“Fraternità, fondamento e via per la pace: questo il messaggio di Papa Francesco in occasione della 46° edizione della Marcia nazionale per la pace”.
Il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace (1 gennaio), “Fraternità, fondamento e via per la pace“, farà da perno alla 46ª edizione della Marcia nazionale per la pace che quest’anno, organizzata sempre dalla CEI, si svolgerà il 31 dicembre a Campobasso. Ancora una volta la Marcia vuole dare un messaggio forte, attraverso il digiuno e la testimonianza dello spirito di fraternità. Ci troviamo anche alla vigilia del centenario della I Guerra mondiale del 1914/18.
E l’invito è a ricordarla non nella logica della ‘Grande guerra’ fatta di enfasi ed esaltazione, ma come la “inutile strage”, secondo la severa definizione che ne diede un contemporaneo di primo piano, papa Benedetto XV, il 1° agosto 1917. Il magistero sociale della Chiesa ha cercato di far capire sempre che la guerra è terribilmente disumana ed è una pazzia pensare possa risolvere i problemi. La guerra non è mai nè giusta nè legittima, è sempre crudele e senza risposte. Un esempio recente possiamo identificarlo nella forza della preghiera dell’iniziativa di Papa Francesco per la Siria il 7 settembre, che ha scongiurato i missili già orientati su Damasco, come nel 1963 fece Giovanni XXIII con i missili americani già pronti a colpire Cuba. La Giornata mondiale della Pace è stata voluta da Paolo VI e viene celebrata il primo giorno di ogni anno.
Il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace viene inviato alle Chiese particolari e alle cancellerie di tutto il mondo, per richiamare il valore essenziale della pace e la necessità di operare instancabilmente per conseguirla. Papa Francesco ha scelto come tema del suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace la >fraternità. Sin dall’inizio del suo ministero di vescovo di Roma, il Papa ha sottolineato l’importanza di superare una “cultura dello scarto” e di promuovere la “cultura dell’incontro“, per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico. La fraternità è una >dote che ogni uomo e donna reca con sè in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre. Davanti ai molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismi -, la fraternità è >fondamento e via per la pace.
La cultura del benessere fa perdere il senso della >responsabilità e della relazione fraterna. Gli altri, anzichè nostri “simili”, appaiono antagonisti o nemici e sono spesso “cosificati”. Non è raro che i poveri e i bisognosi siano considerati un “fardello”, un impedimento allo sviluppo. Tutt’al più sono oggetto di aiuto assistenzialistico o compassionevole. Non sono visti cioè come >fratelli, chiamati a condividere i doni del creato, i beni del progresso e della cultura, a partecipare alla stessa >mensa della vita in pienezza, ad essere protagonisti dello sviluppo integrale ed inclusivo. La fraternità, dono e impegno che viene da Dio Padre, sollecita all’impegno di essere solidali contro le diseguaglianze e la povertà che indeboliscono il vivere sociale, a prendersi cura di ogni persona, specie del più piccolo ed indifeso, ad amarla come se stessi, con il cuore stesso di Gesù Cristo.
In un mondo che accresce costantemente la propria interdipendenza, non può mancare il bene della fraternità, che vince il diffondersi di quella >globalizzazione dell’indifferenza, alla quale Papa Francesco ha più volte accennato. La >globalizzazione dell’indifferenza deve lasciare posto ad una >globalizzazione della fraternitàLa fraternità impronti tutti gli aspetti della vita, compresi l’economia, la finanza, la società civile, la politica, la ricerca, lo sviluppo, le istituzioni pubbliche e culturali. Papa Francesco, all’inizio del suo ministero, con un Messaggio che si pone in continuità con quello dei suoi Predecessori, propone a tutti la via della fraternità, per dare un volto più umano al mondo.
E questo deve essere l’impegno di tutti noi. Solo così il mondo, al di là delle tante parole, sarà finalmente “bello”. Pieno di speranza e di fraternità.
(>Fonte foto: Rete internet)





