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Quest”oggi, la nostra rubrica si sofferma sulle responsabilità dell”insegnante. Ragioniamo sulla cosiddetta culpa in vigilando, presentando il caso di un alunno che ha subito danni a causa di una gomitata.

Duro è il compito di chi insegna! Dalla situazione che di seguito andiamo a presentare, è evidente come chi è preposto al delicato compito di educare ed insegnare in ambito scolastico, debba non solo programmare gli interventi didattici, ma anche pensare ad eventuali danni o conseguenze che nel corso dello svolgimento delle attività possono verificarsi.

Il caso. Danni subiti dall’ alunno a causa di una gomitata. Cass. Civ.sent. 22 aprile 2009, n. 9542: culpa in vigilando.
La Corte territoriale osservava per quanto interessa: il B., mentre teneva il flauto tra le labbra apprestandosi a suonarlo, era stato colpito, con un movimento del tutto anomalo ed estraneo alla normalità, da un compagno con una gomitata che gli aveva procurato la rottura di due incisivi; alla condotta quanto meno colposa dell’allievo che aveva tenuto il comportamento descritto conseguiva la responsabilità degli insegnanti e, quindi, della pubblica amministrazione per culpa in vigilando ex art. 2048 c.c.; la prova liberatoria era risultata carente essendo venuta meno l’inammissibile prova testimoniale resa dai due insegnati.

Motivi della decisione.
È orientamento giurisprudenziale costante che, in tema di responsabilità dell’amministrazione scolastica "ex" L. n. 312 del 1980, art. 61, sul danneggiato incombe l’onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell’obbligo di sorveglianza, mentre spetta all’amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto.

È, altresì, pacifico (Cass. Sez. 3^, n. 2657 del 2003) che, per superare la presunzione di responsabilità che ex art. 2048 c.c., grava sull’insegnante per il fatto illecito dell’allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l’inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale.

In linea di diritto la sentenza in questione si è attenuta ai principi sopra enunciati. In punto di fatto ha ritenuto che le deduzioni attinenti all’asserita repentinità dell’evento si risolvessero, per un verso, in mere petizioni di principio e, per altro verso, risultassero insufficienti, considerata la latitudine della prova incombente sul Ministero, prova che avrebbe dovuto dimostrare l’avvenuta adozione di misure preventive necessarie a consentire sia la libertà dei movimenti degli allievi, sia l’ordinato svolgimento della lezione.

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