Michelangelo Ambrosio e Agostino Riitano hanno parlato di cultura e di turismo culturale con quella concretezza e con quella chiarezza che Ottaviano chiede da anni.
Il programma dei giovani del Movimento “5 stelle“ è chiaro: arrivare al nervo dei problemi che gravano sulla vita politica e sociale di Ottaviano e del Vesuviano. Domenica, 17 marzo, si è parlato dei temi della cultura e del turismo culturale: e gli organizzatori, per poter ospitare l’incontro nel salone dell’ asilo Regina Margherita, hanno dovuto versare 70 euro nelle casse del Comune. Sì, 70 euro.
Provo una grande amarezza. Mariano Peluso, consigliere M5S di municipalità del Comune di Napoli, ha raccontato la sua esperienza di cittadino prestato alla politica che cerca di far da tramite tra i guai del territorio e i tempi e i comportamenti della burocrazia e dei partiti diventati anche essi burocrazia. Anche Mariano sperimenta ogni giorno l’insopportabile paradosso per cui frequentemente la legalità formale, la legalità delle carte che stanno a posto, serve a coprire una sostanziale illegalità. Michelangelo Ambrosio ha illustrato gli aspetti del progetto Smart City che sono più direttamente connessi alla tutela dei valori culturali del territorio e alla promozione “economica“ dei beni artistici e ambientali.
Alcune sue proposte erano già note: istituire nel Palazzo Medici un museo del Vesuvio e un archivio mediceo, ospitare nei locali di quello che fu il monastero delle francescane una scuola di restauro. Agostino Riitano ci ha confortato il cuore illustrandoci i meravigliosi progetti a cui egli lavora, a Napoli, con i ragazzi del quartiere Sanità. Questi ragazzi hanno saputo sfruttare pienamente l’opportunità a loro offerta di diventare depositari e interpreti dei valori storici e artistici del quartiere, di studiare musica classica, e di purificare, attraverso la musica, le condizioni di un secolare degrado.
Agostino Riitano ci ha comunicato una preziosa verità: il bene artistico – culturale, da solo, non attrae più nessuno: per “ commuovere “, deve essere raccontato, perché racconti, a sua volta, la storia degli uomini di cui è segno concreto. E’, questa, la stagione del turismo antropologico, in cui la bottega di una ricamatrice e l’officina di un bottaio valgono più di un quadro di Guido Reni. Ma non voglio dilungarmi : prossimamente il nostro giornale dedicherà ad Agostino Riitano tutto lo spazio che meritano le sue idee e il suo entusiasmo.
Mi sono permesso di dare al dibattito anche il mio modesto contributo. Ho detto che Ottaviano parte da zero, sebbene la cultura e il turismo culturale fossero al centro del progetto dell’ex sindaco. La litania la conoscete. Non sono state disciplinate le relazioni tra l’Ente Parco e la comunità: la maggioranza degli Ottajanesi o ignora l’esistenza dell’ Ente, o lo percepisce solo come un impedimento, come un groviglio di lacci. Nessuno ha provveduto a sollecitare le scuole di ogni ordine e grado perché garantissero agli allievi una conoscenza articolata e puntuale del territorio. Manca un catalogo ufficiale del patrimonio artistico delle singole chiese: quadri, statue, paramenti, reliquiari, calici.
Non conosco i termini giuridici dei diritti di proprietà, ma nessuno potrà negare che questo patrimonio artistico faccia parte della storia civile , oltre che religiosa, di Ottaviano: e quando dico storia civile, mi riferisco anche ai cospicui contributi finanziari che in ogni tempo la generosità degli ottajanesi ha versato nelle casse delle parrocchie. Quel tesoro d’arte è stato offeso da eruzioni, terremoti e guerre: e fermiamoci qua. Quanti “pezzi“ pregiati, accuratamente elencati negli inventari dei primi anni del sec. XX, sono scomparsi, ingoiati dalla nera notte delle catastrofi della storia e di quelle della natura. Ma ora bisogna approfittare del fatto che tutti i parroci delle chiese di Ottaviano amano profondamente la città, ne rispettano i valori e le tradizioni e sanno quante cose può raccontare un calice e che belle storie sono nascoste nei pazienti ricami di una stola: è il momento di censire quel tesoro. Se non ora, quando?
Nessuno ha cercato di intervenire sulle crepe che fendono l’identità civica della nostra comunità, e indeboliscono, ogni giorno di più, il sentimento dell’appartenenza. Le colpe di queste crepe ricadono su noi tutti: i politici, dal canto loro, persuasi che la fiacchezza di quel sentimento fosse per loro un vantaggio, sono rimasti a guardare. Si sbagliavano e si sbagliano. Domenica sera ho visto giovani che credono in quello che fanno, e che sanno ancora sperare. L’avanzata di quelle crepe può ancora essere bloccata? Non lo so: ma è certo che la crisi dell’identità civica è, per Ottaviano, il problema più serio.



