In piazza Annunziata, costruita nel ‘600 come teatro all’aperto, il 25 e il 26 luglio è stata celebrata la Festa di Sant’ Anna: con un omaggio alla comicità di Plauto e allo splendore della canzone napoletana.
La Confraternita Santa Maria Visita Poveri, il Movimento Cristiano Lavoratori, gli abitanti tutti del quartiere e Ciccio Annunziata stanno dimostrando che Ottaviano un teatro ce l’ha: è Piazza Annunziata, la “ Piazza “ per antonomasia. E ne ha altri due, Piazza San Michele e Piazza San Giovanni: ognuno con una sua propria vocazione, una sua magia, come è nel destino dei teatri storici. Le tre piazze vennero costruite come teatri veri in tempi in cui i riti religiosi e le cerimonie laiche si svolgevano all’aperto, “ con grande concorso di popolo “, e il popolo non assisteva: partecipava. Le facciate delle chiese e dei palazzi facevano da fondali del palcoscenico, e nelle strutture degli edifici venivano inseriti elementi architettonici utili per regolare l’acustica. Alcune associazioni hanno compreso che Ottaviano esce dal sonno se la gente torna in piazza e sente di nuovo il piacere di stare insieme. Sono certo che Michelangelo Ambrosio, assessore alla cultura, che era presente in Piazza Annunziata la sera del 26 luglio, condivide questa valutazione.
Il sindaco e il comando dei vigili, nel permettere che il teatro della Piazza ospitasse gli spettacoli del 25 e del 26, si sono assunti una responsabilità che, considerate le condizioni di via C.O. Augusto, è di notevole peso. Meritano un grazie. E’ stata splendida la festa in onore di Sant’ Anna. Il 25 la “ Fitness Romano Club “ ha presentato i “ balli caraibici “ e subito dopo è andato in scena un adattamento “ napoletano “ dei “ Menecmi “ di Plauto. Il pubblico ha tributato caldi applausi alla regia di Gianni Parisi, magistrale nello scandire il ritmo scenico, e ad alcuni saggi di raffinata recitazione. La sera del 26 luglio il soprano Gabriella Termini, il tenore Armando Valentino, il baritono Carmine Durante, la vocalist Elena Annunziata hanno interpretato il fiore della canzone napoletana. La qualità delle voci e l’intensità della passione da cui le voci erano riscaldate hanno prodotto il prodigio: noi spettatori ci siamo liberati dalle croste della quotidianità, ci siamo riconosciuti come partecipi di una comunità viva, ci siamo abbandonati al piacere dei ricordi e della rimembranza, al sentimento dell’appartenenza.
Questa suggestione viene creata solo dalla canzone napoletana, quando non scade nell’oleografia, nel pittoresco da cartolina, quando riesce ad essere “ panica “, ad esprimere, nella fusione perfetta delle parole e della musica, il mistero della natura che vive partecipando al dolore e alla gioia delle donne e degli uomini . E’ il miracolo di “ Era de Maggio ”, “ Voce ‘e notte ”, “ A Marechiare ”, “ Core ‘ngrato“”, “ Uocchie ch’arraggiunate ”. La grande canzone napoletana è canto di piazza, perché, prima ancora di essere forma d’arte, è parte della vita vera. Carmine Durante ha segnato la sua interpretazione di “Tu ca nun chiagne “con il timbro dell’ironia, intelligente controcanto all’enfasi sentimentale del testo. La potenza vocale di Armando Valentino si è dispiegata con una scintillante ricchezza di moduli e con una tecnica rigorosa attraverso le strofe di “Reginella ”, “ A Marechiare ” , “ Core ‘ngrato ”.
C’è nella voce di Gabriella Termini, che ha cantato, tra l’altro “‘A vucchella ” e “ Santa Lucia luntana ” l’eco di una armonia arcana: il tono si innalza sempre naturale, avvolgente, imperioso, come un arabesco di luce. Perfetta per pienezza e maturità è l’arte di Elena Annunziata: il suo canto ha una struttura duttile, vibrante, e Elena se ne serve per trasformare la canzone in scena: la ricca scala dei toni diventa una scala di colori, che l’artista ravviva con splendidi passaggi dall’ intensa accelerazione alla soffice smorzatura. Memorabile è stata la sua interpretazione di “ ‘A rumba d’’e scugnizze “: era fatale che, alzandosi di scatto dalle sedie, splendide signore, giovani di spirito, si lasciassero rapire, dalla forza irresistibile del canto di Elena, in emozionanti figure di danza. Il coro di San Michele ha dato alta prova di sé in “ Era de maggio “, e i musicisti dell’ Ensemble Vesevus hanno sostenuto con notevole maestria l’arte degli interpreti. Della presentatrice, Rachele Cimmino, dico solo che è stata sobria. Una sola parola in più, e mi trovo in mezzo a un conflitto di interessi.





