomiglianese ( 100 ), della Marelli di Poggioreale (700) e del Wcl di Nola (316 ). Attualmente nella grande fabbrica di Pomigliano si trovano al lavoro in pianta stabile circa 3200 addetti.


