Nell’arte della prima metà del Settecento il ritorno ai più rigidi canoni classici non era certo favorito, ma ci fu già chi, guardando al classicismo secentesco, preannunciò l’imminente avvento del Neoclassicismo.
Difficile spiegare brevemente i motivi per cui, nel panorama artistico del XVIII secolo, nel giro di pochi decenni, il razionale Neoclassicismo spodestò l’irreale Barocco. Quello che tuttavia si può dire è che, nel Secolo dei Lumi, la ragione prese il sopravvento e un nuovo gusto, maturato da una società sempre più intellettuale, di colpo non trovò più gradevole l’irrazionalismo del Barocco. Per più di cento anni l’arte aveva cercato di rendere verosimili forme e storie immaginarie e fantastiche. Con l’ascesa del pensiero illuminista e l’affermarsi del metodo scientifico, tutto ciò fu abbandonato a favore di una maggiore praticità.
L’arte iniziò, in sostanza, a prendere coscienza del suo essere finzione, una caratteristica che per tutto il Barocco si era cercato di nascondere, e a manifestare la sua natura artificiale. Così, mentre Bernini fece di tutto per rendere verosimile l’opera d’arte, Canova fece altrettanto per renderla inverosimile. Nel Settecento si cercò, dunque, di far capire a tutti che l’arte era arte e pertanto non reale. Con questo pensiero si pose fine all’intento che aveva spinto la stragrande maggioranza dei maestri barocchi a perseguire con ogni mezzo la fusione dell’opera con il mondo reale.
Questo cambiamento fu favorito anche dalla nascita e dalla diffusione della disciplina della Storia dell’arte. La creazione di un vocabolario specifico e di una letteratura di genere, che spiegava il ruolo dell’artista e dell’arte nella storia, infatti, rendeva ovvia, a tutti, la separazione dell’immagine dipinta o scolpita dalla realtà circostante. Nessuna delle astuzie o degli artifici ottici, largamente usati nel corso del Barocco, poteva ora ingannare gli occhi esperti di questi intenditori e specialisti, al tempo stesso committenti e collezionisti di opere d’arte.
Così, eliminati tutti gli ornamenti e i fronzoli in eccesso, non restava altro che l’opera stessa, cioè quel pezzo di tela o quel pezzo di pietra dipinto o scolpito secondo canoni specifici, dettati da una teoria accademica che andava sempre più diffondendosi. Nuovi principi, che tuttavia affondavano le radici nella più radicale corrente classicista barocca, si diffusero velocemente tra gli artisti del secolo. Ma, ancor prima che Canova, David e Ingres facessero del Neoclassicismo un vero e proprio movimento artistico, alcuni pittori, già nella prima metà del Settecento, ispirandosi alle creazioni di artisti come Nicolas Poussin, preannunciarono il cambiamento.
Uno di loro fu il poco conosciuto Pompeo Girolamo Batoni, di Lucca, il cui stile maturo si avvicina molto a quello del suo giovane rivale Anton Raphael Mengs, unanimemente riconosciuto come il principale precursore del Neoclassicismo. L’Allegoria delle arti (foto) è un esempio di come Batoni, attingendo dalle opere del Poussin e da quelle più esplicitamente classiciste della scuola bolognese secentesca, già facesse uso di quelle linee semplici e quelle forme definite, dal gusto decisamente settecentesco, che caratterizzeranno poi le opere dei neoclassicisti.
Colpisce, al centro, la complicità di sguardi tra Pittura e Poesia, nonché il legame tra la stessa Pittura e la Scultura che si tengono per mano. È evidente che il Batoni fu una persona estremamente colta, che ben conosceva le teorie estetiche nate sulla scia degli scritti di Giovan Pietro Bellori. Con il suo profetico classicismo Batoni aprì, forse inconsapevolmente, un nuovo capitolo nella storia dell’arte italiana ed internazionale. Grazie a lui, ancora una volta, il progresso artistico dell’Europa passava per l’Italia. Dì lì a poco, tuttavia, Germania e Francia avrebbero iniziato a produrre correnti e stili propri, minacciando il predominio artistico italiano.
Sarà infatti proprio dopo la grande stagione del Settecento italiano, caratterizzato da figure come Canova, Tiepolo, Ricci e Canaletto, che la nostra arte cesserà di dettare legge nel continente. Si può dire, anzi, che il Neoclassicismo fu l’ultimo movimento artistico indissolubilmente legato al nostro Paese. Con l’avvento del Romanticismo l’Europa avrebbe riscoperto le sue radici, relegando l’Italia a quel ruolo marginale che, nel panorama artistico internazionale, ahimè, ancora oggi ricopre. Con Batoni e gli altri grandi maestri del Settecento, il Bel Paese poneva fine alla sua storica egemonia artistica.
(Fonte foto: Rete Internet)

