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Ottaviano: con assessori forestieri si riparte subito. E si arriva prima

I benefici di un assessore forestiero: senza dimenticare il proverbio che dice: moglie e buoi dei paesi tuoi, e che, a bassa voce, aggiunge: il letto e la stalla te li prepari come puoi e vuoi.

Fare l’assessore a Ottajano è come portare la croce. Perché Ottajano è rimasto un paese un po’ feudale. Era fatale che accadesse: trecento anni di dominio ininterrotto della stessa famiglia, i Medici, lasciano il segno.

Da secoli gli Ottajanesi si domandano – spesso, ingenerosamente – non chi sono il sindaco e gli assessori, ma chi sta dietro il sindaco e chi sta dietro gli assessori. La mania di sospettare la presenza di “ombre“ solide, nascoste nell’ombra dietro persone e cose, è diventata una categoria del nostro intelletto: sindaci e assessori-ombra, delibere – ombra, registri-ombra, e, perfino, vie- ombra. Per esempio, quasi tutti gli Ottajanesi vedono via Bosco Gaudo come una strada di campagna e di confine, tra case, orti, un canile, un deposito di monnezza. Invece, agli occhi di altri Ottajanesi questa strada appare cinta di palazzi, di lotti edificabili, di alberghi. E’ un problema di occhiali. E di cassetti.

Sarebbe utile tentare l’ esperimento di assessori forestieri. Mi pare che l’abbia già fatto, qualche anno fa, il dott. D’ Ambrosio. Gli assessori forestieri portano con sé un fascio di vantaggi. Prima di tutto, liberano il povero cronista dall’obbligo di ricostruire l’albero genealogico, di controllare di chi è figlio l’assessore, di chi è nipote, “a chi appartiene“. E non è un vantaggio di poco conto in una città in cui i genitori, i nonni, i bisnonni e gli zii di quasi tutti i cittadini sono nobili, e in cui si pretende che l’umile cronista o non parli affatto di questi avi nobili – la nobiltà autentica, come si sa, ama la riservatezza -, o ne parli, se proprio non può farne a meno, in un contesto che sia anch’esso nobile. Se il cronista non rispetta queste regole, sono guai seri.

I discendenti, quando incontrano lo screanzato, gli piantano addosso, in nome del bisnonno, uno sguardo truce e provocatorio, e non potendo sfoderare la spada – non è più il tempo dei duelli -, incrociano le braccia sul petto e battono ritmicamente il marciapiede con la suola della scarpa destra, come hanno visto fare a certi personaggi della saga “I sopranos“. E al cronista viene da ridere: e ridere continuamente, si sa, è un guaio serio. L’assessore forestiero, mi si dirà, non conosce né il territorio, né la gente. Embé? Il problema, dov’è? Prima di tutto, egli può nominare dei consulenti che gli spiegheranno come stanno le cose: poi, devo farvi l’elenco degli assessori del passato, che, pur essendo ottajanesi di nascita, di crescita e di residenza, ignoravano rigorosamente non dico i problemi di Ottajano, ma Ottajano stessa, i suoi luoghi, la sua gente, le sue vicende?

Come possiamo dar torto a chi sospetta che questi “forestieri in patria“ siano stati nominati assessori proprio in virtù della loro conclamata ignoranza? Se fosse il caso di usare parole rumorose, diremmo che un assessore forestiero è un segnale positivo per chi crede nella cultura del confronto, e dell’innovazione, e dell’integrazione del territorio. Ma vogliamo volare basso. E allora ci limitiamo a far notare che, in un momento in cui Ottaviano incomincia a scomparire anche dai cartelli della segnaletica stradale e qualcuno si chiede se il paese esiste ancora o, come una città di Calvino, vive solo nell’immaginazione, in un momento così, un assessore forestiero serve almeno a questo, a testimoniare, fuori Ottaviano, che Ottaviano c’è.

C’è un ultimo vantaggio: ma ne parliamo a bassa voce. Un assessore cresciuto e pasciuto a Ottaviano è fatale che si senta oppresso, frenato, condizionato, dall’ingombro di vincoli, divieti, cancelli, sbarre, confini di zone rosse, lettere della Soprintendenza, tribunali, indagini che formano l’indispensabile bagaglio di una città della Legalità. Il forestiero, invece, ha mente e mano libere, crede nella filosofia del “si può fare“, firma senza problemi, certifica senza preoccupazioni, dà incarichi leggero come una farfalla. Insomma, opera.

Ma perché l’assessore forestiero porti veramente tutti questi benefici, è necessario : 1) che sia forestiero ed estraneo al cento per cento, che non lo stringano ad ottajanesi né relazioni di amicizia, né rapporti di affari, né vincoli di affinità e di parentela: 2) che venga da un luogo che sia compatibile con la nostra città. E’ come per le trasfusioni del sangue: anche tra i luoghi esistono corrispondenze propizie e rovinose antinomie. C’è una mappa di luoghi che, per i misteri della natura e per le ragioni della storia, non vanno d’accordo con Ottaviano. Quali sono questi luoghi ? Lasciamo stare. Ora non serve affrontare il delicato argomento. Credo che il sindaco abbia allestito una squadra di ottajanesi purosangue. Mogli e buoi dei paesi tuoi, dice il proverbio, che però, nella versione napoletana, aggiunge: il letto e la stalla te li prepari come puoi e vuoi.

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