Il neo ministro dell’Istruzione di fronte agli innumerevoli problemi dell’Università, della Ricerca e della Scuola.
Chiamatelo come volete, governo di scopo o di unità nazionale, governo del Presidente o governissimo, fatto sta che ciò che era inimmaginabile sino a poche settimane fa è diventato realtà. La grosse koalition in salsa italica ha avuto la fiducia dei due rami del parlamento e da poche ore è nel pieno delle sue funzioni. Altre volte nella storia repubblicana del nostro paese anime differenti si erano unite per formare esecutivi di ampio respiro. Lo imponevano avvenimenti eccezionali come la fine della II guerra mondiale o la lotta al terrorismo eversivo. Ma erano anni diversi e storie diverse e la statura dei leader politici imparagonabile rispetto a quella dei politici odierni.
Il “decadentismo etico” degli ultimi decenni imponeva una sterzata poderosa. Si poteva e si doveva cercare di ridare colore alla speranza di un’Italia diversa che diradasse le nebbie caliginose di una politica in avanzato stato di obsolescenza morale e con una credibilità prossima allo zero. È nato invece il governo Letta, figlio di un ardito e compromissorio connubio tra lo sgretolante PD e il redivivo PDL. Lungi da me la volontà di un giudizio tranchant su ciò che sarà di questo governo e sulle sue possibili azioni o decisione. Ma ciò che è risulta evidente. Tra i volti nuovi della compagine governativa vi il ministro dell’istruzione Maria Chiara Carrozza.
Un curriculum poderoso accompagna la neo ministro. Laureata in Fisica, insegna Bioingegneria all’istituto di Biorobotica a Pisa ed è membro delle società scientifiche IEEE Society of Engineering in Medicin e and Biology (EMB) e della IEEE Society of Robotics and Automation (R&A). Ha insegnato al Campus Biomedico di Roma ed ha tenuto numerosi corsi in diverse università straniere: Salford University in Gran Bretagna, Waseda University a Tokyo, KAIST Daejeon in Corea e Mit di Boston. Dal 2007 al 2013 è stata Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa prima di essere eletta deputata nelle fila del Partito Democratico. Una donna di indubbio spessore che si troverà davanti un mondo in agitazione e pieno di problemi.
Una donna alla quale chiediamo da subito di non imitare le altre inquiline del dicastero dell’Istruzione, Falcone, Moratti, Gelmini, né l’ultimo predecessore con le sue mirabolanti promesse disperse e dimenticate lungo il tragitto del suo mandato. Dal ministro Carrozza, da subito, pretendiamo che il ruolo e la funzione costituzionale della scuola ritorni al centro della sua agenda politica. Il pernicioso neo liberismo ha provocato danni incalcolabili e sclerotizzato tutto il sistema dell’istruzione nel nostro Paese. Attendiamo pronunciamenti seri e non slogan di comodo. Sul tavolo si sono questioni spinose che devono essere risolte una volta per tutte. Dalla necessità di maggiori investimenti del PIL verso il mondo della cultura e dell’istruzione al piano delle assunzioni e della fine della precarietà nella scuola.
Il ministro si dovrà, poi, pronunciare sulla concorsite per il reclutamento dei docenti e sul dilagare dei quiz legati alla valutazione delle singole istituzioni scolastiche. A Lei sarà anche demandato il compito di mettere nero su bianco il prossimo contratto collettivo nazionale scaduto da un lustro per dare risposte coerenti alle sacrosante richieste di centinaia di migliaia di lavoratori del comparto. È una sfida enorme quella che attende il neo ministro, una sfida che ha bisogno di atti concreti e di soluzioni condivise e credibili. Abbiamo paura che lo steccato ideologico ed economico del precedente governo, invece, si rifletta come una onda lunga anche sull’ibrido esecutivo Letta. C’è il timore che la scuola paghi ancora il prezzo più alto e sia ancora la cenerentola del Sistema Italia. Saremo vigili e appassionatamente attenti. Le sorti dell’Istruzione sono quelle dell’intera nazione.
(Fonte Foto:Rete Internet)


