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Pollena. Dopo un convegno sulla ludopatia si continua con una mano di poker

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Il presidente del forum dei giovani di Pollena risponde ad un articolo pubblicato sul Mediano. La nostra replica.

Gentile dottor Teodonno,
Ho letto il suo articolo e mi spiace doverla informare che esso trabocca inesattezze da ogni sbavatura di moralismo di cui è intriso. Ipotizzo che ciò sia dovuto alla sua non partecipazione ai nostri eventi ed al fatto che il suo articolo (o fondo?) sull’iniziativa All Right Poker può essere interpretato come un pretesto per attaccare ipotetiche lobbies cui fa menzione nel testo e l’idea di Forum dei Giovani in generale nella quale – a quanto si evince dal suo scritto – non sembra avere alcuna fiducia.

L’evento organizzato dal Forum dei Giovani da me presieduto ha celebrato lo spirito di aggregazione e di socializzazione ed è stato preceduto – non seguìto, come Lei erroneamente riporta – da un convegno tenuto da esperti del settore (psicologo e sociologo) volto a sensibilizzare la comunità sul drammatico problema della ludopatìa che colpisce a più livelli giovani e meno giovani. Durante il dibattito sono stati messi in luce tutti i vari aspetti e le problematiche annessi al gioco non responsabile, in quanto il Forum dei Giovani di Pollena Trocchia ha deciso di promuovere un “gioco”, inteso nella sua accezione più stretta:

da enciclopedia Treccani: giòco (letter. giuòco) s. m. [lat. iocus «scherzo, burla», poi «gioco»] Qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive.

Il motivo per il quale abbiamo deciso di discutere di questo tipo di problematica non è stato l’evento tragico di Ischia; stavamo già organizzando la discussione sulle ludopatie (può visionare i verbali delle riunioni del direttivo e consultare la data che le proverà ciò) in quanto riteniamo che sia un problema che attanaglia la nostra società; nel suo articolo connette con un rapporto di causa-effetto il suicidio del diciannovenne di Ischia all’organizzazione di All Right Poker a Pollena Trocchia, fedele all’atteggiamento generalizzante dell’intero scritto, ma non verifica l’esattezza di quanto afferma né prende minimamente in considerazione il fatto che così agendo sta ledendo la dignità degli ischitani, la cui isola non è certo la terra di perdizione che Lei sembra descrivere visto che non tutti gli abitanti dell’isola verde sono affetti da dipendenza patologia da gioco d’azzardo; men che meno il premio offerto da uno degli sponsors al vincitore di All Right Poker è in qualche modo connesso alla tragica fine del giovane ischitano.
Concludo con delle annotazioni.

Abbiamo deciso di parlare di ludopatia perché
1- Il Gioco d’azzardo coinvolge tre milioni di persone a rischio ludopatia ed è boom tra gli adolescenti
2- Tutte le regioni stavano discutendo dell’argomento; sono stati stanziati 950 mila euro dalla Regione Campania per progetti di contrasto alle dipendenze patologiche
3- Purtroppo c’è stato un ennesimo rinvio del decreto sulle ludopatie deciso lo scorso 26 giugno dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’economia.

Inoltre, secondo la letterature di settore, tentare la sorte a una slot machine o navigare in rete sono esempi di ludopatia, non una partite di texas hold’em.
Inoltre, secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali,Se un soggetto presenta almeno cinque di questi sintomi, viene diagnosticato un quadro di Gioco d’Azzardo Patologico (DSM-IV, 1994).

1. È eccessivamente assorbito dal gioco d’azzardo (per esempio, il soggetto è continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a valutare o pianificare la prossima impresa di gioco, a escogitare i modi per procurarsi denaro con cui giocare)
2. Ha bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori per raggiungere lo stato di eccitazione desiderato
3. Ha ripetutamente tentato di ridurre, controllare o interrompere il gioco d’azzardo, ma senza successo
4. È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
5. Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)
6. Dopo aver perso al gioco, spesso torna un altro giorno per giocare ancora (rincorrendo le proprie perdite)

7. Mente ai membri della propria famiglia, al terapeuta, o ad altri per occultare l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8. Ha commesso azioni illegali come falsificazione, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d’azzardo
9. Ha messo a repentaglio o perso una relazione significativa, il lavoro, oppure opportunità scolastiche o di carriera per il gioco d’azzardo

Ovviamente durante il nostro incontro nessuna e sottolineo nessuna di queste evenienze si è palesata, e ricordo che durante il torneo non si è fatto uso di denaro, se non per la quota di partecipazione (cinque euro) a scopo benefico. La destinazione ultima del denaro raccolto verrà decisa domani sera (martedì 23 luglio) durante la riunione del direttivo alla quale se vuole può prendere parte per sincerarsi delle intenzioni del Forum da me presieduto.

Irene Passarelli
Presidente del Forum dei Giovani di Pollena Trocchia

Egregia Irene Passarelli, rispondo alla sua lettera.

