Singolare iniziativa al Liceo Rosmini di Grosseto. La dirigente scolastica è ricorsa al sorteggio per pagare i docenti supplenti.
Talvolta, la realtà supera di gran lunga qualsiasi fantasia. Nell’Italia degli sprechi e delle caste, nel Paese dei manager super pagati e dei politici che lucrano stipendi e pensioni da favola, il mondo della scuola deve nuovamente evidenziarsi per una trovata a dir poco singolare. È accaduto a Grosseto, in un Liceo linguistico di quella splendida Maremma toscana, la Dirigente Scolastica, Gloria Lamioni, ha gettato le basi per un nuovo metodo di pagamento dei docenti supplenti: il sorteggio.
In accordo col DSGA e le RSU dell’istituto, la dirigente ha estratto a sorte da un’urna i nominativi di cinque “superfortunati” docenti ai quali è stato pagato lo stipendio mensile, mentre a sei “superjellati” è toccato rimanere a mani e, soprattutto, a tasche vuote. Un vero e proprio “gratta e vinci” dello stipendio, un’ulteriore beffa a chi, nonostante il lavoro svolto e la condizione di precarietà, deve sopportare anche l’onta di un datore di lavoro, lo Stato, che non corrisponde il compenso dovuto. Il budget che il MIUR versa alle scuole italiane è miserrimo. Esse non hanno più l’autonomia economica e finanziaria per saldare il lavoro dei supplenti ma ricevono i fondi in base alle richieste. Una cifra forfettaria viene erogata ad inizio anno scolastico che quasi mai copre l’intero ammontare del fabbisogno annuale. Quando si può, cioè spessissimo, si coprono i docenti assenti con escamotage fantasiosi.
Si uniscono le classi, si fanno uscire prima gli alunni, si usano, togliendoli dal loro compito, i colleghi di sostegno, si riempiono le palestre di classi con la scusa che tanto fanno educazione fisica. Arzigogoli che cercano di coprire il problema. A complicare ulteriormente il pagamento dei docenti supplenti è il nuovo metodo del “cedolino unico” che da dicembre ha reso tutta la procedura informatizzata e per bizzarria più complicata e farraginosa. Un cervellone elettronico gestisce tutta la contabilità stipendiale dei dipendenti scolastici e, a detta dei funzionari di Viale Trastevere, avrebbe reso tutto più semplice economico e efficiente. Visti i risultati, per il momento rimpiangiamo la vecchia modalità amanuense delle segreterie.
Ma ciò che è accaduto al Liceo Rosmini è comunque un fatto inusitato. Se non si trattasse di una vicenda dolorosa, potremmo coglierne il grottesco paradosso e potremmo riderne. Purtroppo, essa è una vicenda dolorosa che ripropone il tema dell’abbandono, non solo morale e politico, ma soprattutto economico nel quale versa tutto il sistema dell’istruzione in Italia. Alcune forze politiche hanno chiesto al ministro dell’istruzione di relazionare in Parlamento. C’è da fare chiarezza. C’è da capire se dietro a questa riffa ci sia una situazione contingente o se essa, finalmente, abbia messo a nudo lo stato di drammaticità nel quale versa la scuola. Purtroppo, le stime della FLC-CGIL ci dicono che circa tremila docenti supplenti entrano in classe senza avere certezza di quando e se riceveranno lo stipendio. Una situazione insostenibile.
Nessuna altra categoria professionale accetterebbe una condizione simile. Ma la scuola può aspettare. Alla scuola vengono chiesti tutti i sacrifici. In fondo, i docenti non sono dei fannulloni che hanno tre mesi di ferie e si grattano la pancia in classe? Che arditi meschini, ora chiedono anche lo stipendio subito!
Il depauperamento dello status professionale docente è stato il leitmotiv di una lunga stagione di liberismo politico sfrenato. Al centro del bersaglio si è messa l’istruzione e tutto il suo corollario di docenti, alunni, saperi. Si è tentato di minare una professione, nella quale la dedizione alla cultura e l’abnegazione pedagogica sono tratti caratteristici, attraverso attacchi concentrici al suo ruolo e alla sua mission. Il diploma e la laurea sono divenuti orpelli dei quali si può anche fare a meno e se proprio sono necessari si possono raggiungere facilmente, privatamente e senza contenuti. I docenti devono essere dei vigilantes con funzione di controllo e sitteraggio e non certo seri professionisti preparati e innamorati della professione. Tutto ciò scientificamente pianificato in una logica aziendalistica. Nella società dell’apparire e dei reality-show pensare fa venire mal di testa. Meglio evitare!
Se per pagare dei docenti dobbiamo ricorrere alla riffa, alla lotteria, al bingo, allora siamo veramente alla frutta. Rien ne va plus, nulla è più valido, è il monito che i nostri governanti dovrebbero ricordare allorquando affronteranno il problema della scuola nel nostro paese. Altrimenti, i giochi saranno davvero fatti!
(Fonte foto: Rete Internet)

