La disfatta dal centro-sinistra ha origine nel crollo di legittimazione e credibilità del governo regionale. Troppi i privilegiati per appartenenza e fedeltà.
Di Amato Lamberti
Anche i risultati delle elezioni amministrative testimoniano la fortissima avanzata del centrodestra ai danni del centrosinistra. In particolare, in Campania, dove tre amministrazioni provinciali governate da almeno tre mandati, vale a dire quattordici anni, dal centrosinistra sono passate, al primo turno, al centrodestra. Tre realtà diverse, Napoli, Salerno e Avellino,accomunate da uno stesso destino, pur con problemi molto diversi, sia a livello di territorio che di popolazione.
La punizione degli elettori è stata tanto forte e inaspettata, almeno per quanto riguarda le dimensioni, da far pensare ad uno o più fattori generali, se non strutturali, che abbiano giocato un ruolo decisivo. Sicuramente, come molti commentatori avevano presagito, un ruolo importante è stato svolto dal crollo di legittimazione e di credibilità del governo regionale di centro sinistra conseguente al disastro sociale e gestionale dell”emergenza rifiuti, con il corollario delle accuse di malversazione e dell”apertura di indagini della Magistratura.
L”intervento del Governo e dello stesso premier Berlusconi, che comunque ha avuto il coraggio di metterci la faccia, con un intervento-tampone ma comunque apparentemente risolutivo, anche perchè giocato con grande capacità mediatica, ha finito per togliere ogni credibilità al governo regionale, e, praticamente, restituirlo demonizzato, e con esso, tutto il centrosinistra, all”opinione pubblica. D”altra parte, il gioco è facile: poichè nessuno dei presidenti di provincia ha saputo e/o voluto contrastare il disastro che la Regione stava portando avanti, non sono potuti sfuggire all”accusa di essere stati consenzienti se non conniventi.
Ma io credo che il fattore più importante, che accomuna tutto il centrosinistra, al di là del fatto di governare la Regione, le Province o i Comuni, sia stato quello di privilegiare, anche in modo spropositato, l”appartenenza, la fedeltà, il comune sentire, nelle pratiche quotidiane di governo. Il risultato è stato quello della costruzione di un esercito di consulenti che hanno finito per sostituire anche funzionari e dirigenti delle pubbliche amministrazioni, ma anche quello dell”attivazione di innumerevoli gruppi chiusi di professionisti di fiducia, dai medici agli ingegneri, dagli avvocati agli architetti, dagli artisti ai cineasti e teatranti, con i quali occupare tutte le posizioni di direzione e comando e tra i quali spartire tutte le opportunità di incarichi, di consulenza, di presidenze, di consigli d”amministrazione.
In tutti questi anni, o facevi parte di questi gruppi chiusi (ricordate Diametro?), o non lavoravi; e questo a Napoli, a Salerno, ad Avellino, a Casoria, a Pomigliano, a Pozzuoli, ecc., ecc., dovunque governasse il centrosinistra. Il lato paradossale è che la sinistra andò al governo delle realtà locali con la parola d”ordine della lotta al sistema democristiano che privilegiava l”appartenenza sulla competenza. Nemesi storica: oggi è la destra che fa suo questo slogan, contro la sinistra che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia e di distinzione.
Siamo convinti che se ne dimenticherà presto, perchè il clientelismo, come si diceva una volta, è la forma consolidata di governo nel Mezzogiorno.