Come volevasi dimostrare sono stato tacciato di moralismo, quando è molto più probabile che il vostro atteggiamento sia stato fin troppo amorale e più al limite del mio, nel senso che non avete seguito morale alcuna, seguendo una vulgata che perde d’occhio i paletti del buon senso.

Viviamo tempi dove chi è moralista o si presume sia tale acquisisce un’accezione più negativa di chi diffonde stili di vita non propriamente dei più edificanti. Per cui, se proprio devo essere considerato tale, pur non amando queste esemplificative etichette, lo preferisco rispetto alla libertina alternativa, visto che l’essere padre e il ruolo di educatore mi impone tale scelta.

Lei lamenta il fatto ch’io non stimi il forum da lei presieduto ma purtroppo, se questo è l’incipit, nutro poche speranze sulle iniziative future. Tutto sommato, sono sempre pronto ad essere contraddetto e felice d’esserlo, quando queste saranno più consone al senso civico e alle necessità locali e non a quelle di un casinò qualunque.

Venendo al dunque ed entrando più nello specifico delle sue obiezioni, posso dirle che se l’evento in questione sia stato preceduto o seguito da un convegno (cosa che nell’articolo non ho mai specificato), credo che comunque conti poco, purtroppo conta il fatto che esso è di per sé un elemento di forte contrasto e incoerenza e che a prescindere che siano stati invitati esperti del settore, risulta chiaro che il gioco del poker non è, e non sarà mai, l’elemento più gratificante che può partorire la prolifica mente di un giovane e di un forum che lo rappresenta, avrei senz’altro preferito iniziative più costruttive e più inserite nel contesto sociale locale, come ad esempio la salvaguardia dei monumenti locali e delle bellezze naturalistiche, la pulizia dei sentieri e la loro divulgazione (a proposito dove eravate durante Let’s do it Vesuvius? Non vi si è visti un granché!). Credo che siano questi i veri momenti di aggregazione, non quelli attorno a un tavolo verde.

Ma siamo concreti! Quante persone possono provare interesse, ammesso che questo ne valga la pena, per il poker e le sue sfaccettature? A me sembra che la passione di qualcuno sia stata elevata ad evento; mentre invece, quante persone si muoverebbero per conoscere meglio il proprio paese e la propria Montagna? Quanti vorrebbero tutelare il proprio territorio, per viverlo e viverlo meglio, invece di chiudersi in casa e giocare a carte? Molte e molte di più di tutti quei giocatori, ne sono convinto. E mi sono limitato solo a una parte delle tante attività realmente necessarie e da attuare nella bella Pollena Trocchia e non solo.

Per il presunto rapporto di causa/effetto che avrei espresso tra la tragedia di Ischia e la gara di poker, qui lei prende una grossolana cantonata, non l’ho mai sostenuto e basta leggere quanto ho scritto, dove ho semplicemente spiegato che mi sembrava di cattivo gusto che il primo premio fosse costituito da un fine settimana in un’isola così fortemente toccata dal recente suicidio di un ragazzo, che s’era rovinato col poker on-line. Di conseguenza, non capisco come io possa ledere la dignità degli ischitani, quando non sono stato io ad organizzare una gara di poker con in premio un viaggio in un luogo tanto provato. La prego quindi di non usare tali mezzucci dialettici o di leggere meglio l’articolo in questione.

Lei inoltre mi fa cotanto sfoggio di vocabolario ed enciclopedia britannica, quando poi mi viene meno proprio nelle cuciture, quelle di un discorso che non regge e non tiene proprio dal punto di vista morale ed etico, nonché dal punto di vista logico. Mi auguro che nessuna delle persone che ha partecipato a quest’evento del texas hold’em, ritenuto tanto importante, soffra mai di ludopatia e auguro loro un futuro gratificante in ben altri settori, ma credo proprio che la letteratura medica valuti contesti e periodi più ampi di quelli di una serata a Pollena, per cui l’esempio da lei proposto non penso che valga a sancire una realtà ben più grave e dai risvolti umani e sociali considerevoli.

Purtroppo invece, come ho sottolineato nel mio articolo, viviamo una realtà che va oltre una serata tra amici davanti a un mazzo di carte, e che deve tener conto della tragedia di vite distrutte, spezzate dalla dipendenza dal gioco, dove le assicuro, non esiste solo quella da slot machine ma anche quella da poker e questo a prescindere dalle sue nuove forme più pubblicizzate e in voga che minacciano le nostre vite in maniera sempre più insidiosa e subdola. Ed è qui che mi indigno e le assicuro che non sono il solo, sul fatto che ci si formalizzi su una cosa del genere, oggettivamente alquanto futile e sul confine tra il lecito e l’illecito, un arrampicarsi sugli specchi che dimentica quanto di più necessario si possa fare sul nostro territorio.

Faccia una cosa, prenda questa mia non come una reprimenda ma come uno sprone a fare qualcosa di diverso, che stupisca chi le scrive e chi la segue, faccia qualcosa di giovane!

Ciro Teodonno

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