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Pomigliano D’Arco. Gli operai Fiom: “Gelo anche nella Fiat”

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Ieri i diciannove lavoratori iscritti alla Fiom hanno voluto così commentare il loro primo giorno di lavoro nella newco Fabbrica Italia Pomigliano, la creazione del Marchionne pensiero. “Ci hanno accolto con freddezza”, riferiscono i metalmeccanici Cgil.

Alle cinque del pomeriggio escono dalla fabbrica con lo sguardo un po’stralunato. I diciannove operai della Fiat di Pomigliano iscritti alla Fiom, passati alla newco Fabbrica Italia per ordine del tribunale di Roma (dispositivo emanato a giugno e confermato a ottobre), non sembrano particolarmente soddisfatti dalle prime otto ore di lavoro trascorse nel perimetro dello stabilimento produttore della nuova Panda, dopo quasi due anni di fila trascorsi in cassa integrazione.

“Non mi è piaciuta questa giornata: atmosfera gelida”, racconta, mentre tenta di strappare a un collega un passaggio verso casa, Sebastiano D’Onofrio. D’Onofrio compare nell’elenco dei rappresentanti sindacali aziendali nominati dai metalmeccanici della Cgil. Rsa che però la Fiat non riconoscerà. Lo ha confermato il Lingotto in un comunicato, diramato sabato. “ Eppure c’è una sentenza precisa – rintuzza Antonio Di Luca, uno dei diciannove operai Fiom appena riassunti in Fabbrica Italia – è quella del giudice Ciocchetti, del tribunale di Torino, quella dell’anno scorso, che ha riconosciuto il comportamento antisindacale della Fiat disponendo per noi di Pomigliano le agibilità previste dallo Statuto dei lavoratori. E poi – aggiunge Di Luca – c’è anche la sentenza del tribunale di Roma, che riconosce la discriminazione operata dall’azienda nei nostri riguardi”.

L’atteggiamento del gruppetto di operai Fiom radunati all’uscita del varco due è di quelli circoscritti. “Come ci hanno trattato ? Molto accademici, molto professionali”, raccontano. “A noi ciò che interessa – aggiunge Ciro D’Alessio, responsabile della delegazione rsa Fiom – è riuscire a comprendere l’organizzazione del lavoro per capire il futuro di questo stabilimento”. Ma le domande tornano inevitabilmente al rapporto con i responsabili aziendali. “Ci rispondevano in modo molto duro ed energico”, riferisce Alessio. “I quadri che ci hanno assegnato per l’aggiornamento professionale – dettaglia Aniello Niglio – hanno evitato risposte circa le nostre future mansioni, i livelli occupazionali della fabbrica, l’organizzazione del lavoro”.

“Siamo stati seguiti a vista – riferiscono ancora gli operai Fiom – non potevamo entrare nella catena di montaggio, ci hanno detto che non era il momento opportuno”. Nessun dubbio, poi, sull’accoglienza riservata dai colleghi della newco, anche alla luce del fatto che il loro ingresso ha determinato l’avvio della procedura di mobilità da parte della Fiat ( la procedura sarà di nuovo discussa con i sindacati firmatari dell’accordo Panda, il prossimo 13 dicembre, giovedì ). “Per la verità – spiega a questo proposito Stefano Birotti – l’unico momento di contatto con i colleghi è stato quando ci hanno portati in mensa: i lavoratori ci hanno salutato, hanno manifestato un rapporto di reciproca cordialità”.

Le reciproche diffidenze restano. Ma non sono mancati anche commenti marcatamente positivi: “Abbiamo notato tecnologie molto avanzate, che però non sappiamo fino a che punto possano garantire occupazione, e poi attenzione all’ambiente, il fatto che i processi, almeno quelli che ci hanno illustrato, assicurano la qualità del prodotto”. Prove di concertazione. “Ora però dobbiamo andare, le famiglie ci aspettano”. Un saluto e via, a casa, sotto una pioggerellina ghiacciata.

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