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giovedì, Dicembre 2, 2021

Prove di diluvio

Saranno state le profezie dei maya o quelle di qualche altro menagramo dalle apocalittiche e iettatorie tendenze ma ormai la gente non è più capace di convivere con la natura e le sue presunte o reali bizzarrie. La cronaca di queste ore.

“Alle diciotto comincia il giudizio universale!” Così iniziava un ironico film di Vittorio de Sica, un bianco e nero degli anni sessanta, dove una ieratica voce divina paventava il giudizio finale per l’umanità intera.

Ieri ci sembrava di vivere una simile situazione dove, imminente, doveva giungere il diluvio della biblica collera ma proprio come nel film, alla fine, tutto terminerà, almeno stavolta, a tarallucci e vino. Sarà che c’abbiamo la coscienza sporca, e un po’ di scheletri nell’armadio li abbiamo un po’tutti, tanto da temere l’ira divina, ma ieri mattina, dopo il diffondersi delle voci d’allerta meteo e quelle di alcuni sindaci che avevano ordinato la chiusura delle scuole, molti genitori avevano incominciato a ritirare i propri figli da quegl’istituti scolastici del Vesuviano che non avevano ancora ricevuto direttive a riguardo.

A macchia d’olio s’incominciava così a diffondere quella psicosi di massa che, ben supportata anche da quella delle autorità, avrebbe avuto il suo culmine in serata, dove le strade, compresa la tangenziale, sembravano immerse nella pace e la quiete della città ferragostana. Molte attività sono state sospese, addirittura, a San Sebastiano al Vesuvio, un’auto dei vigili urbani intimava di non parcheggiare le automobili per strada, per evitare probabilmente che queste venissero trascinate dalla furia dell’imminente cataclisma. Tutti i parcheggi liberi! Ma dove le avranno messe tutte quelle vetture che normalmente intasano i marciapiedi? Mah! Potere della paura! Verso le venti, sulle città è calato un silenzio irreale, tutti nell’attesa della divina punizione!

Crediamo invece, che ancora una volta, si sia enfatizzato su una natura matrigna, accompagnata dalle fantomatiche forze del male, quelle che incombono sulle nostre misere vite, e che di volta in volta assumono i panni di ciò che è diverso da noi, e questo pur di non affrontare la dura realtà di un territorio martoriato e snaturato nella sua arcaica conformazione. Questo accade quando invece di assumersi le proprie responsabilità, chi amministra la cosa pubblica procrastina ciò che è necessariamente d’attualità, il dissesto idrogeologico del paese.

A San Sebastiano, ma anche a Pollena e nella maggior parte dei comuni vesuviani c’è un sistema di captazione delle acque obsoleto se non addirittura da considerarsi inesistente; a monte, i lagni sono sporchi intasati, inglobati ad abitazioni private o dalle loro fogne abusive, intombati e trasformati in strade; le acque piovane trasformano per questo le nostre vie in fiumi in piena e trascinano con sé tutto quello che incontrano. Abbiamo più volte in passato segnalato tali disfunzioni e disservizi assurdi (LEGGI) e viste le tragedie avvenute e quelle sfiorate ogni anno, non ci sembra proprio il caso di ridursi sotto all’evento per fare qualcosa.

Ma stavolta, come sembra, allertati anche dalla prefettura (sul sito in verità non abbiamo trovato cenno alcuno a tale situazione), i sindaci mettono le proverbiali mani avanti e prendono provvedimenti mai presi in passato. È anche vero che le immagini dello scorso autunno, l’assurda morte di Valeria Sodano a Pollena (LEGGI ) e di tutte le incredibili tragedie legate al dissesto idrogeologico, lasciano un segno indelebile, com’è vero che chiunque si prenda l’onere di dichiarare uno stato d’emergenza rischia poi di pagarne le conseguenze, quando tale non è, ma cosa s’è fatto da un anno a questa parte? Cosa hanno fatto i nostri sindaci oltre a non vigilare sulla speculazione edilizia e infischiandosene di un sistema fognario insufficiente e malridotto? Come risponderanno per le future tragedie? Che ci si è trovati davanti a un evento imprevedibile e di portata inaudita, che è stata un “bolla d’acqua”? No! Stavolta la tattica è diversa, si gioca d’anticipo.

E allora meglio mandare un’auto con megafono e sentirsi così la coscienza a posto, tanto le caditoie se le svuoteranno i cittadini con l’ormai proverbiale fai-da-te di San Sebastiano, così come ieri mattina molti hanno provato a fare con i propri mezzi, visto lo stato d’abbandono in cui da anni versano in tutto il paese, e del resto non si può vivere tutti a Via Leonardo da Vinci, dove ipertrofiche caditoie a bocca di lupo attendono con impazienza Cleopatra e le sue autunnali smanie pluviali.
(Fonte foto Rete Internet)

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