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San Giuseppe Vesuviano. Continuano gli incendi dei rifiuti industriali

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Via Dell’Amaranto ore 14,30 del 17 dicembre, una grossa colonna di fumo nero segnala che è in corso un altro scempio ambientale. FOTOGALLERY

Via Dell’Amaranto in realtà non è una strada, è solo l’accesso di alcuni fondi agricoli alla strada pubblica, via Martiri di Nassiriya. Questo sentiero, insieme ad un altro centinaio di vicoli e cortili privati o semplici accessi alla via pubblica entrarono nella riforma della toponomastica cittadina portata avanti dall’ex amministrazione Ambrosio nel 2007. In realtà era lo schermo dietro cui nascondere la semina di circa 1500 punti luce,in buona parte in aree private, che l’allora amministrazione Ambrosio fece su tutto il territorio comunale dal 2002 al 2007 per assicurarsi la rielezione,operazione che demolì totalmente l’impianto della pubblica illuminazione cittadina.

Oggi questo sentiero è diventato l’obbiettivo preferito da criminali senza scrupolo che lo usano per scaricare le centinaia di sacconi industriali pieni di scarti tessili prodotti dalla miriade di fabbrichette, in gran parte a nero, presenti nel comprensorio Vesuviano. Anche perchè a seguito dell’attività repressiva messa in campo dal Comando Polizia Locale di San Giuseppe Vesuviano agli ordine del Dott. Ciro Cirillo gli opifici Sangiuseppesi fuori regola sono oramai una rarità. Solo nel corso del 2013 sono più di sessanta le aziende chiuse per mancato rispetto della normativa sullo smaltimento dei rifiuti industriali, quindi, visto la vicinanza dell’uscita della SS 268 di via Martiri di Nassiriya è ipotizzabile che quel materiale provenga da qualche altro Comune della zona.

Sul posto sono intervenute una volante della Polizia di Stato e un grosso camion dei Vigili del Fuoco che si sono limitati a spegnere le fiamme. Completata l’opera di spegnimento i VV.FF hanno provveduto ad informare il Comune, come da prassi, per la messa in sicurezza del sito, anche perchè sull’altro lato del sentiero vi sono altrettanti sacconi pieni di ritagli tessili pronti per essere dati alle fiamme per far posto ad altro materiale. La storia oramai si ripete da quasi 15 anni,grossi cumuli di rifiuti industriali prendono fuoco, solo in pochi casi arrivano i VV.FF. per spegnere le ultime fiamme e nella totalità dei casi i responsabili non vengono individuati.

Una dicitura che assolve un po’ tutti, la politica, le istituzioni e la società civile sempre più distratta da altre urgenze e che si accorge del dramma che stiamo vivendo solo quando gli entra in casa sotto forma di tumore o leucemia.
Camminando lungo il sentiero si avverte sempre lo stesso tanfo di morte, l’aria in prossimità delle ceneri è irrespirabile eppure tutto intorno vi è una calma spettrale, i vicini sono intenti alle loro attività e nessuno si interessa della catastrofe ambientale a pochi metri dalle abitazioni. Riscuote molto più attenzione un micro tamponamento nel traffico che venti quintali di scarti tessili andati in fumo.

Visti da qui i proclami del sindaco, Avv. Catapano, durante il consiglio comunale monotematico sui rifiuti: “stiamo contrastando lo sversamento abusivo, abbiamo chiuso 61 fabbriche tessili, gli incendi sono scomparsi”, stridono come le unghie sul vetro. E’ vero, molte fabbriche sono state sequestrate e chiuse d’autorità dal Comando Polizia Locale, ma poi il magistrato ha rimosso i sigilli prendendo per buono il ricorso presentato dagli avvocati difensori infarcito di buoni propositi ed un bel contratto smaltimento rifiuti industriali nuovo di zecca, peccato che poi la rimozione dei sigilli sia servita solo per avere accesso ai locali,smontare le macchine,prelevare il tessuto e i capi finiti,per riaprire in un’altra via e ripartire d’accapo mentre la Procura della Repubblica inizia una causa penale che finirà nel buco nero della Giustizia in Italia.

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