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Pompei. Riapre dopo i restauri la casa degli amorini dorati

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Gli Scavi di Pompei tornano al centro dell’attenzione pubblica. Questa volta, però, la notizia è decisamente positiva. Dopo alcuni anni di restauri, riapre al pubblico la Casa degli amorini dorati.

Quando si parla oggi di Scavi di Pompei, viene naturale parlare di cattiva gestione dei siti archeologici, di cattiva politica, locale o nazionale, di degrado e collusione. Pare così che la parola stessa, “Pompei”, sia divenuta, nel tempo, sinonimo di tutto ciò che possa esserci di sbagliato nella conduzione dei siti storico-artistici del nostro Paese. Già Winckelmann, nella seconda metà del Settecento, solo pochi anni dopo gli inizi della campagna di scavo pompeiana, criticò la “selvaggia” gestione dei lavori. Da allora, nell’arco dei secoli, il sito di Pompei è assurto ad emblema indiscusso dell’ “anti-sito” archeologico.

Così, quando qualche giorno fa è stata riaperta al pubblico, dopo due anni di restauri, la cosiddetta “Casa degli amorini dorati”, molti avranno pensato ad uno scherzo o ad un errore. La folla di turisti e curiosi accorsa, sotto il sole, ad ammirare una delle aree più affascinanti del sito pompeiano, deve essere stata spinta, infatti, dall’incredulità. Probabilmente, gli stessi turisti e curiosi avranno voluto scattare in fretta qualche foto prima che, nel giro di qualche settimana, o al massimo mese, la casa, come tutte le altre, crolli.

Ironia a parte, il restauro della “Casa degli amorini dorati” smentisce questo assurdo stereotipo pompeiano e, in generale, meridionale, per cui al Sud nulla può funzionare. Evidentemente conoscenze e risorse per risollevare l’immagine di degrado e collusione ci sono, ma non è facile gestire uno dei siti archeologici più grandi del mondo, che in Italia conta un numero di visitatori secondo solo a quello dell’area “Colosseo-Fori Imperiali” di Roma. L’apertura della domus, che prende il nome dai piccoli eroti che ornavano due dischi di vetro dorati, mostra quindi quanto, con i fondi della Soprintendenza, sia comunque possibile fare per gli Scavi di Pompei.

Il restauro della Casa non rientra infatti tra le iniziative, ancora da venire, del “Grande Progetto Pompei”, per le quali si farà uso di abbondanti finanziamenti europei, ma è un’idea nata e sviluppata in loco, che merita di essere riconosciuta e apprezzata. Perché, se è vero che pretendere un restauro e una manutenzione costante di tutto il sito è d’obbligo, dobbiamo pur sempre renderci conto delle enormi difficoltà di gestione del colosso pompeiano che, tuttavia, non giustificano i molti problemi del sito campano, per alcuni dei quali basterebbe semplicemente un minimo di organizzazione in più.

Il crollo di parti, più o meno grandi, di alcuni edifici del sito archeologico pompeiano, che ha messo in allerta negli ultimi anni tutta la comunità internazionale, è, insieme agli altri piccoli e grandi limiti del sito, più che altro, sintomo di una mentalità italiana, non solo meridionale, che da decenni mostra difficoltà ad adeguarsi a sistemi moderni, oltre che di gestione, di conservazione, tutela e valorizzazione. Ne sono un esempio le numerosissime equipe di archeologi stranieri che lavorano nei nostri siti, che dimostrano come, a differenza dell’Italia, all’estero si veda anche nella ricerca archeologica un’opportunità di guadagno e non un investimento “a fondo perduto”.

In attesa che la negligenza e l’ignoranza lasci per sempre il nostro Paese, vi invito dunque a visitare Pompei e a riscoprire, in tutto il suo ritrovato splendore, una delle domus più belle dell’antica città; dei suoi magnifici affreschi e dei suoi ricchi mosaici vi esorto a parlarne nei social network, altro tabù dell’ormai obsoleta industria culturale italiana.
(Fonte foto: Rete Internet)

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