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giovedì, Ottobre 28, 2021

San Sebastiano, “Save Me” lancia un grido d’allarme

Il neopresidente della locale protezione civile, Armando Madeo, sfoga tutto il suo disappunto in una conferenza stampa.

Lunedì 2 luglio, l’appuntamento è alla mezza, presso la sede della protezione civile di San Sebastiano al Vesuvio, in Via Michele Capasso; l’associazione “Save me”, tra le più antiche del Vesuviano, ha sede presso il cosiddetto nuovo belvedere, che di nuovo e bello da vedere ha ben poco. Il contesto è fatiscente, sia all’interno che al di fuori della struttura. In più punti il cemento e spaccato dalla ruggine, sia da quella della sua armatura, sia da quella delle inferriate, ormai cadenti. Gli spazi sottostanti l’edificio sono adibiti a orinatoio pubblico o a discarica di rifiuti ingombranti, il sopravvento della vegetazione spontanea fa poi il resto; l’interno, dove i giornalisti intervenuti ascoltano le rimostranze di Madeo mostra evidenti infiltrazioni d’acqua.

In questo contesto, non certamente incoraggiante, si sommano le difficoltà del nuovo presidente che lamenta la distanza istituzionale.La prima difficoltà riscontrata da Madeo è stata l’impossibilità ad assicurare gli iscritti all’associazione: «Se tu non assicuri i volontari tu non puoi continuare a fare attività di volontariato! Questo in base alla 266 del ’91. Davanti a questo stato delle cose il sottoscritto ha fatto una lettera alla regione Campania, dove si dichiara l’impossibilità economica per rinnovare l’assicurazione ai volontari e ai mezzi. Se infatti esiste una convenzione tra l’ente e l’associazione, l’ente è obbligato a pagare l’assicurazione ai volontari, ma il comune non è mai stato convenzionato con l’associazione.

In verità c’è una delibera del 2000 in cui si specifica la fusione del nucleo comunale di San Sebastiano con l’associazione di protezione civile “Save me”, con l’affidamento di questa struttura. L’unica cosa, il comune si faceva carico delle utenze e l’associazione si occupava invece della ristrutturazione, con quali soldi, non ve lo so dire! A questo punto ho voluto prendere la palla al balzo in questa sorta di contrattualizzazione dei contratti locativi, la delibera 63 del 23 maggio, dove praticamente si chiedeva a tutti i signori che occupano gli immobili comunali di contrattualizzare, di vedere quanto pagare! Tra tutte queste persone, che io sappia, solo il sottoscritto ha presentato la domanda. Ora bisogna vedere quanto il comune vorrà far pagare di fitto alla protezione civile per locali che cadono letteralmente a pezzi!

Ora noi, che come abbiamo comunicato alla regione stiamo in pratica chiudendo, vorremmo sapere loro dove vogliono arrivare. Io dico sì vogliamo fare la contrattualizzazione di quest’immobile ma dovete fare, con quest’associazione, anche la convenzione! Contemporaneamente!Perché se non ci volete convenzionare è inutile che occupiamo un immobile comunale senza darvi un servizio! Inoltre abbiamo fatto ultimamente una richiesta di occupazione di suolo pubblico, per autosovvenzionarci, oltre al patrocinio, che non è arrivato e senza spiegazione alcuna!
Non ci sono, nel comune di San Sebastiano, 2000€ annui per assicurare i volontari della protezione civile!

Ovviamente se qualora vi dovesse essere una richiesta di danaro esosa per questi locali fatiscenti, se dovesse esserci una durata del contratto breve, e non lunga come richiesta, ovviamente, la “Save me” rinuncerà alla stipula del contratto e attenderà che tutte le associazioni vengano cacciate dagli immobili comunali così come tutte quelle che non hanno presentato la domanda di regolarizzazione del contratto!»Non resta che aspettare, attendere che il comune batta un colpo! Sperare che gli amministratori capiscano l’importanza e la funzionalità di un servizio di protezione civile a San Sebastiano.

Eppure, al di là della contingenza, la cittadina è all’ombra del Vesuvio, in un territorio sismico e idrogeologicamente instabile come il resto della Penisola, non sarebbe quindi opportuno munirsi di un corpo specializzato e soprattutto motivato di volontari per la salvaguardia del territorio? O si spera anche qui di lucrare sulle future emergenze?

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