È noto che Michelangelo realizzò, nella sua vita, dei falsi e oggi, per questo suo “talento”, c’è anche chi gli attribuisce esagerando la più bella scultura dell’antichità. Sarebbe la più grande beffa della storia.
Che Michelangelo fosse un tipo molto particolare è risaputo e forse, proprio per questo, non stupisce trovare, nel suo curriculum d’artista, dati certi su una sua, seppur breve, attività di falsario. Da lui c’era da aspettarselo, ma è bene ricordare che lo scultore, pittore, architetto e poeta toscano non fu l’unico a cimentarsi nell’illecita pratica della falsificazione. Sono molti gli artisti che, nel corso dei secoli, hanno infatti dovuto, per necessità o per semplice brama di denaro, scendere a patti col proprio talento e vendere le loro opere spacciandole per quelle di altri, più celebri autori.
Il divino Michelangelo, tuttavia, non si limitò solo a copiare dipinti di artisti coevi –come quello realizzato per ingannare il suo maestro Domenico Ghirlandaio–, ma si dilettò, sembra più volte, a realizzare sculture che vennero poi immesse sul mercato come originali greco-romani. La più famosa di queste è sicuramente il “Cupido dormiente”, oggi scomparso, che il Buonarroti realizzò per Lorenzo de Medici, omonimo cugino del Magnifico, intorno al 1496. Su suggerimento dello stesso committente e forse all’insaputa di Michelangelo, si racconta che, per darle un aspetto più antico, la statua fu sotterrata e poi venduta, come un pezzo originale di epoca romana, a Roma.
Lo sfortunato compratore, imbattutosi nel falso michelangiolesco, fu il cardinale Raffaele Riario, importante collezionista e politico del tempo, che, venuto in seguito a conoscenza della truffa nei suoi riguardi, oltre a pretendere indietro la cospicua somma versata per l’acquisto dell’opera, volle conoscere quell’artista capace di emulare così bene gli antichi. Fu in questo modo che Michelangelo Buonarroti entrò in contatto con il cardinale e con l’ambiente artistico romano, con le sublimi conseguenze che derivarono da quel fruttuoso e fortunato incontro.
La carriera del sommo artista toscano pare quindi essere indissolubilmente legata al mondo della falsificazione, che ha sempre accompagnato quello dell’arte, almeno sin da quando le opere di determinati maestri hanno iniziato a valere cifre esorbitanti. Così, il talento di molti sconosciuti artisti ha spesso prodotto falsi più “veri” degli stessi originali, mettendo a dura prova l’ambiente della critica e della storiografia artistica. Resta, ad esempio, ancora vivo il ricordo delle “Teste di Modigliani”, ritrovate a Livorno nel 1984, opera di tre ragazzi livornesi che fecero a lungo impazzire esperti e periti che, senza dubbi alcuni, avevano attribuirono erroneamente le sculture al Modì.
La storia della “Beffa di Modigliani”, come viene oggi ricordata, ci fa capire soprattutto che non è affatto semplice, anche per un occhio esperto, distinguere un’opera falsa da una originale. Proprio per questo, è altamente probabile che molti musei ospitino oggi, a loro insaputa, quadri o sculture di celeberrimi artisti, mentre altrettanti musei mettano in bella mostra capolavori che potrebbero invece rivelarsi, da un momento all’altro, semplici copie di abili falsari o di devoti seguaci. D’altronde, parte del lavoro degli storici dell’arte consiste proprio nello scovare, tra i falsi, le opere originali e, tra le opere originali, quelle che potrebbero essere solo fedeli copie.
È naturale quindi, per la difficoltà di questo così delicato lavoro di ricerca, che molti esperti possano facilmente sbagliare, sottovalutando la necessità di più approfonditi studi. Qualche anno fa, ad esempio, la studiosa americana Lynn Catterson, ricercatrice presso la Columbia University, aveva avanzato la tesi secondo cui Michelangelo fosse il vero autore del celeberrimo gruppo scultoreo del Laocoonte, custodito ai Musei Vaticani. Sebbene fondata su molti elementi “particolari” dell’opera, relativi alla sua storia e al suo aspetto, fin troppo “rinascimentale”, l’ipotesi della Catterson contrastava semplicemente con tutti gli altri studi svolti intorno la meravigliosa scultura.
Nel corso di cinque secoli, più autorevoli storici hanno infatti indagato a fondo sull’antico gruppo marmoreo e finora nessuno di loro aveva mai messo in dubbio, sin dalla sua scoperta, l’autenticità di quel capolavoro, considerato da sempre una delle più belle sculture dell’antichità. Possibile che si siano tutti sbagliati? Difficile crederlo, come difficile è credere alle teorie della studiosa americana, che tuttavia hanno trovato proseliti. Una cosa è certa: se fosse lei ad avere ragione, quella del Laocoonte, sarebbe senza dubbio la più grande beffa della storia.
(Fonte foto: Rete Internet)






