Stanno finendo in pezzi le strutture dell’unico polmone verde dell’intero hinterland a est di Napoli. Il solo impianto del genere nel territorio che va da Giugliano a Nola. Fotogallery
Se si dà una sbirciata su Wikipedia si legge che “il parco pubblico di Pomigliano d’Arco è tra i più estesi del sud Italia, con i suoi circa 67.000 metri quadrati di superficie” e che “ nel passato, per lungo tempo, il suo territorio è stato luogo di deposito di rifiuti” ma che “dopo circa quattro anni di lavori è stato adibito a parco pubblico per ospitare manifestazioni ed eventi, anche di provata importanza, come il Pomigliano Jazz Festival”.
E poi, ancora, sempre su Wikipedia: “All’interno del parco pubblico vi sono prati, panchine, giardini a tema, percorsi ginnici, parco giochi per bimbi ed anche un ampio palco per le manifestazioni”. Infine i titoli acquisiti dalla vitale opera pubblica: “Nel 2003 il parco è entrato a far parte dell’Archivio Europeo degli Spazi Pubblici Urbani e nel 2005 è stato intitolato a papa Giovanni Paolo II”. Tutto esatto, tutto sacrosanto. C’è solo qualche “piccolo” particolare sfuggito, ma non poteva essere altrimenti, all’enciclopedia digitale per eccellenza: il parco pubblico di Pomigliano rischia di finire in pezzi. Senza un’urgente opera di risanamento la situazione si fa sempre più grave.
La scena che si presenta agli ingressi principali è di quelle impietose: vetri in frantumi, pezzi di vetro e ferro ovunque. La questione ha le radici nel progetto. Il piano prevedeva la realizzazione di un museo botanico all’interno di tre grandi capannoni di ferro e vetro. Il problema è che i capannoni, alti dodici metri e che costituiscono le entrate perimetrali del parco, sono stati realizzati ma del museo non c’è traccia, da sempre. Risultato: le megastrutture sono diventate la Mecca dei vandali. Stesso discorso vale per il palco centrale dedicato ai concerti, che in base a un appalto del Comune dovrebbe diventare un ristorante ma che per il momento è ancora avvolto da un ponteggio su cui non si vede lavorare mai nessuno.
Idem per l’ edificio in muratura che scorre lungo l’asse verticale dell’ingresso posizionato verso gli svincoli della superstrada. Uno dei locali abbandonati che si trovano all’interno è stato bruciato. Intanto c’è battaglia sul futuro dell’intero impianto. Gli ambientalisti premono per un utilizzo del tutto naturale. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dall’eliminazione dei tre grandi capannoni di ferro e vetro, palesemente inutili e che già all’epoca della loro costruzione fecero gridare allo scandalo, visto l’evidente spreco di danaro pubblico. Al loro posto potrebbe sorgere un semplice quanto molto più efficace e funzionale muro.
Ma finora il comune ha presentato un altro progetto che così com’è darebbe il via alla cementificazione di una cospicua fetta del parco. Resta nel frattempo il problema delle strutture vandalizzate: un pugno negli occhi ma soprattutto un pericolo reale per l’incolumità di tutti.



