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“QUESTA CLASSE POLITICA É ETICAMENTE DEBOLE”

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Le parole del Card. Bagnasco, in occasione del Consiglio Episcopale, hanno centrato bene la grave crisi che stiamo vivendo. Questa classe politica ha compiuto uno scempio sociale. Di Don Aniello Tortora

Visto l’attuale momento politico-sociale che stiamo vivendo, la prolusione del Card. Bagnasco, illustrata in occasione del Consiglio Episcopale Permanente tenuto ad Ancona, è stata certamente quella più attesa e seguita.
Il cardinale Presidente della Cei, prima di affrontare il tema della politica, ha parlato della crisi economica, delle tasse e dei giovani.
Riporto qui alcuni stralci del suo discorso.

«La crisi economica e finanziaria che, a partire dal 2009, ha investito in pratica il mondo intero non è finita. Non mancano germi di nuovo, segnali di ripresa e di innovazione, con esperimenti rilevanti nelle relazioni lavorative, ma persistono varie situazioni impaludate. E dentro ciascuna di esse ci sono persone e, di conseguenza, famiglie in grande allarme e in comprensibile sofferenza. Noi siamo anzitutto con loro».

Affrontando, poi, la crisi dei giovani Bagnasco, dopo aver fatto un rapido riferimento alla contestazione studentesca ha detto che «la disoccupazione giovanile è un dramma per l’intera società, e non solo per i giovani direttamente interessati. Stando alle statistiche, ci sono oltre due milioni di giovani tra i 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né ormai cercano più un impiego. Dicono di saper già di non trovarne uno stabile e sono poco disponibili ad abbracciarne uno qualsiasi. La svalutazione del lavoro manuale, anche specializzato, è evidente. E questo non è un bene. Il mondo degli adulti, secondo le diverse responsabilità, è in debito nei confronti delle nuove generazioni, “in debito di futuro”».

Facendo fronte, in seguito, ad un altro tema sociale molto delicato Bagnasco così ha proseguito: «Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale. Chi fa il furbo non va ammirato né emulato. Il settimo comandamento, “Non rubare”, resiste con tutta la sua intrinseca perentorietà anche in una prospettiva sociale».

È passato poi a parlare della questione più attesa del suo discorso, l’attualità della politica.
Riporto integralmente questo passaggio.

«Come ho già più volte auspicato, bisogna che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni. Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese».

«La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative. Come ho già avuto modo di dire, “chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)”. Dalla situazione presente – comunque si chiariranno le cose – nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi, né per ritenersi vincitore».

«Troppi oggi – seppur ciascuno a modo suo – contribuiscono al turbamento generale, a una certa confusione, a un clima di reciproca delegittimazione. E questo − facile a prevedersi − potrebbe lasciare nell’animo collettivo segni anche profondi, se non vere e proprie ferite. La comunità nazionale ha indubbiamente una propria robustezza e non si lascia facilmente incantare né distrarre dai propri compiti quotidiani. Tuttavia, è possibile che taluni sottili veleni si insinuino nelle psicologie come nelle relazioni, e in tal modo – Dio non voglia! – si affermino modelli mentali e di comportamento radicalmente faziosi. Forse che questo non sarebbe un attentato grave alla coesione sociale? E quale futuro comune potrà risultare, se il terreno in cui il Paese vive rimanesse inquinato?».

«È necessario fermarsi − tutti − in tempo, fare chiarezza in modo sollecito e pacato, e nelle sedi appropriate, dando ascolto alla voce del Paese che chiede di essere accompagnato con lungimiranza ed efficacia senza avventurismi, a cominciare dal fronte dell’etica della vita, della famiglia, della solidarietà e del lavoro».

A me pare proprio che il cardinale Bagnasco abbia colpito nel segno, al di là delle strumentalizzazioni politiche di parte. È giunta l’ora del cambiamento. Non ne possiamo più! Così non andiamo da nessuna parte. Una cosa è certa: questa classe politica ha fatto il suo (“cattivo”) tempo e tutti devono andarsene a casa per meditare seriamente a quale scempio sociale hanno portato il Paese.

C’è bisogno di vero rinnovamento e i giovani devono diventarne i protagonisti. Il mondo degli adulti deve avere il coraggio di dare loro ampio “spazio di manovra”. E la chiesa è con loro.
(Fonte foto: Rete Internet)

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