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Napoli

Sapore di mare, sapore di sale: e di una cultura da migliorare

Le due società napoletane s’incontrano nei luoghi estivi. Tra frittate e angurie, sotto l’ombrellone ci si dimentica della miseria e si fotografano comportamenti particolari e differenze culturali.

E’ agosto. Finalmente. Il primo pensiero va ai ragazzi delle forze dell’ordine che in questi giorni sono stati particolarmente impegnati nelle cronache di camorra tra inchieste e sequestri. Ogni tanto dobbiamo ricordarcelo che c’è anche qualcuno che lavora per noi. Intanto ognuno cerca di riposarsi come può, c’è chi vive la sua vacanza, chi è costretto a lavorare ancora, chi la vacanza probabilmente non la vedrà affatto. In una delle perle della nostra regione l’estate si ripete con i suoi riti e le sue bellezze. Si tratta di Ischia, un meraviglioso fazzoletto di terra, ricco di risorse naturali, fiori profumati e panorami mozzafiato.

Chi da anni passa qui qualche giorno estivo, sa già che è possibile notare alcune interessanti particolarità. Nonostante la crisi economica, è ancora possibile, per fortuna osservare gruppi di famiglie sulle spiagge, per la maggior parte famiglie napoletane, che primeggiano tra gruppetti di turisti nordici e tedeschi pronti, tra un bagno alle terme e l’altro, a fotografare quanto di bello offre questo luogo. Nel vedere questi gruppi di napoletani, salta alla mente la teoria del Sociologo Amato Lamberti, quando parlava delle due società napoletane, una opulenta e una miserabile. Tra gli ischitani, esiste uno stereotipo che ancora vive da anni, un’idea avvalorata, purtroppo, da un tipo di atteggiamento partenopeo alquanto particolare.

Se da un lato i napoletani restano ancora una garanzia turistica, portatrice di guadagni economici in un’isola, ahimè abbastanza disorganizzata dal punto di vista d’iniziative estive e servizi, dall’altro da sempre, i napoletani sono i portatori di caos e sregolatezza. A prescindere dalla veridicità opinabile di tale pensiero, va detto che effettivamente appare curiosa l’osservazione di determinati gruppi di napoletani, che estrapolati dal loro contesto di origine mostrano appieno alcune caratteristiche che maggiormente si evidenziano in questi spazi dove vige una serena tranquillità nei mesi invernali dell’anno. Lamberti riteneva che esistono due Napoli, una prima fatta da signori borghesi che curano un linguaggio civile particolareggiato da un accento napoletano mai sgradevole (talvolta anch’essi insopportabili), una seconda fatta da napoletani vivaci, spesso troppo, in cui il dialetto e le movenze populistiche padroneggiano in un atteggiamento che per chi non è abituato, appare fastidioso, invasivo e poco tollerato.

Premettiamolo, qui nessuno nasce signore e nessuno si erge a borghese, eppure qualcosa di vero c’è. Si vedono per strada famiglie che gridano, imprecando in dialetto, con spavalderia e incuranza della buona educazione. Se la puzza sotto il naso della Napoli perbene, viene enfatizzata dai comportamenti incontrollati di tanti altri napoletani, allora è vero anche che questa dicotomia “ricchezza e povertà” ancora esiste. Si tratta, in questo caso, soprattutto di una divisione di natura culturale, che si presenta in questi giorni come evidente, e che mostra con completezza quanto ancora c’è da lavorare per eguagliare la nostra cultura in un’unica e condivisa realtà.

In “Lazzaroni” (graus editore) Lamberti, riferendosi alle devianze della nostra realtà, sembra rispondere a questa riflessione: “A Napoli, città, società, economia, cultura, ma anche, legalità, moralità, appartenenza, cittadinanza, sono come sdoppiate e contrapposte. Due universi profondamente differenti convivono sullo stesso territorio, non separati spazialmente, ma, anzi, in un sistema di interrelazioni continue, segnate, però, da altissimi livelli di costante conflittualità che non trovano soluzione perché chi detiene il potere di governo e le capacità decisionali non ritiene la questione meritevole di centralità politica e la declassa a problema di ordine pubblico e di assistenza sociale”.

In un microcosmo come Ischia, questa disomogeneità è alla vista anche dell’occhio più disattento. Una disarticolazione maggiormente di tipo culturale, che vede convivere una Napoli per bene e una Napoli schiamazzante. Lamberti continua a spiegarci: “La dualità è il frutto della compresenza, a Napoli, di due società con culture del tutto diverse, dove per cultura si intende, antropologicamente, quel patrimonio di conoscenze astratte, saperi quotidiani, credenze, modelli di comportamento, stili di vita, schemi di categorizzazione della realtà, regole di interazione sociale, immaginario interiorizzato, modelli di produzione ed esteriorizzazione dei sentimenti.

Due società, quindi, del tutto diverse e spesso antitetiche: frutto l’una di una resistenza al cambiamento, alla modernizzazione, in nome della difesa di tradizioni consolidate in un immaginario profondamente interiorizzato, tanto da non essere mai posto in discussione e capace di trasformare, adattandolo a sua misura, ogni innovazione, ogni cambiamento; l’altra, invece, frutto di un abbandono, di un rifiuto a riconoscersi nella tradizione e nel suo immaginario, che pure si porta dentro quasi come una condanna, con l’esito di una modernizzazione senza ancoraggi che, per prendere distanza dalla ‘napoletanità’, non può fare a meno di enfatizzare ciò che è più lontano, sul piano dei comportamenti e dei modi di pensare e, quindi, tagliare tutti i ponti con l’altra società”.

Con questo pezzo non abbiamo scoperto nulla di nuovo, ma, in un luogo estivo, dove in estate convivono le due Napoli, quella ricca e quella che si arrangia, abbiamo fotografato una determinata verità. Sviluppando questa foto, ci siamo accorti con un pizzico di polemicità, che queste differenze, in questo caso manifestate con atteggiamenti culturali, esistono in modo inalterato ormai da troppi decenni. Diciamolo pure, se la gente del posto, pur essendo come nel resto della regione, pullulante di differenze comportamentali, ogni tanto continua a pensare che i napoletani sono “caotici e senza rispetto” forse è un po’ davvero colpa nostra. Snobismi a parte, alzi la mano chi almeno una volta si è vergognato di vedere ragazzini napoletani, in un luogo estivo, rompere beni urbani per il solo gusto di farlo.

Lunga vita a Napoli! In attesa di un anno lavorativo pieno di opportunità e di crescita per questa regione, buona estate a tutti, a chi rispetta le regole, a chi fa finta di rispettarle, agli snob e ai comprensivi, e a chi fa casino nei luoghi estivi, sperando che anche la parte più “verace” di questa Napoli possa avere le meritate opportunità per far crescere i propri figli in modo più civile. Una volta concesse le giuste opportunità a tutti, probabilmente le differenze culturali e comportamentali andranno attenuandosi.

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