Cuono De Maria, 46 anni, operaio licenziato dalla Fiat, è uno dei leader del Movimento Disoccupati Autorganizzati di Acerra . In questa intervista, il senza lavoro spiega le ragioni dell’escalation di proteste di questi giorni.
La mancanza di lavoro la conosciamo tutti, purtroppo. Ma quali sono i motivi più specifici che vi spingono a scendere in piazza ?
“I motivi che ci spingono ora a scendere in piazza continuamente sono svariati. Uno dei principali è la vertenza degli ex corsisti Bros, che stanno aspettando da tre anni il tavolo interistituzionale formato da Governo, Regione e Provincia di Napoli e finalizzato a trovare una soluzione a questo annoso problema. Inoltre siamo in piazza con gli studenti, con gli operai della Fiat, licenziati e cassintegrati, con tutti coloro che questa crisi la stanno pagando da sempre e ora più che mai. Siamo qui per esempio, davanti e dentro la sede della Uil di Pomigliano, a chiedere che interceda presso la Fiat affinchè si attuino politiche in controtendenza e cioè che non siano puntate sui licenziamenti, sulla cassa integrazione e sulla compressione dei diritti dei lavoratori ma che anzi siano improntate alla valorizzazione della risorsa umana, al riconoscimento della dignità di tutti gli operai”.
E invece sul fronte delle tematiche ambientali ? Tutti dicono che vi stiate apprestando a sferrare un’offensiva proprio per entrare a piedi uniti nelle bonifiche. Ci sono molti milioni di euro in ballo:.
“Intanto speriamo che il Governo e, soprattutto, la Regione, alla quale saranno affidati questi milioni di euro per le bonifiche, varino un lavoro capillare, serio, credibile e attendibile. Perchè ci sono ancora tante discariche abusive nascoste e delle quali ufficialmente non si sa nulla. Per cui chiediamo bonifiche fatte seriamente, che oltre a risanare davvero il territorio creino sviluppo occupazionale”.
Sono vent’anni che i disoccupati autorganizzati di Acerra propongono progetti ambientali che includano il loro coinvolgimento. Eppure finora non ci sono state risposte efficaci rispetto a questi sforzi:
“Si, riscontriamo un problema politico da parte delle istituzioni, una difficoltà ad attuare serie politiche occupazionali attraverso l’attuazione dell’intero ciclo dei rifiuti, della raccolta differenziata, che a Napoli è a livelli minimi. Sono decenni che tentiamo di far comprendere che possiamo apportare un valido contributo attraverso proposte concrete, che abbiamo avanzato più e più volte. Noi abbiamo fatto dei corsi di formazione regionali appositi. Abbiamo acquisito qualifiche di tecnici e operatori ambientali. Penso al programma “Work Experience”, per esempio. Noi quindi riteniamo di rientrare di diritto in un progetto ecologico che preveda sviluppo occupazionale. E lo rivendichiamo con forza: sono stati spesi milioni di euro, danaro pubblico per formare più di tremila persone. Ora però queste persone si trovano in mezzo alla strada quando un’ emergenza del genere ne richiederebbe il loro impiego, al più presto”.

