Le parole urlate dal fuoco, lungo dodicimila metri quadri di rabbia: “Siete degli infami!”

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Una scena rivoluzionaria: quindicimila persone in un unico abbraccio. Note di musiche nuove per tranquillizzare il rammarico di quanto accaduto qualche giorno fa. E’ tempo che la lotta vinca sulla noia.

 Sono state dette e scritte svariate ipotesi sull’incendio che ha distrutto la Città della Scienza. Tra le tante dietrologie una sola certezza lampante: il terrorismo della camorra ha stancato davvero tutti. E’ sempre stato poco tollerato, ma adesso la gente ne ha le scatole piene.

Il simbolismo creato attorno alle immagini di quel rogo, trastulla le coscienze di chi ancora sa quanto Napoli sia la città delle risorse, la città della dignità, la città della cultura e dell’arte, la città della fierezza, la città… della scienza. Ora c’è una priorità su cui tenere accessi costantemente i riflettori: trovare i colpevoli, al più presto. Qualche gruppo organizzato, qualche mandante di un sistema eretto dallo sterco e dalla vigliaccheria, ha programmato con astuzia mefistofelica l’annientamento di un simbolo della Napoli sana, della Napoli preparata e promulgatrice d’ingegno. Apparentemente, adesso restano pezzi bruciarti e centosessanta dipendenti senza occupazione. Forse però, c’è anche altro.

Ci sono anche migliaia di persone che si sono riunite fuori all’ex polo scientifico ieri, per poter gridare la loro estraneità, il loro limite di sopportazione. Ogni palloncino bianco fatto volare ieri durante le esibizioni e il flash mob organizzato dai cittadini, rappresentava un frammento dell’anima di quel simbolo zittito da idranti ed estintori. Lo stato emozionale generato da questo evento potrà e dovrà servire a ridimensionare la disattenzione, a rigenerare le opportunità, a ridefinire quella cultura spesso confusa dal terrore e dalla paura di coloro che minacciano, con l’odio e la prepotenza, le risorse disponibili. Sono stati spesi svariati miliardi quando fu costruita la Città della Scienza, non dimentichiamoci, tra le altre cose, che quello era denaro nostro. Era sangue nostro.

Quest’incendio è come un omicidio, sui cadaveri delle vittime di camorra si stende un lenzuolo bianco, sulla Città della Scienza si è stesa schiuma bianca antincendio. In entrambi i casi, lo sconforto ha vinto sull’evoluzione e i rischi più alti sono il dimenticare e il non trovare i colpevoli. Questa tragedia, superato lo stato emotivo del periodo, potrà essere una grande opportunità per mettere in atto una gestione più trasparente del polo scientifico ricostruito. E’ stato un atto realizzato con infame maestria, frutto di una camorra ignorante e capricciosa a cui non è stato dato il giocattolo. Per un giocattolo è stata uccisa ancora una volta la nostra immensa cultura. Probabilmente non è stata autorizzata la speculazione edilizia sui suoli di quel quartiere di Bagnoli.

Probabilmente qualche accordo è saltato. Probabilmente qualche gara di appalto non è finita com’era stato ordinato. Probabilmente il sindaco non ha obbedito e va screditato ad ogni costo. Probabilmente la verità è sotto gli occhi di tutti ma siamo troppo annoiati per vederla. C’è chi ha il potere di decidere se far vivere o morire strutture importanti, simboli di rinascita, e giovani vite umane. Accade allora che ognuno di noi viene sputato in faccia, con tutto lo schifo possibile, uno sputo mortificante autorizzato da chi non agisce, non per paura, ma per interessi. Di cosa diavolo si ha paura? se un milione di anime volesse davvero chiudere un sistema fatto di pochi animali, la questione si risolverebbe in poche settimane.

Ora, è tempo di creare un unico polo straordinario fatto di coordinatori e attivisti impegnati e seri, che intendano accendere fiamme diverse, fiamme di passione, fiamme senza retoriche, fiamme per illuminare gli interventi programmati, fiamme gemelle a quelle costrette a finire il lavoro alla Città della Scienza l’altra sera, mentre gridando “Siete degli infami!” le fiamme imprecavano contro il crimine organizzato e uccidevano i nostri patrimoni scientifici. La fiamma non deve essere più distruttiva, la fiamma è vita, è identità collettiva. Quando leggiamo un giornale e ci accorgiamo dal titolo che il pezzo tratterà dell’ennesima vittima di camorra, spesso nemmeno ci fermiamo a leggere più cosa c’è scritto. E’ un copione angosciante conosciuto a memoria da tutti. Poco avvincente, poco entusiasmante, noioso, quasi da nascondere.

La camorra è diventata noiosa. La corruzione è diventata noiosa. La morte delle opportunità è diventata noiosa. Questo accade perché l’intervento si limita all’apparenza. Questa è una reazione al fatto che nella guerra al crimine organizzato, la legalità combatte con pistole ad acqua. Ci vuole il pugno di ferro. Ci vuole la determinazione politica e l’intervento massiccio e impietoso delle forze dell’ordine, ci vuole un metodo incisivo e prepotente per modificare i modi di pensare. Bisogna favorire la strutturazione di ambienti sani, in cui si possa respirare un’atmosfera fatta di colori e vitalità, proprio com’era l’aria della Città della Scienza prima del rogo. Bisogna farlo per tutti quei cittadini presenti alla manifestazione post incendio di ieri, bisogna farlo per la piccola Simonetta Lamberti che ieri rideva nel vedere quei balli.

Per quei bambini presenti con i loro cartelloni, piccoli eredi della nostra tradizione che vogliono tornare ad essere fieri di quella Città della Scienza. Bisogna farlo per Pasquale Romano che ieri c’era tra i palloncini bianchi in volo. Bisogna farlo per Annalisa Durante che cantava tra la folla gli inni della libertà. Bisogna farlo per Giancarlo Siani che ieri alla manifestazione prendeva appunti per scrivere il suo nuovo articolo da far leggere in paradiso. Bisogna farlo per tutti. Per quelli divorati in questi anni dalle fiamme appiccate dalla camorra, per ricambiare quegli sputi, per fotografare il golfo senza pensare a quanto sia bella questa città ma “peccato per tutti i suoi difetti”.

Bisogna farlo per il lettore che in questo momento ha deciso di leggere questo pezzo senza essersi annoiato dopo aver intuito dal titolo di cosa trattava l’argomento.
(Fonte foto: Rete Internet)

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