Il convegno nazionale sulla formazione socio-politica, promosso dalla Cei, offre lo spunto per evidenziare il disagio che la politica ha ingenerato tra la gente e tra i cattolici. Di Don Aniello Tortora
Ho partecipato al convegno nazionale dedicato alla “formazione socio-politica”. L’appuntamento, dal titolo “Educare alla cittadinanza responsabile”, è stato celebrato a Roma (2 e 3 marzo). L’iniziativa, promossa dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro e dal Servizio per il progetto culturale della Cei, era rivolta a formatori, direttori degli uffici diocesani di pastorale sociale e responsabili degli enti di formazione socio-politica. Una risorsa significativa, con una vivacità di esperienze e ricchezza di contenuti.
Sono le 96 scuole e iniziative di formazione all’impegno sociale e politico presenti sul territorio nazionale. Il titolo prendeva spunto dagli orientamenti pastorali per il decennio della Cei, laddove si richiama “la necessità di educare alla cittadinanza responsabile” di fronte a una società “segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale”.
Le scuole di formazione socio-politica non hanno come scopo “la preparazione immediata di un personale politico”, ma sono chiamate a far crescere la “coscienza” della “responsabilità di ogni credente”. Lo ha affermato, introducendo i lavori, il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata. “L’invenzione di queste scuole”, ha ricordato, ha fatto seguito a “una consapevolezza ormai raggiunta circa la necessità di dare forma organizzata e coerente alla preparazione a un impegno socio-politico adeguato ai tempi”.
E se il mutato contesto “fa ancora meglio vedere che il loro scopo non è la preparazione immediata di un personale politico pronto a spendersi – per così dire – sul mercato del confronto istituzionale e della dialettica partitica”, “tuttavia esse rappresentano un passaggio, che si può rivelare perfino insostituibile, là dove chi si sente chiamato a servire la collettività nella forma dell’impegno politico” prende coscienza “dell’esigenza di far maturare la propria vocazione in un percorso ecclesiale che, nel quadro ordinario della vita cristiana, fornisca elementi specifici di conoscenza scientifica e di giudizio illuminato dalla fede”.
Mons. Crociata ha sottolineato che l’impegno diretto in politica “può essere solo una chiamata personale, non certo un mandato ecclesiale”. Come pure, non va nascosta la “difficoltà” data “dalla distanza tra la formazione” offerta da una scuola socio-politica “e la pratica della gestione delle pubbliche amministrazioni e dell’azione politica”. D’altra parte, ha aggiunto, “il passaggio all’ideale di bene alla sua traduzione nella vita associata richiede la capacità di cercare di raccogliere, orientare, convincere, motivare, accordare libere coscienze verso un’unità di intenti o, almeno, di decisioni il più possibile largamente condivise”. Per questo “l’esigenza di una nuova generazione di credenti impegnati in politica presuppone e contiene un’esigenza più profonda e diffusa di carattere generale”.
“La visione cristiana della cosa pubblica – ha rimarcato – richiede responsabili nel pubblico motivati e attrezzati, ma anche credenti coerenti nello svolgimento della loro vita di cittadini. Il senso civico è parte integrante della coscienza morale del credente e presupposto di ogni progetto e iniziativa politica di credenti e di non credenti”. Di conseguenza “le scuole di formazione socio-politica sono chiamate” a “far crescere la coscienza della propria responsabilità di ogni credente nella vita sociale e la necessità dello sviluppo del senso civico”.
Oggi la politica si trova in uno stato talmente confusionale che la gente non riesce più a capire e c’è un diffuso disagio anche tra i cattolici.
E allora, compito della comunità cristiana è quello di accompagnare chi s’impegna sul territorio. Il mondo cattolico, infatti, ha viva coscienza della propria responsabilità verso il territorio e l’intero Paese. Questo, però, senza dividere la comunità, né renderla di parte, con il rischio di esporre la Chiesa a possibili e facili strumentalizzazioni. Ed è quanto stiamo vivendo, ogni lunedì, nella nostra scuola diocesana.
Docenti appassionati e molto competenti, studenti attenti e interessati (almeno cento per ogni lezione) stanno dando vita ad un vero “laboratorio della speranza”. Competenze, professionalità e impegno che, poi, ognuno, metterà a servizio del territorio. Solo così si creerà un ricambio generazionale in politica. Ce n’è davvero bisogno.






