La storica galleria “Il Catalogo” omaggia, con una mostra ispirata ai cent”anni dalla nascita, il pittore siciliano che fu uno dei protagonisti incontrastati della scena pittorica del Novecento italiano.
Un’attività lunga quasi quarant’anni e tempestata di successi per “uno spazio di storia dell’arte, irrinunciabile [nato] per registrare le opere e i giorni di un’epoca da un enclave esclusiva”, ma anche un centro multiculturale aperto alla letteratura, con una storia di pubblicazioni alle spalle lunga e completa.
Il curriculum della galleria di Salerno “Il Catalogo” annovera, fra le sue pagine, storie, nomi illustri dell’arte e non solo, luoghi ma soprattutto idee; idee che aprono scenari inconsueti nel panorama della pittura, fedeli alla “tradizione del nuovo”, spesso e volentieri votate alla promozione e alla valorizzazione di quegli artisti che di lì sono passati, dagli anni settanta in poi. La galleria, tenuta a battesimo da Alfonso Gatto, poeta ed intellettuale tra i più celebri della letteratura italiana, era nata per mano di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta e, a pochi anni dalla sua inaugurazione, ospitava – era il 1973 – la prima personale di Renato Guttuso, poi divenuto frequentatore attivo dello spazio espositivo salernitano, grazie a una collaborazione e ad un’amicizia consolidata che lo legarono a Schiavone.
Oggi Guttuso è tornato nell’amata Salerno, in occasione del primo secolo dalla sua nascita, presentato in una veste esclusiva nella mostra che s’intitola, appunto, “Nel centenario della nascita”. Classe 1911, Renato Guttuso, nativo di Bagherìa (Palermo), ha vissuto gli anni più tragici della storia d’Italia legandosi alla rivista “Corrente”, di ispirazione antifascista, spingendo il suo impegno patriottico fino ad imbracciare le armi e militare attivamente nelle file della Resistenza. Il maestro siciliano, dunque, caratterizzava fortemente il suo orientamento pittorico, improntato ad un forte realismo figurativo, connotandolo di vivaci accenti politici e sociali.
Non sono poche, quindi, le opere (si pensi alla Crocifissione del 1941) che rivelano un solido rapporto e una presa di coscienza risoluta intorno alla più stretta attualità dell’epoca, poiché, come avrebbe annotato l’artista nell’ottobre del 1940 puntualizzando in merito alla opera sopra citata, “questo è un tempo di guerra: Abissinia, gas, forche, decapitazioni. Spagna, altrove. Voglio dipingere questo supplizio del Cristo come una scena di oggi […] come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee”. I lavori di Guttuso sono fuochi attizzati dalla Storia, frammenti dei momenti più significativi del Paese, così come l’artista li viveva.
Questo l’intento della mostra salernitana: non ricercare un filo conduttore o un qualsivoglia processo “evolutivo” dell’arte del autore, bensì presentare alcune di quelle istantanee pittoriche di quel secondo Novecento, così come l’artista lo percepiva. Un collage e tecnica mista su tela del 1958 (Colomba), apre l’esposizione. Una rarità a tutti gli effetti se si considera il brevissimo periodo che Guttuso dedico all’utilizzo di questa tecnica e, di conseguenza, una preziosa e inestimabile esclusiva che “Il Catalogo” ha potuto regalare al gran pubblico.
Del ’60 sono i Lussuriosi e i Falsari, due grandi inchiostri acquerellati su carta che appartengono alla serie ispirata alla Divina Commedia, dove ritroviamo una rilettura di un tema tradizionale condito da accenti decisamente contemporanei: personaggi reali popolano, infatti, i due gironi infernali, e, ancora una volta, balza agli occhi quel sostrato sociale così imprescindibile per il pittore trinacrio. Gli ultimi anni della sua carriera (Guttuso muore nel 1987 nella città che lo aveva adottato, Roma), gli anni ’80, vengono invece raccontati da alcune litografie tra cui spicca il capolavoro Grandi tetti di Palermo, dove la memoria è tradotta in pittura, attraverso quell’imitazione delle cose del mondo in cui consiste l’arte del dipingere, “niente di più e niente di meno, ma è molto.
Poiché per imitazione va intesa una fatica complessa che implica la tensione di molte facoltà, la riflessione, la partecipazione al mondo delle cose. Il risultato è semplice e libero, come per tutte le operazioni complesse”.
(Fonte foto: Rete Internet)






