Anderson, Malick, Kim Ki Duk, Bellocchio, Bier, De Oliveira: ecco alcune delle presenze pesanti della 69esima edizione di un festival che, mai come quest’anno, punta sulla qualità più che sui grandi nomi dello star system.
La sessantanovesima edizione della Mostra del cinema di Venezia (29 agosto – 8 settembre) parte con il giusto mix di registi affermati e potenziali sorprese. Le due sezioni principali – Concorso e Fuori concorso – promettono di lasciare soddisfatti tutti i palati, tra nomi di cartello, chicche per cinefili e proposte da tutto il mondo.
Certo la crisi si è fatta sentire anche sul mercato dei grandi festival. Quest’anno i film in concorso sono al minimo storico, con il taglio di sezioni, iniziative e strutture. Le grandi stelle sono poche, mentre si è puntato di più su autori giovani e da scoprire, un po’ per motivi di budget un po’ per convinzione. Tuttavia i film di cui parlare non mancano.
La prima scintilla è stata accesa dal regista austriaco Ulrich Seidl, con Paradise: Faith. Il film, parte di una trilogia, racconta senza fronzoli il delirio religioso di una donna ossessionata dal rapporto con Dio e dalla redenzione. La sequenza-scandalo della masturbazione col crocefisso è stata uno dei momenti più controversi del festival.
Su un registro diverso, c’è molta attesa per il nuovo film di Paul Thomas Anderson, The Master, probabilmente il titolo più “acchiappa-pubblico” presente in concorso. L’opera racconta il progressivo avvicinamento di un uomo ad una setta religiosa ed ha raccolto un consenso unanime alla proiezione. Un altro autore noto al grande pubblico, Brian De Palma, presenta (Passion) il remake del noir Crime d’amour del francese Alain Corneau. Uno degli ultimi maestri del cinema americano, Terrence Malick, ritorna a distanza di un anno dalla Palma d’Oro a Cannes per The Tree of Life con un altro film tanto poetico quanto difficile.
Con To The Wonder il regista continua il suo personale racconto sulle forze che muovono l’uomo, rifiutando la narrazione convenzionale e lasciando spazio alle immagini e alle voci fuoricampo. Il film ha diviso la critica e la proiezione è stata addirittura accompagnata da risatine sarcastiche. Due grandi autori asiatici, Takeshi Kitano e Kim Ki Duk, tentano il rilancio al Festival dopo qualche anno di appannamento. Kitano – che aveva sbandierato la propria assenza di ispirazione in una trilogia autobiografica – ritorna (Outrage Beyond) con un classico del suo repertorio: un film sul mondo della Yakuza, letto con la solita chiave tra il grottesco e il violento, ma lontano dall’ispirazione poetica dei primi film sul tema.
La proiezione di Pietà di Kim Ki Duk ha invece riscosso gli applausi più convinti del Festival, rispolverando il nome di un regista che ha regalato al cinema almeno 3-4 capolavori prima di avvolgersi su se stesso. Terribile, violento e spropositato, ma di un’eleganza infinita nella rappresentazione, il nuovo film del coreano scruta la vita di uno strozzino, tra orribili mutilazioni inflitte ai debitori e l’incontro con una donna che dice di essere sua madre. Bellocchio e Comencini rappresentano l’Italia. Il primo propone Bella addormentata, un film a episodi sullo sfondo tematico e storico degli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro; la regista romana si affida ad una commedia romantica dal sapore classico (Un giorno speciale).
Nomi interessanti anche nella sezione fuori concorso. Love is all you need della regista danese premio Oscar Susanne Bier è una commedia romantica che fa l’occhiolino a tutti i clichè hollywoodiani. L’immortale maestro portoghese Manoel De Oliveira aggiunge l’ennesimo tassello alla sua filmografia con il dramma storico Gebo et l’ombre, mentre Robert Redford ritorna alla regia dopo 5 anni (il thriller The Company You Keep). Due documentari spiccano su tutti: Bad25 di Spike Lee sui venticinque anni dell’album Bad di Michael Jackson e Clarisse di Liliana Cavani, una conversazione con un gruppo di suore di clausura.
La vigilia dava per favorito al Leone d’Oro The Master di Anderson, previsione rafforzata dalle ottime reazioni di pubblico e critica. Ma gli applausi lunghissimi a Pietà di Kim Ki Duk (più qualche inserimento last minute, come Bella addormentata di Bellocchio) potrebbero portare delle sorprese. L’8 settembre il verdetto.
(Fonte foto: Rete Internet)



