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RADIOGRAFIA DELLE PAROLE

Chi riesce a trovare la soluzione di un indovinello rafforza la propria autostima.

Arriva alquanto trafelato il dottorino, visibilmente eccitato, anche se, altrettanto visibile, appare in lui lo sforzo, motivato dal timore di arrecare molestia e di apparire immodesto, di esercitare il suo self-control. Comprensibile la sua eccitazione perchè ha finalmente trovato la soluzione dell”indovinello che lui stesso aveva proposto e ora sente nel suo intimo confermata, anzi vieppiù accresciuta e rafforzata, la sua autostima, potendosi annoverare, pensa, se non proprio tra le persone sapienti, almeno tra quelle dotate di una buona dose di intelligenza.

Trova il prof. Carlo A. e il collega Eligio Ligio impegnati in una serena diatriba su una questione a loro giudizio di non marginale importanza: se l”indovinello e l”enigma non possano considerarsi forme diverse, alternative, di una attività della mente, quella associativa, che presiede alla strutturazione delle similitudini e delle metafore e insomma alla produzione del linguaggio figurato di cui fanno largo uso i poeti ma anche tantissime persone che poeti non sono.

A sostegno di questa tesi, il prof. Carlo cita un”affermazione di Giampaolo Dossena, lo studioso di linguistica e letteratura morto nel febbraio scorso, a proposito del famoso “indovinello veronese”, che, come si sa, un amanuense del IX secolo, sicuramente un religioso, forse in un momento di pausa nel suo lavoro estenuante (oggi si direbbe alienante!), o a conclusione dello stesso, vergò in calce alla pergamena su cui aveva appena finito di copiare, nella sala della biblioteca capitolare di Verona dove appunto si realizzavano i manoscritti: “Se pareba boves, alba pratalia araba/ albo versorio teneba, negro semen seminaba/ Gratias tibi agimus, onnipotens sempiterne Deus”
(Spingeva innanzi i buoi, arava i prati bianchi/ teneva un bianco aratro, seminava un seme nero./ Ti ringraziamo o potente, sempiterno Iddio).

Si tratta di due versi, esametri ritmici, composti in una lingua latineggiante ma già contaminata con un certo numero di volgarismi, cui fa da contrappunto il terzo rigo che presenta una espressione rituale in latino corretto.
Scrive dunque il Dossena: “Le immagini sono chiare: mignolo e anulare stanno appoggiati sul foglio, medio indice e pollice stringono la penna e la guidano a fare i solchi cioè a tracciare le linee delle lettere, delle parole. Le dita sono buoi, la penna è aratro, il foglio è un prato bianco, l”inchiostro è un seme nero:Ma non è detto che questo sia un indovinello. Sembra piuttosto un epigramma, una metafora della scrittura:”.

“In questo caso non posso non convenire – ammette il prof. Eligio Ligio – in quanto nel povero “lavoratore della penna” non ci fu quasi sicuramente nessuna intenzione di comporre e di proporre a chicchessia un indovinello, bensì scrisse quelle tre righe unicamente per uno sfogo della sua stanchezza e gli capitò di cogliere la somiglianza tra la sua fatica e quella altrettanto dura dell”aratore e del seminatore. Non posso invece essere d”accordo quando si sostiene l”esistenza di un parallelismo generale costante tra l”indovinello (o l”enigma) e la metafora, in quanto diversa è l”intenzionalità che produce l”uno e l”altro e diversa è la finalità nei due casi.

Nell”indovinello si nasconde qualcosa e si sfida un avversario a scoprirlo, con la metafora si ricorre ad una immagine per mostrare con maggiore evidenza un qualcosa che è già chiaro e permettere così al lettore o all”ascoltatore di cogliere e comprendere più agevolmente (vedendolo quasi rappresentato) quello che gli si voleva comunicare.”

Il prof. Carlo precisa che egli intendeva solo far notare che nella costruzione dell”indovinello e della metafora interveniva un”unica capacità della mente che è conoscitiva e associativa insieme, atta appunto a collegare in una rete di nessi logici e semantici i diversi aspetti del reale.
Intanto, l”esimio prof. Carlo, sbircia di sottecchi il dottorino, finge ad arte di non ricordarsi dell”ultimo incontro e un po” si diverte a vederlo fremere nel crogiolo dei suoi sentimenti contrastanti. Alla fine decide che può bastare, pone fine alla tortura, lo fissa con intenzione, incontra il suo sguardo subito acceso: “E allora? – lo interpella – Cotesto tuo indovinello:per meglio dire, il poetico indovinello creato, o più esattamente trovato, da Giampaolo Dossena e da te propostoci, l”hai poi risolto?”

“Ora ricordo il libro e lo scritto del Dossena che riportava l”indovinello:sì, sì: una volta compresa e “disambiguata” l”ambiguità della parola bisenso “ratto” e individuati i due significati di “veloce” e “topo”, è stato facile leggere la frase nel suo duplice senso (“Maggio – Ratto trascorse e a noi rose dispensa”)”.
“Non ti sarà sfuggito – ribatte tarlescamente il prof. – che si tratta di indovinello destinato ad esser letto piuttosto che detto, per il fatto, già esplicitamente sottolineato dall”autore del testo, che il lemma “rose” si pronunzierebbe in modo diverso nelle due situazioni, essendo un omografo ma non un omofono; infatti nel significato di “fiore” ha la “o” aperta e la “s” sorda, nel significato di “voce del verbo rodere” ha la “o” chiusa e la “s” sonora.

Vorrei anche farti notare che questo tipo di indovinello si potrebbe definire “implicito” nel senso che è già presente, naturalmente, nelle parole appunto bisenso o polisenso. Abbiamo d”altronde già avuto modo di evidenziare quanta ricchezza semantica è sepolta nelle parole e basta aver un po” di voglia di divertirsi a far la radiografia alle parole stesse per avere delle piacevoli sorprese.

Prendiamo ad esempio le “parole-sciarada”, che io chiamo “parole pregne (=gravide, incinte)” per la loro caratteristica di portare in grembo due o tre altre parole. Ve ne dico solo alcune ma ognuno ne può trovare con un po” di sguardo “radiografico” a bizzeffe: anni-dare, bus-sole, circo-stanza, colla-bora-tori, equino-zio, maggio-renne, mai-ali, nota-bile, orchi-dea, oro-scopo, peri-ferie, pizzi-cotti, raggi-ungere, zucche-rare.
(continua)

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