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“I POLITICI VANNO RICHIAMATI AL SENSO DEL DOVERE”

Il Rapporto annuale dell”Istat ha fotografato un” Italia con milioni di famiglie in difficoltà. I politici, invece, si perdono dietro foto e feste mentre aumentano le ingiustizie sociali e i problemi veri della gente.
Di don Aniello Tortora

Alla fine del mese di maggio l”ISTAT ha presentato il “Rapporto annuale” con la situazione dell”Italia nel 2008. E” la fotografia del Paese “scattata” poco prima dell”attuale crisi economica. Anche se ci sono segnali di recupero e sviluppo, il Sud Italia rimane nettamente dietro, 5 milioni di famiglie sono in difficoltà, cresce la disoccupazione tra gli uomini con figli.

Il 36,3% (8,8 milioni) vive in condizioni di “relativo benessere”; il 41,5 % (10 milioni) non ha disagi economici; il 22,2 % (5,3 milioni) ha difficoltà economiche. Tra i nuclei familiari in crisi l”83,5 % non ha risorse per affrontare una spesa imprevista di 700 euro. Il 6,3 % ha problemi di bilancio e spesa quotidiana e rischi di arretrati nei pagamenti di affitto e di bollette varie. Anche la presenza di quattro milioni di stranieri, capaci di spostarsi dal Nord al Sud del Paese è un dato su cui riflettere. La grande capacità di adattamento delle piccole e medie imprese è un dato sicuramente positivo.

Ma la cosa più impressionante di questa “fotografia” del paese è l”identikit del “nuovo disoccupato”, vittima della crisi: un uomo di mezza età, sposato o convivente, spesso con responsabilità familiari. Il nuovo disoccupato è un uomo tra i 35 e i 54 anni, residente al centro-nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria, ex-occupato nell”industria.

Un altro “aspetto preoccupante” è la diminuzione del tasso di occupazione dei papà. Tra il 2007 ed il 2008 i padri con un lavoro part-time, a termine o con una collaborazione sono più di 17mila in più. Al contrario, quelli con un”occupazione a tempo pieno e con durata indeterminata risultano essere 107 mila in meno ( 73mila tra i 35-44 anni).
Il mercato del lavoro evidenzia ancora un divario strutturale tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche nel Mezzogiorno ci sono territori in controtendenza.

L”analisi del mercato del lavoro, pur nel “quadro strutturale dell”accentuato divario territoriale tra il Centronord e Mezzogiorno”, mette in evidenza “alcune aree in difficoltà nelle ripartizioni centro-settentrionali” che nel complesso sono invece caratterizzate da buone condizioni occupazionali particolarmente positive in Umbria e Toscana, e per contro “aree forti al Sud e nelle Isole”, dove invece il quadro generale è critico.
Più in dettaglio, segnala l”Istat, numerosi sistemi costieri della Sardegna e dell”Abruzzo si caratterizzano per tassi di disoccupazione medio-alti e tassi di disoccupazione contenuti.

Le situazioni più critiche sono localizzate (tanto per non cambiare!) in Campania, Calabria e Sicilia. Una parola bisogna spenderla per il precariato e per i lavoratori atipici. Quasi la metà degli atipici possiede un”esperienza almeno decennale. Se, infatti, il lavoro atipico rappresenta la principale modalità di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, questo tipo di contratto riguarda sempre più gli occupati adulti.

Nel 2008, gli atipici (tra dipendenti a termine e collaboratori) sono quasi 2,8 milioni, mentre gli occupati standard ( a tempo pieno e durata indeterminata) sono circa 18 milioni e i lavoratori parzialmente standard ( tempo parziale e con durata non predeterminata) sono 2,6 milioni.
E, (nel 2008) l”occupazione standard appare sostanzialmente stabile rispetto al 2007, risultato della diminuzione del lavoro autonomo (-104mila unità) e dell”incremento di quello dipendente (+106mila unità). La stessa Fiat di Pomigliano d”Arco non riesce da mesi ad assicurare una settimana completa di lavoro ai suoi operai e a luglio sarà ferma per quasi tutto il mese.

Questo in sintesi il “quadro” delle condizioni economiche degli italiani.
A questo punto tutti possiamo e dobbiamo fare qualche riflessione e porci alcuni interrogativi:
Perchè aumenta sempre di più il divario Nord-Sud? Cosa si sta facendo per migliorare le condizioni dei lavoratori? È mai possibile che nel 2009 si parli ancora di “lavoratori” atipici? Tanti padri di famiglia (anche nelle nostro territorio) perdono il lavoro: chi li pensa? E per le famiglie in difficoltà (5milioni!) quali politiche? Come mai non si vogliono “vedere” i problemi e cercare di dare loro soluzione?

Mi fermo qui, ma le domande potrebbero essere tantissime, a leggere questi dati. E si pensi che sono precedenti alla crisi. Immaginiamo quelli del prossimo anno.
I nostri politici vanno tutti richiamati al senso del dovere. Sono chiamati a risolvere i problemi veri della gente, specialmente quella più debole, a colmare le tante ingiustizie sociali.
In questo periodo della nostra storia repubblicana e democratica stiamo assistendo ad un vero imbarbarimento della politica. Mai, credo, per il passato, si è toccato un fondo così abissale.
Qualche volta penso che certe “masturbazioni medianiche” (vedi caso- veline, Casoria e Villa Certosa, mercato e stipendi dei calciatori) siano inventate ad arte per “anestetizzare” l”opinione pubblica e per non affrontare i veri problemi.

La stessa opposizione (insieme a tanti) è caduta nel tranello e dà dimostrazione di mancanza di progettualità, incapace, confusa, divisa, insignificante per reggere al confronto con la maggioranza. Anche la campagna elettorale è stata vuota, litigiosa, piena di bugie, senza programmi. I problemi reali della gente mancano sempre nell”agenda di coloro che si impegnano in politica.
Cӏ bisogno di linfa nuova e vitale. I giovani vogliono impegnarsi. Basta fare loro spazio.

Cosa che i “vecchi” (in tutti i sensi) e i “padroni-professionisti” della politica devono assolutamente capire. È necessario un ricambio generazionale. In questo anche la Chiesa deve continuare a dare il suo contributo, per annunciare-denunciare-rinunciare e dare speranza alla società e all”uomo di oggi.

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