Alexander Payne ritorna con uno dei migliori film americani dell”anno. Alternando sorrisi e commozione, ci racconta la “ricostruzione” di una famiglia abbattuta da un grave lutto.
Matt King (George Clooney) non è la persona migliore di questo mondo. Nei rapporti con la moglie e con le figlie regna una certa freddezza. Ricco discendente di una famiglia hawaiana, sembra un atomo isolato, incapace di farsi coinvolgere dagli affetti e dalle relazioni interpersonali. Ma un incidente alla moglie cambierà lo scenario: Matt sarà costretto a riconsiderare il rapporto con la famiglia e a mettere in discussione equilibri che sembravano scontati.
Ispirandosi al romanzo Eredi di un mondo sbagliato di Kaui Hart Hemmings, Alexander Payne torna – 6 anni dopo l’acclamato Sideways – con un piccolo gioiello perfetto in tutte le sue componenti e candidato a 5 premi Oscar (con la vittoria nella categoria della migliore sceneggiatura non originale).
Il titolo italiano (l’originale è The Descendants) strizza subito l’occhio, forse anche troppo, all’ambientazione. Il paradiso scenografico è lo splendore delle Hawaii, che diventa anche un paradiso materiale fatto di lusso e ricchezza. La cornice borghese e benestante è una soluzione classica per i film che parlano del deteriorarsi delle relazioni umane sotto un’apparenza tranquilla, e Payne non si sottrae alla regola. Ma a differenza di altre opere simili, sceglie un linguaggio narrativo complesso, dove il dramma da camera si alterna ad un’ironia delicata che spiazza lo spettatore. In modo semplice, senza colpi ad effetto, il regista ci culla tra riso e amarezza, riuscendo soprattutto a delineare personaggi vividi e ben caratterizzati con i quali lo spettatore può facilmente identificarsi.
L’alternanza tra il dramma e la commedia è l’elemento stilistico più interessante. In alcuni casi gli inserti ironici nei momenti più emotivi possono sembrare anche forzati; tuttavia Payne è abilissimo nel non calcare la mano né in un senso né nell’altro, cosi da lasciare il campo a toni autunnali e delicati. L’ironia, il dolore, gli imprevisti, non cozzano tra di loro ma sono tutti inseriti in modo tenero e “naturale” nella narrazione. Così la piccola impresa del film diventa quella di riuscire a rendere realistici fatti e personaggi, a farci entrare in sintonia con loro, pur raccontandoci una storia in modo altalenante, quasi spiazzante per come affronta il tema del dolore.
Questo Paradiso Amaro ha anche i suoi difetti. Una spruzzata di buonismo, l’incastro non sempre ottimo tra il dramma privato e una sottotrama “politica” e un andamento discontinuo dopo la bellissima prima parte abbassano la valutazione generale. Tuttavia, nella sua dimensione di commedia agrodolce (più che di dramma vero e proprio) il film funziona quasi alla perfezione e ci regala almeno un paio di personaggi di alto spessore. In particolare spiccano il protagonista (un bravissimo George Clooney), colpito da eventi imprevisti nel corso di una vita monocorde e raggelata, e la piccola Alexandra (Shailene Woodley), figlia ribelle e problematica alle prese con i primi dolori.
Con questo film Alexander Payne si conferma un ottimo narratore, con uno stile classico e capace di rendere verosimile una storia che tocca corde molto diverse.
Regia: Alexander Payne, con George Clooney, Shailene Woodley, Beau Bridges, Robert Forster, Judy Greer
Durata: 110 minuti
Uscita nelle sale: 17 febbraio 2012
Voto: 6,5/10






